La trattativa Stato-mafia è un tema così importante che mette a rischio le fondamenta stesse di una Nazione. Essere davvero convinti che il governo sia connivente con i mafiosi, per difendere scientemente alcuni politici amici della maggioranza che lo sostiene, ha una sola conseguenza possibile: l’uscita immediata dal Parlamento e la rivoluzione di popolo. Ma nel dibattito sulle mozioni in materia, che hanno impegnato il governo “ad attivare l’avvocatura dello Stato affinché compia al più presto l’attività istruttoria per il procedimento di costituzione di parte civile”, sono volate parole pesanti, con una parte (Idv, un pezzo di Fli e Lega) che accusava il resto del mondo di non volere la verità.

La premessa da fare è che la costituzione di parte civile può avvenire a seguito di fissazione dell’indagine preliminare, e fino alla presentazione delle mozioni al governo non esisteva ancora la notifica, comunicata al governo 48 ore fa. Ora che è arrivata, Palazzo Chigi ha assicurato di volerlo fare appena possibile.

PAOLA SEVERINO DI BENEDETTO, Ministro della Giustizia. Dalla lettura dell’incolpazione si è confermata come assolutamente ineludibile l’esigenza per il Governo di acquisire gli atti, i documenti, le carte e le prove che sono state addotte dall’accusa a sostegno della incolpazione e tutto questo al fine di poter prendere una motivata decisione, come sempre si fa in questi casi.
Tutto questo, ovviamente, pur ribadendo la piena e assoluta considerazione che il Governo fa per la gravità delle ipotesi configurate, per la loro lesività di interessi fondamentali dello Stato, ma qui – vorrei ribadirlo – non è in questione l’importanza dell’accertamento della verità, alla quale tutti indistintamente teniamo, ma proprio è proprio per un’esigenza di serietà che noi chiediamo di poter avere tutti gli elementi per una corretta valutazione processuale, così come sempre accade quando ci si trova di fronte a processi penali.

La notizia, insomma, non ci sarebbe neppure, se Di Pietro non ci avesse montato sopra uno show, alimentando la cultura del sospetto verso tutto e verso tutti. È partita una gara a chi è più antimafia, con accuse incrociate (tipo quella del Pdl a Di Pietro, per avere ostacolato il lavoro di Falcone) dirette alle parti basse.

ANTONIO DI PIETRO. Signor Ministro, nel momento in cui lei ci viene a dire oggi che deve valutare le carte, lei fa rabbrividire lo Stato di diritto, perché lei dal 1998 è a conoscenza di queste carte e, nel momento in cui assume che il Governo, lo Stato italiano, il popolo italiano non si debbano sentire parte lesa di una trattativa accertata, lei offende la Costituzione e gli italiani. E questo Parlamento oggi si assume una responsabilità gravissima: offendere il ruolo e la ragione per cui sta qua a rappresentare gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Il fatto che il Governo non vuole essere presente in quell’udienza preliminare, la dice lunga sull’indifferenza, sull’essere Ponzio Pilato rispetto a tutto questo. E non vi è niente di peggio, per la morte della democrazia, che essere Ponzio Pilato. (…) La verità è che siccome tra le persone delle istituzioni coinvolte vi sono personaggi politici vicini ad esponenti politici di questo Parlamento, questo Parlamento non vuole assumersi la responsabilità, rispetto a queste persone, di costituirsi parte civile. Questa non è solo ambiguità, ma è favoreggiamento!

Il Pd ha visto approvata la propria mozione e ha votato contro la parte della mozione Pdl in cui si attaccava duramente Ingroia; sulla mozione Idv ci siamo astenuti, non avendo motivo di dubitare della volontà del governo di andare a fondo sulla questione. Ma riteniamo che questa sceneggiata non giovi a nessuno.

ROSA MARIA VILLECCO CALIPARI. Una democrazia non può basarsi sui segreti. (…)La costituzione di parte civile a tutela dell’interesse dello Stato è non solo un diritto riconosciuto dall’ordinamento, ma un dovere nei confronti delle vittime di quegli anni, nel nome di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino, ma anche nei confronti degli italiani che sentono urgente l’esigenza di verità perché possano confidare in uno Stato che non si limita soltanto a reprimere i crimini o a cercare gli esecutori materiali di quei crimini, ma si impegna a far luce sulla zone grigie e sui pezzi mancanti che in questi anni sono emersi e che devono essere ancora analizzati fino in fondo. (…) Ritengo, come ha detto il collega Veltroni, che non c’è nessun bisogno però, onorevole Di Pietro, di accentuare gli elementi di instabilità all’interno di una logica che Gramsci avrebbe chiamato di avvelenamento dei pozzi. Dobbiamo tutti essere concordi nel riconoscere più che legittima l’indagine della magistratura per scoprire tutta la verità su uno dei momenti più tragici del nostro passato. Alle autorità inquirenti e giudiziarie va il nostro plauso, il riconoscimento di un enorme lavoro compiuto e il nostro sostegno per il lavoro futuro. E lo diciamo convintamente oggi apprendendo da agenzie di stampa delle minacce di morte al procuratore Antonio Ingroia. Ora è però il momento di spegnere il riflettore mediatico che è stato innescato. È il tempo opportuno per concedere alla magistratura la tranquillità di operare al meglio delle proprie possibilità e senza protagonismi di sorta. (…) Non è nelle nostre competenze parlamentari stabilire tempi e modalità processuali della costituzione in giudizio del Governo. Infatti, la legge offre due possibilità: ci si può costituire in udienza preliminare oppure in dibattimento. Ma, invece, è nostra responsabilità chiedere al Governo un impegno affinché, dopo quello che ci ha detto oggi il Ministro Severino, dopo la notifica faccia presto, si attivi tempestivamente affinché possa in tempi brevi costituirsi parte civile nelle forme previste dalla legge.

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