Protagonisti: tre colleghi deputati appartenenti a partiti microscopici. Luogo e tempo: un divanetto del Transatlantico, poco fa. Tema: le notizie sulla riforma elettorale provenienti dal Senato, altresì nota come Riporcellum. Svolgimento: “La soglia alta per avere il premio di maggioranza è una benedizione per tutti. Basta andare da Berlusconi e spiegargli che, con alcuni nostri candidati forti sul territorio, qua e là al Centrosinistra verranno tolti voti indispensabili per accedere al premio di maggioranza: vuoi che in cambio non ci dia qualche posto in lista?” Ho dimenticato la premessa, ma era facile: “Sei una persona intelligente e spigliata, possibile che non ti vada di fare un’altra legislatura?”

Non so se i tre colleghi – poco noti al grande pubblico, ma evidentemente più navigati di me – abbiano fatto bene o male i conti; di certo, il testo che sta uscendo dal Senato è ascrivibile alla categoria del boicottaggio. Da un lato, i partiti piccoli hanno tutto l’interesse a non essere tagliati fuori: più si alza la soglia del premio di maggioranza, più diventa determinante anche uno zerovirgola per arrivare al 42,5% o per non farci arrivare il proprio avversario. Non è un caso, dunque, che l’emendamento sia stato presentato dall’Api di Rutelli, ridotto da mesi a percentuali da prefisso telefonico lombardo. Dall’altro lato, l’interesse comune di Pdl e Lega è quello di rendere impossibile un governo Pd-SeL-Udc, e lo stesso Casini si è reso disponibile al giochino perché si troverebbe molto più a suo agio in una riedizione del governo attuale, con o senza Monti: il ruolo dell’ala destra in una coalizione con Pd e SeL gli piace molto meno del ruolo di centrocampista centrale fra noi e (mi trema la mano a scriverlo) il Pdl. La Lega, in realtà, resterebbe in un caso o nell’altro all’opposizione; per Berlusconi, invece, un Centrosinistra senza premio di maggioranza sarebbe l’ennesima assicurazione sulla vita, perché riuscirebbe ad incidere sul prossimo governo pur perdendo le elezioni. La scusa ufficiale è la pronuncia della Corte costituzionale, che chiede di salvaguardare il principio della rappresentanza (ovvero di non distorcere troppo la conversione tra voti e seggi); il corollario è che alle Politiche 2008 il Centrodestra aveva comunque preso il 46%, quindi il 42,5% è una soglia ragionevole. Basta leggere un qualunque sondaggio, in realtà, per capire che il mondo da allora è cambiato: con il ridimensionamento del Pd (perdemmo con il 33%, oggi stravinceremmo con il 30%) e il crollo del Pdl, il dimezzamento della Lega e le difficoltà dell’Idv, ma soprattutto con il 17% di voti al Movimento5Stelle, le possibilità che una coalizione raggiunga e superi la soglia indispensabile per governare sono attualmente nulle. A meno che gli italiani, schifati dall’ennesima porcata, non decidano di dare il 42,5% dei voti direttamente a Grillo.

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Un commento to “Riporcellum”

  1. Fabrizio Scarpino scrive:

    E qui la situazione si fa molto seria, caro Andrea.

    Spero sinceramente in modifiche in Aula.

    Ciao.

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