milena gabanelli report

Anche un pennivendolo può essere candidato al Quirinale, sogghignavano ieri le redazioni alla notizia che il Movimento 5 Stelle aveva scelto di votare Milena Gabanelli. Era la rivincita della categoria dopo mesi di insulti: sgherri, stalker, specialisti della macchina della merda, pretoriani del sistema, feccia alternativa alla feccia della politica, l’ultima barriera della casta prima dell’urna. L’uomo che si faceva intervistare solo da testate straniere e che si permetteva di far saltare anche l’unico appuntamento fissato da tempo – quello con Sky, dal palco dello Tsunami tour in campagna elettorale – si vedeva ora costretto, da un voto online della base, ad appoggiare una giornalista come candidata alla massima carica dello Stato. L’ironia è legittima, ma fino a un certo punto: perché Milena Gabanelli non è una giornalista qualunque, e perché nella sua scelta – frutto di un mix tra poesia e calcolo spietato, come spesso accade dalle parti della Casaleggio associati – c’è una fotografia impietosa dell’Italia vista dai grillini.

Milena Gabanelli, tanto per cominciare, è una free lance. Che ha rotto i canoni, anche sindacali, del giornalismo televisivo, cominciando a girare da sola con una videocamera quando molti suoi colleghi non sapevano nemmeno accenderla. Che non è in Rai in virtù di un contratto a tempo indeterminato, con avanzamenti di carriera, ma deve periodicamente negoziare il proprio impegno e talvolta – come è accaduto all’ultimo rinnovo – rischia di restare fuori, nonostante gli ascolti, perché scomoda. Che è, soprattutto, una telecamera infilata – talvolta anche a tradimento, come il lungo elenco delle vittime di Report può testimoniare facilmente – nei palazzi, dove le immagini di sguincio e le dichiarazioni rubate sono, agli occhi degli elettori di Grillo, il contrappasso pagato dai potenti alle interviste in ginocchio trasmesse da direttori che alla casta devono poltrona e stipendio.
Milena Gabanelli al Quirinale non sarà magari la scelta politica più sopraffina – se ne è accorto lo stesso Grillo, che infatti non ha perso tempo a ricordare l’opzione Rodotà per mettere in difficoltà una parte del Pd – ma è certamente un atto di denuncia che, come molte azioni della premiata ditta Casaleggio, fotografa i mali dell’Italia e propone soluzioni di rottura: le liste imbottite di cittadini qualunque, senza meriti specifici tranne quello di essere incensurati, servono a dire che anche il nulla è meglio della politica attuale; la candidatura di una giornalista che non fa sconti a nessuno, e che nel corso degli anni si è conquistata i galloni della credibilità a suon di querele bipartisan, è una denuncia impietosa del sistema dell’informazione attuale, che per il Movimento 5 Stelle rappresenta una delle prime emergenze nazionali. Non è un caso che, tra le poche proposte di legge finora presentate dai grillini in Parlamento, due siano dedicate proprio a questo tema: una per abolire l’Ordine dei giornalisti, l’altra per azzerare il finanziamento all’editoria.
Nel malcontento di fondo che Grillo cavalca nei confronti dell’informazione, gli unici che si salvano sono coloro che hanno fatto della denuncia un brand: per gli altri, quelli che si limitano a raccontare le cose o riferiscono le due campane, vige la stessa presunzione di colpevolezza che vige per i politici. Se non ce l’hai con il potere, insomma, ne sei servo: tertium non datur. Da questo punto di vista, Report ha dato finora prova di equidistanza tra destra, sinistra e centro: la puntata su Alemanno di domenica scorsa fa il pari con una del 2008 sul piano regolatore di Roma, che costò alla giornalista una querela da parte dell’allora assessore all’urbanistica, Morassut. E arriverà forse il momento in cui – come molti giornalisti ieri invocavano, sui social network – la trasmissione di Raitre preparerà anche un’inchiesta sulle commistioni tra l’operazione politica del M5S, il blog di Beppe Grillo e il conto in banca della Casaleggio e associati: lì si parrà la loro nobilitate, lì si vedrà quale percentuale di poesia e quale di calcolo siano presenti nella candidatura di Milena Gabanelli al Quirinale.

[Ho scritto questo articolo per alcuni giornali del Gruppo Espresso: Corriere delle Alpi, Gazzetta di Mantova, Gazzetta di Reggio, Il Centro, Il Mattino di Padova, Il Piccolo, Il Tirreno, La Città – Quotidiano di Salerno e Provincia, La Nuova Ferrara, Libertà di Piacenza, La Nuova Venezia, La Provincia Pavese, La Tribuna di Treviso, Messaggero Veneto, Nuova Gazzetta di Modena]

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