moreno amici

L’ultima polemica si chiama Moreno, e stavolta non è l’arbitro ecuadoriano dei mondiali in Corea del Sud ma il rapper di Amici invitato a chiudere la festa Pd di Genova. Una bella polemica interna del filone Fonzie: la seconda puntata della stagione attuale, se si parte dall’episodio Renzi-De Filippi; l’ennesima, se si guarda un po’ più indietro. Tipo le videocassette di Veltroni allegate all’Unità, che a Botteghe oscure non tutti gradirono: fu allora, sostengono i puristi dell’identità, che si parcheggiò il Partito, senza freno a mano, sul pericolosissimo piano inclinato della contaminazione pop.

Appare evidente come il problema non sia artistico, né di forma, ma politico e di sostanza. È il problema del rapporto tra partito ed elettore, non molto dissimile da quello di Maometto con la montagna: solo che la montagna-partito è sacra, e di muoversi non ha moltissima voglia. Teme di perdere l’identità, di banalizzarsi, di cedere ammiccando, come quei sacerdoti che negli anni Sessanta vedevano nella Messa beat la porta dell’inferno. All’epoca fu un dibattito abbastanza serrato (con alcuni paradossi: la Rai che censurava Dio è morto di Guccini e la Radio vaticana che la trasmetteva), oggi solo una minima parte di cattolici pensa che l’identità della Chiesa possa essere minacciata in questo modo: lo slippery slope, il piano inclinato, non era poi così inclinato come si temeva.
Certo, c’è un limite oltre il quale la propria identità si perde. E hanno ragione i critici a denunciarlo: una festa democratica nel nord con il tirassegno al pupazzo rumeno, per allisciare il pelo all’avventore razzista, sarebbe naturalmente uno schiaffo alla propria storia e ai propri valori. Ma se il problema di identità è un talent show di una tv commerciale – in cui tra l’altro i concorrenti devono mostrare di saper fare qualcosa e di volersi impegnare a fondo per migliorare – allora c’è forse un equivoco sull’altezza dell’asticella: e viene in mente il Complesso del Primo maggio di Elio e le storie tese, con la musica balcanica e le invettive contro il capitalismo, e la band “che valorizza il territorio” e il percussionista ghanese “che è stato ricollocato in un complesso pugliese”. Quanto è di sinistra tutto ciò e quanto, invece, è radical chic? E se la sinistra è quella che per tradizione parla alle masse, e per parlare alle masse sceglie un linguaggio di nicchia, come pensa di riuscire a far bene il proprio mestiere?
In teoria, il Partito democratico dovrebbe essere figlio di due tradizioni popolari; in pratica, a volte sembra che abbia paura del popolo. Non nel momento delle scelte – rimane anzi l’unica forza politica italiana capace di affidare alle primarie la scelta del proprio leader – ma in quello delle proposte: la sua comunicazione è molto spesso rivolta ai militanti, più che alla platea di elettori possibili, e lascia agli avversari una prateria smisurata.
La soluzione è dunque il rapper Moreno? No, probabilmente no. Perché neppure Moreno è in grado di parlare a tutti, come del resto non lo sarebbero Guccini o lo stesso De Gregori, se accettasse ancora di cantare a una festa del Pd. Ma se la vocazione del partito è ancora quella maggioritaria – Veltroni o non Veltroni, il concetto non cambia: vuoi andarti a cercare i voti o vuoi che i voti vengano a cercare te? – la presenza di un concorrente di un talent show non dovrebbe almeno creare imbarazzi, né suscitare dibattiti interni, né sarcasmi del tipo “una volta compagni, ora amici”, né nostalgie di una purezza che trovano terreno fertile in chi è poco sicuro della propria identità. Se il problema fosse Moreno, insomma, risolverlo sarebbe più facile.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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Un commento to “Il piano inclinato”

  1. Sabino scrive:

    Discariche si o discariche no? inceneritori si o inceneritori no? confermare la “legge Fornero” o abolire la “legge Fornero”? confermare l’attuale legge contro la corruzione o combatterla seriamente? lasciare l’attuale parlamento o ridurre il numero dei parlamentari? Province si o province no? Potrei elencarne a decine di indecisioni del PD, ma il “vero problema” è: Moreno o De Gregori?
    Resto in attesa di decisioni serie ed inequivocabili per il futuro nostro e dei nostri figli.
    Sabino

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