fiducia decreto emergenze

Per la prima volta dall’inizio di questa legislatura, la maggioranza delle larghe intese sente il fiato sul collo delle opposizioni e deve mettere la fiducia su un provvedimento ormai in dirittura d’arrivo. La norma è il cosiddetto decreto Piombino, che si occupa in realtà di varie emergenze ambientali (dai rifiuti in Campania e Sicilia alla depurazione delle acque, passando per il post terremoto in Emilia Romagna e Abruzzo) e del commissario per l’Expo; il fiato sul collo è soprattutto quello del MoVimento 5 Stelle, che con l’ostruzionismo blocca per due giorni i lavori della Camera; la fiducia – che Letta avrebbe evitato volentieri – è il risultato della prevalenza, tra i grillini, della linea dura sui pontieri, impegnati nelle trattative per un accordo.

È una fiducia, va detto, su un provvedimento nato male e finito peggio. Nato male, perché a cavallo tra la fine del governo Monti e l’insediamento dell’esecutivo attuale, con un Parlamento ancora privo delle Commissioni permanenti; finito peggio, perché il Senato – anziché fare in fretta, per recuperare il tempo perduto – ha deciso di tenere il testo per ben 47 giorni, lasciando alla Camera meno di due settimane per l’esame in Commissione, la discussione in Aula e l’approvazione definitiva. Il tutto, tra l’altro, aggiungendo al decreto originario una serie di modifiche non sempre pertinenti, con l’idea che a Montecitorio – vista la scadenza imminente – non ci sarebbe stato il tempo di spostare una virgola.
Il calciomercato ci insegna, proprio in questi giorni, che un calciatore in scadenza di contratto perde drasticamente di valore: se la società non vuole lasciarlo andare a parametro zero, deve scendere a compromessi con gli acquirenti e accontentarsi di un prezzo minore. La situazione per i decreti non è molto diversa: più si avvicina la data di scadenza, più la maggioranza è ricattabile – nel senso neutro del termine – dalle opposizioni, che possono minacciare di bloccare l’Aula se non passeranno alcune modifiche. A meno che il governo non decida di mettere la fiducia: cosa che gli stessi gruppi parlamentari di maggioranza a Montecitorio non auspicavano, visto il testo non molto condivisibile arrivato dal Senato.
Si è deciso dunque di cercare un accordo: inizialmente pensando di approvare il ddl così com’era, ma dicendosi comunque disponibili a inserire alcune richieste di M5S e Lega in provvedimenti futuri; finché, giovedì mattina, la maggioranza si è convinta a rimettere mano alla legge di conversione, togliendo diverse modifiche apportate al Senato e rimandando dunque il testo a Palazzo Madama per un’approvazione rapidissima entro la scadenza (lunedì 24). Gioivano legittimamente i deputati grillini, parlando in rete di “un lavoro senza precedenti” e attribuendosi il merito di avere “cambiato la Storia”; gioivano pure, un po’ meno palesemente, quei deputati Pd e Pdl che non condividevano le modifiche del Senato ma che, con la fiducia, non avrebbero potuto evitarle.
Alla fine, dopo diversi cambi di linea e una difficoltà oggettiva a trovare un proprio interlocutore unico per le trattative con la maggioranza, i Cinquestelle hanno affidato la decisione finale all’assemblea di gruppo. Che ha optato per il no all’intesa, appunto, a meno che non venissero tolti dal ddl i riferimenti alla Tav e alla variante di valico. Il risultato è quello che conosciamo: la maggioranza non accetta, il governo mette la fiducia su un testo identico a quello uscito dal Senato per evitare l’ulteriore navetta, i grillini si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Resta loro la soddisfazione di poter gridare al golpe e all’umiliazione del Parlamento, come storicamente ogni opposizione ha sempre fatto di fronte a una questione di fiducia: solo per citare gli ultimi casi, basti pensare alle proteste del Pdl con Prodi, del Pd con Berlusconi, di Idv e Lega con Monti. Ma forse, per cambiare la Storia, non è abbastanza.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 6 + 10 ?
Please leave these two fields as-is: