Prima ancora che Matteo Renzi si candidasse per le primarie, avevo già deciso da quale parte stare: dalla parte di un’offerta politica di Centrosinistra più coraggiosa di quella che eravamo stati capaci di mettere sul piatto negli ultimi 4 anni. Non ne ho mai fatto una questione contro Pierluigi Bersani, persona di grande equilibrio e di altrettanto grande umanità: anzi, fra le varie opzioni possibili del “modello classico”, lui è probabilmente la migliore. Ma il boom di Grillo a Parma – possono testimoniarlo Pippo Civati e Sandro Gozi, oltre che lo stesso Matteo, visto che il giorno di quel ballottaggio telefonai a tutti e tre nel giro di un quarto d’ora – mi ha rafforzato nella convinzione che, per quanto possa suonare più rassicurante all’elettorato storico del Centrosinistra, il “modello classico” non sia la risposta migliore per vincere le secondarie. E questi due mesi – passati a girare l’Italia come una trottola, perché i deputati che sostengono Renzi si contano sulle dita di due mani – me lo hanno confermato.

Chiariamoci: non mi è piaciuto tutto, in questa campagna lunga e accesa. Rottamazione è una parola che non mi appartiene, pur essendo d’accordo – come ho già spiegato qualche tempo fa – sulla necessità che si chiuda un ciclo e ne inizi uno nuovo. Si sta ripetendo un po’ il panorama di metà anni Novanta: necessità di ricostruire il Paese e di ridare credibilità alla politica, successo delle forze antisistema (allora fu la Lega), quarantenni bravi a farsi strada nel primo governo Prodi (Veltroni vicepremier e ministro dei Beni Culturali, Bindi alla Sanità e Bersani all’Industria) e una nuova generazione di sindaci (il 39enne Rutelli a Roma, per dirne uno) che certamente contribuì a riavvicinare i cittadini alla politica. Mi piacerebbe che accadesse qualcosa di simile anche oggi, perché il tempo è maturo, ma ce l’ho più con l’inedia dei giovani che non con l’avarizia della generazione precedente: per questo, pur senza nascondere il disagio per alcune uscite violente di Matteo (quella su Veltroni, gratuita e non vera, gli ha fatto perdere molte più simpatie di quante gliene abbia portate), ne ho apprezzato il coraggio e gli riconosco il merito di aver innescato un dibattito virtuoso sul rinnovamento. Sui contenuti, naturalmente, non c’era bisogno di convincermi: il mio approccio è più liberale che laburista, e mi stupisce sempre che – mentre i democratici americani vengano chiamati, indifferentemente, democrats o liberals – da noi si confonda l’approccio liberale con quello liberista e lo si metta in contrapposizione con l’attenzione agli ultimi. Il nodo della questione è capire chi siano oggi gli ultimi in Italia, i meno tutelati, e su questo punto condivido il discorso di Ichino alla Leopolda: difendere l’esistente, piccole rendite di posizione comprese, è legittimo, purché non si faccia passare per riformista un atteggiamento in realtà profondamente conservatore. Matteo ha parlato di merito nella pubblica amministrazione, di burocrazia da snellire (uno dei miei punti preferiti del programma è quello sulla dichiarazione dei redditi precompilata), di agenda digitale, di lavoro femminile, di flexsecurity, di asili nido, di riforma profonda del piano di infrastrutture, di green economy, di diritti: purtroppo, però, il dibattito di questi due mesi ha sfiorato i contenuti solo a tratti, finendo per confondere le primarie del Centrosinistra con un referendum sulle persone. Ne ho sentite molte (troppe) da ogni parte, nessuno escluso, e l’argomento non mi appassiona: io voterò per qualcosa, non contro qualcuno, e spero che almeno tre milioni di italiani domenica facciano lo stesso.

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4 commenti to “Io voto per”

  1. pfra64 scrive:

    Onorevole,ho molti dubbi non sul CHI ma sul SE andare a votare.

    Vorrei votare Renzi ma se poi perde sono impegnato a votare Bersani alle politiche e proprio non ce la faccio.

    Intendiamoci, reputo Bersani una brava persona, tuttavia la classe dirigiente alla quale anche lui appartiene ormai ha fatto il suo tempo. Non ne faccio una questione di età anagrafica ma di semplice buon senso: dopo tanti anni di politica non hanno più nulla da dire all’Italia.

    Per non parlare del fatto che reputo Bersani decisamente più lontano di Renzi in quanto a Stato leggero, anzi, scomodiamo pure la parola “liberale”, perché Bersani ha mostrato tante, troppe incertezze e ambiguità in materia di bioetica e poi non ce lo vedo a fare qualcosa per i matrimoni omosessuali con la Bindi pronta ad intervenire (sì la Bindi rimarrà dov’è, in un qualche modo, così come D’Alema e soci).

    Insomma, stavolta mi sa che passo, se va su Renzi lo voterò alle politiche, altrimenti vedrò chi va su di là e sceglierò quello che reputo il meno peggio, turandomi il naso, Montanelli ancora docet.

  2. Lorenzo B. scrive:

    Io andrò a votare per Renzi e non mi pongo adesso il problema di quello che succede se perde.

  3. cicero tertio scrive:

    Bella quella scritta sullo sfondo. “IL MNEGLIO DEVE ANCORA AVVENIRE”
    ahahahahahahah,uhuhuhuhuhuh, ohohohohoh, uahahahahaha, ohyohyohyhohy… si, apettando Godot!

    BASTA COI FALSARI !!!

  4. riccardo scrive:

    Io invece ho votato la Laura Puppato, anche se ero quasi certo non ce l’avrebbe fatta la considero la vera novità e la vera alternativa a questo sistema politico fossilizzato su idee e contenuti primordiali. Spero comunque sia protagonista del prossimo governo che sarà sicuramente targato PD. Ai ballottaggi voterò Renzi, in accordo con quello che Andrea ha detto su di lui.

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