Qualche settimana fa, prima dell’estate, tra i banchi dell’Idv alcuni deputati facevano un giochino sul futuro governo Idv-Movimento 5 Stelle: a Di Pietro avevano dato la Giustizia, a Grillo non mi ricordo ma credo la presidenza del Consiglio, poi mi pare che ci fosse De Magistris agli Interni, e via a seguire. Pochi giorni fa, su internet, lo stesso Di Pietro ha lanciato un sondaggio abbastanza eloquente, rivolto ai propri elettori: il tema, ancora una volta, era l’alleanza con Grillo. Se il M5S fosse disponibile, Tonino non ci penserebbe due volte; ma siccome non è così, tiene aperta un’opzione che a me pare oggi impossibile: l’alleanza con noi.

Chi propone un’alleanza del Pd con l’Idv non segue da vicino le vicende del Parlamento. Dove Di Pietro non perde occasione per insultarci, per gettare ombre sulla nostra onestà, per segnare la propria differenza da noi (che a seconda dei giorni siamo “la casta” oppure il possibile partner: addirittura “il marito” che “vuole tradirci con l’amante, ossia l’Udc”). L’Idv contesta ogni legge approvata da noi, anche quelle – come il decreto Ilva sulle bonifiche di Taranto – su cui alla fine vota a favore. Appartiene teoricamente al gruppo parlamentare europeo dei Liberaldemocratici, ma sul lavoro ha posizioni molto più simili a quelle di Diliberto e Ferrero; fa proclami sui diritti umani, ma poi usa la retorica della sicurezza con spregiudicata nonchalance quando si parla di depenalizzazioni o riforma delle carceri; si propone come epicentro dell’onestà e dell’incorruttibilità, ma poi a livello nazionale sforna gli Scilipoti e a livello regionale il figlio di Tonino. È un marchio ancora abbastanza vincente – anche se il 6% di cui lo accreditano i sondaggi rimane per me un mistero – ma a mio parere non molto credibile, come invece possono esserlo i radicali sul tema della trasparenza (a proposito: lode e onore ai due consiglieri regionali del Lazio) o Grillo (finché dura) su quello della rivoluzione in politica. Ma soprattutto – ed è quello che mi irrita di più – cambia linea ogni quarto d’ora, a seconda delle convenienze del momento: prima accorpamento col Pd e promessa di gruppo unico, poi lo strappo di piazza Navona; prima l’antiberlusconismo, poi – la famosa foto di Di Pietro e Berlusconi alla Camera, pochi banchi sotto al mio – la chiamata alla responsabilità di governo, poi ancora l’antiberlusconismo; prima la fiducia a Monti, poi la battaglia su ogni provvedimento (anche su quelli condivisi, dicevo); prima la foto di Vasto, poi la corte a Grillo, poi entrambe nel giro di due mezze giornate. Chi dice ora che “doveva andare così” fa un torto alle persone di buona volontà candidate nell’Idv e poi andate via dal gruppo, nel corso della legislatura: c’erano Touadi, Giulietti, gli stessi Pisicchio e Cambursano, e la storia non era ancora scritta. Ne è prova il fatto che proprio Massimo Donadi – non uno qualunque: il capogruppo dell’Idv alla Camera, persona assai ragionevole e costruttiva – si trovi da mesi in difficoltà e proprio a Vasto stia cercando di convincere il partito a cambiare linea. Temo, purtroppo, che sia troppo tardi.

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2 commenti to “Troppo tardi”

  1. giorgio scrive:

    Credo che se le parole destra e sinistra hanno ancora senso l’IDV è certamente un partito di destra, prima di tutto nella gestione, così come Grillo che ha i modi del socialista Mussolini.
    Non è facile pensare di affidarsi a questi signori, ma se vogliamo l’alternativa, anche nel PD non sono tanto chiare e regna la confusione che arriva fino ad avere il miglior deputato eletto a Napoli che tifa per la Juventus….

  2. Jacopo scrive:

    beh, sull’ilva l’idv ha criticato e poi votato a favore perchè riteneva che fosse giusto metterci dei soldi, ma che i soldi che il governo ha stanziato fossero troppo pochi e servissero a niente, cosa assolutamente vera. comunque voi siete alleati con l’udc che sta insieme nello stesso gruppo del pdl al parlamento europeo e che che sta sempre insieme al pdl in molte, moltissime amministrazioni italiane. in lazio, grazie al suo 6,12%, è stata decisiva per far vincere la polverini. quindi oggi voi, e la stampa a voi amica, giustamente ve la prendete con fiorito e la governatrice che, sicuramente, “non poteva non sapere”; peccato che tralasciate i loro alleati fedeli; per caso non sapevano, invece, quelli? effettivamente non si capisce come mai di pietro non abbia ancora abbandonato l’idea di allearsi con un partito come il pd…

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