Da giorni, e non per propaganda, andiamo dicendo che al ballottaggio si riparte da zero a zero. E citiamo tre casi recenti in cui il secondo turno ha ribaltato il primo: Parma 2012, Napoli 2011, Roma 2008. Nel primo caso, Pizzarotti partì con la metà dei voti di Bernazzoli e finì con 20 punti di vantaggio; nel secondo, De Magistris uscì dal primo turno indietro di 11 punti (e 51 mila voti) e divenne sindaco con il 30% in più di Lettieri (124 mila voti di scarto); nel terzo, quello che ancora oggi mi fa male, Rutelli arrivò al ballottaggio con il famoso “Stadio Olimpico di vantaggio su Alemanno” (84 mila voti sopra) e ne uscì sconfitto con 107 mila voti in meno. In tutti e tre i casi, al primo turno ha vinto il candidato più nel segno della continuità e al ballottaggio ha rimontato quello più di rottura. Non so che cosa accadrà domenica, ma qui sotto c’è un breve elenco semiserio di chi cambierà idea rispetto al primo turno. Astenersi permalosi.

Il renziano per sport. Ha cercato di partecipare, pregando ardentemente di non vincere: spera in una buona percentuale del suo candidato, anche in vista di possibili collocazioni personali, ma vuoi mettere se poi le cose cambiano davvero? Voleva solo dare un’immagine di freschezza, voleva colorare un po’ il grigiore del Pd, e al primo turno c’è riuscito: ora però vota Bersani, con la scusa (è importantissimo che si sappia in giro, se no non serve a nulla) che le polemiche di questi giorni lo hanno stomacato e che l’unità del partito è un valore superiore a tutto.

Il bersaniano ma insomma. Ha voluto premiare l’esperienza, e gli piace molto quando Bersani dice di “sapere un po’ dove mettere le mani”. Un po’ meno gli piace la parola “progressisti”, perché gli fa venire in mente gli incubi del ’94: Occhetto, la gioiosa macchina da guerra, Martinazzoli-Segni a fare il Patto per l’Italia e Berlusconi in carrozza a Palazzo Chigi. La sua vittoria personale sarebbe se Bersani vincesse di poco, di una mezza ruota, così da costringerlo a tenere davvero conto dell’esigenza di rinnovamento: per questo motivo, al secondo turno voterà Renzi. Ma per prudenza non lo dirà nemmeno alla moglie.

Il vendoliano che non molla. Non resterà a casa come sua sorella, delusa dal terzo posto di domenica scorsa, perché lo guida il profumo di sinistra: dalle parti di Bersani, dice Nichi, se ne sente, e quindi il suo voto al ballottaggio andrà proprio al segretario Pd. Ma ha un problema in famiglia: suo cognato – il marito della sorella, anche lui con Vendola al primo turno – vede in Renzi l’unico cambiamento possibile e in Bersani una sinistra conservatrice. Per questo, i loro voti si divideranno.

Il puppatiano perso. Si ritrova in parecchie cose che dice Renzi, anche perché sono le stesse che pensa da anni e che ripete nel suo giro di nativi democratici, ma c’è un problema: quelle cose le dice Renzi, che gli sta profondamente sulle scatole. Potrebbe votare Bersani per fargli un dispetto, ma poi la coscienza lo farebbe star male; potrebbe turarsi il naso e votare Renzi, ma solo l’idea di fargli un piacere lo tormenta. Deciderà domenica, sempre che non trovi un motivo buono per non andare a votare.

Il tabacciano in bilico. Fondamentalmente la seconda Repubblica gli fa schifo perché è un uomo della prima, e sa che Bersani riconoscerebbe una dignità nella coalizione a tutti i partitini presenti: da questo punto di vista, la rudezza di Renzi è una ragione sufficiente a farlo votare dall’altra parte. C’è solo un piccolo problema di contenuti, perché quando parla Fassina il tabacciano va in convulsioni, e quando parla Ichino gli passano. Anche lui deciderà domenica, dopo aver consultato amici e parenti per non marciare divisi.

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3 commenti to “Swing voters”

  1. Enrico scrive:

    Il Comunista (esistono ancora?!?!)

    Bersani no, che proprio non se no può più!
    Renzi -Sarà mica di sinistra quello-

    Anche lui potrebbe fare un dispetto a Renzi, ma un favore a Bersani NO, correggerà la scheda del ballottaggio e voterà Ochetto…

    😉

  2. Sabino scrive:

    Dal momento che “appoggi” Renzi, puoi dirgli di smetterla con dichiarazioni del tipo:”ci saranno brogli, andate tutti a votare, presentatevi fuori ai gazebo”. Per 20 anni, dico per 20 anni, abbiamo avuto un’estremista che si dichiarava moderato. I media descrivono Renzi un “grande comunicatore”.
    Gandhi, Mandela, Martin Luther king, prima di essere grandi comunicatori sono stati uomini di sostanza, di sacrifici, di fatti. Premesso che la tua scelta è legittima, ma personalmente mi hai deluso. Senza nulla togliere alle tue “battaglie” per i più deboli, ma hai scelto un “cavallo” senza idee VERE REALIZZABILI, senza sostanza. Mi rivolgo a tutte/i coloro che lavorano nei supermercati, nei negozi, nelle fabbriche, nei call center, nell’edilizia, non potete votare un “grande comunicatore”. L’Italia ha bisogno di un grande sostanziatore ( lasciatemi passare il termine), uno che sappia parlare, che è diverso dal comunicare, ai giovani, alle donne, al mondo del lavoro. Gli ultimi dati ISTAT danno le cifre in aumento dei disoccupati e dei cassaintegrati; l’ISTAT non da le cifre dei “comunicatori”.
    Sabino Novi

  3. Sabino scrive:

    Dimenticavo.
    Nelle politiche del 2006, dopo un minuto che si erano chiusi i seggi, il papà di Renzi ( Silvio): “ ci hanno sottratto con brogli 1 milione di voti”. Sottolineo 1 minuto dopo la chiusura dei seggi.
    Il figlio Renzi ha battuto il padre; ancor prima di votare già sa che ci saranno brogli. Evidentemente Gori usa la stessa tattica.
    Andrè purtroppo sei stato nominato ( Da Veltroni) in un partito dove si vince con i brogli. Alle prossime elezioni ti consiglio o di cambiare partito o di rimetterti a fare il giornalista a tempo pieno, cosi puoi denunciare i brogli del PD.
    Sabino Novi

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