lega nord folclore

Piazza del Parlamento, sera di mezza estate. La seduta è finita da poco, con l’informativa di Alfano sul caso Shalabayeva, e due deputati leghisti scuotono il capo: “Nessuno sembra essersi accorto che il merito è nostro. Siamo stati noi a chiamare Letta in Aula: le interrogazioni erano rimaste senza risposta, come spesso accade, e così ci abbiamo investito il question time del 10 luglio. Per la prima volta veniva a rispondere il presidente del Consiglio, l’attenzione mediatica era alta: potevamo insistere sui nostri cavalli di battaglia – un’interrogazione sulla sicurezza, o sulle imprese del nord – ma abbiamo avuto fiuto. Abbiamo capito che, una volta investito pubblicamente Letta della questione, il tema sarebbe diventato centrale nel dibattito pubblico”.

La Lega ha fiuto, da sempre. E lo ha tirato fuori anche nei momenti di difficoltà, quando sembrava destinata all’estinzione. Mettici un uomo all’Avana – nel caso specifico si chiama Giacomo Stucchi e presiede il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica – e il partito di Maroni rischia di diventare una bomba a orologeria: le informazioni sensibili arrivano in fretta, l’abilità a trasformarle in armi politiche fa il resto. Ma c’è un problema di riconoscibilità: i segreti di Stato sono materia da brand Cinquestelle (in passato avremmo detto Idv, o Ingroia), mentre in mano al Carroccio – si direbbe in tv – “non bucano”.
“Da qualche tempo – ammettono i due deputati – interessiamo all’opinione pubblica solo quando parliamo di immigrazione: il caso Calderoli-Kyenge lo dimostra. Calderoli ha chiesto scusa pubblicamente, lo stesso Maroni ha preso le distanze, ma ormai la polemica era partita. Perché una parola della Lega sull’immigrazione riempie le prime pagine dei giornali ed è facile da strumentalizzare, mentre tutto quello che diciamo sul resto non interessa a nessuno: della nostra battaglia contro lo svuotacarceri, cosa è rimasto? E delle iniziative per le imprese? E perché sul Kazakhstan vengono fuori solo Movimento 5 Stelle e SEL? Perché gli organi di informazione hanno già dato le casacche per la partita e hanno già diviso i ruoli: noi finiamo in cronaca solo quando a un leghista scappa una frase sopra le righe contro gli immigrati”.
Schiacciata dalla frana del governo Berlusconi, la Lega è riuscita a sopravvivere ritagliandosi uno spazio di opposizione dura a Monti: uno spazio da difendere con i denti, perché conteso a Di Pietro, così come Grillo e Vendola sono i principali competitor del momento attuale. Grillo ha il vantaggio di non essersi mai alleato con nessuno, e i suoi parlamentari non mancano di sottolinearlo in Aula; la Lega, invece, non ha ancora perso la speranza di ricostituire in futuro un polo con il Pdl, come certe attenzioni ancora dimostrano: anche nella polemica più dura sul caso Shalabayeva, infatti, il Carroccio puntava sulle responsabilità di Letta e Bonino, cercando di tenere il destino di Alfano al di fuori dello scontro. Tanto è vero che, se non cambia qualcosa nelle prossime ore, non voteranno la mozione di sfiducia al ministro.
Ma Berlusconi, dicono in via Bellerio, ha già voltato le spalle: “Avete mai visto un servizio di Mediaset sulle nostre battaglie, nell’ultimo periodo? Niente di niente: ci hanno cancellato. E non pensino che non ce ne siamo accorti”.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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