L’altro giorno parlavo di pregi e difetti contenuti nel ravvedimento operoso, che il governo ha avviato sabato scorso per fare uscire dall’irregolarità parecchi immigrati in possesso di un lavoro. Ho volutamente trascurato uno degli aspetti più controversi – quello sulla certificazione della presenza in Italia prima del 31 dicembre 2011 – perché spero di poterne parlare in sede parlamentare la settimana prossima, con un atto ispettivo. Nel frattempo, la Lega ha sfruttato la prima opportunità buona (il question time di ieri) per scagliarsi contro il governo, accusando Riccardi di alimentare gli sbarchi: il decreto, infatti, “genera anche, nei nuovi in arrivo, la speranza che una volta giunti in Italia da clandestini comunque si venga regolarizzati, contando sulla tolleranza”. La risposta di Riccardi è interessante, perché prende la Lega in contropiede.

ANDREA RICCARDI, Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione. Qui non parliamo di una sanatoria come è accaduto negli anni passati, ma dell’opportunità offerta per un mese, dal 15 settembre al 15 ottobre prossimo, ai datori di lavoro di potersi mettere in regola prima dell’entrata in vigore di nuove ferree regole dell’Unione europea contro il lavoro nero degli immigrati. All’artigiano, al piccolo imprenditore e ai singoli cittadini viene concessa, per un brevissimo periodo, la possibilità di rientrare nella legalità piuttosto che rischiare di essere denunciati. È un’unica opportunità e si ricorderà che in Italia accade così – ravvedimento operoso – anche nel settore tributario e fiscale. Voglio ricordare che il ravvedimento operoso è stato inviato in base ad una richiesta della Camera e del Senato nei modi e i tempi che il Parlamento aveva ritenuto giusti. Le regole e i requisiti sono quelli votati dal Senato lo scorso 5 giugno con il voto favorevole del gruppo della Lega Nord Padania. Deve trattarsi di immigrati che debbono documentare la presenza nel Paese dallo scorso anno. Credo sia interessante sapere che alle ore 13 di oggi, a cinque giorni dall’inizio, risultano presentate 12.274 domande. Nell’interrogazione viene prospettato il paragone con i lavoratori italiani e l’esistenza di rischi, come se l’azione del Governo e le decisioni del Parlamento volessero creare danno alla comunità nazionale. Tale giudizio è irricevibile, dal momento che gli italiani possono diventare regolari mentre agli stranieri, irregolari e clandestini, questo non è concesso. Tra i vari requisiti necessari vi è poi dover versare tutte le somme dovute per almeno sei mesi (retribuzione, contribuzione, fisco e oneri accessori); ciò che non è stato pagato in precedenza va oggi corrisposto.
Per ogni pratica è necessario versare la somma di 1.000 euro per le coperture delle spese dello Stato e delle amministrazioni. In questo modo è stato calcolato che il datore di lavoro dovrà versare dai 4.300 ai 14 mila euro. Mi permetto di ricordare che le due sanatorie Bossi-Fini hanno riguardato 700 mila immigrati ed era sufficiente versare 290 euro, mentre la sanatoria del Ministro dell’interno Maroni ha coinvolto 300 mila persone ed era sufficiente il contributo forfetario onnicomprensivo di 500 euro e null’altro.

Qualcuno potrà dissentire sull’approccio retorico, perché sembra quasi che il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – che agli immigrati ha dedicato e continua a dedicare un bel pezzo della sua vita – si sia messo a gareggiare con la Lega su chi è stato più intransigente. A me invece è un approccio che non dispiace, perché agli italiani dobbiamo far capire innanzitutto una cosa: che l’immigrazione non si governa con la bontà e neppure con la cattiveria, ma soltanto con la giustizia. E il ravvedimento operoso, con i limiti di cui continueremo a parlare, va nella direzione giusta.

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