La sceneggiata di Renata Polverini mi avrebbe quasi commosso, lo ammetto, se avessi trascorso gli ultimi due anni della mia vita nell’isola di Pasqua. O se ce li avesse trascorsi lei, invece di occupare la poltrona più alta nella Regione Lazio. E non è un discorso di responsabilità oggettiva, tipo quella che si applica alle società calcistiche quando i loro tifosi fanno cori razzisti: qui la responsabilità è proprio soggettiva, nel senso che il governatore ha colpe anche personali proprio su quel tema – i costi folli della politica – che ieri ha attaccato a fondo per difendere se stessa.

Con l’esclusione dei candidati Pdl a Roma, a causa del famoso panino di Milioni, il presidente della Regione Lazio nel 2010 fece incetta di voti sulla sua lista personale, portando a casa 17 consiglieri: il gruppo più numeroso in Consiglio, non un soprammobile. Sono dunque due anni e mezzo che quel gruppo riceve tanti soldi, addirittura aumentati da una decisione della stessa maggioranza che all’epoca il Pd fece l’errore di non denunciare (non è il mio solito pierinismo: lo ha ammesso sui giornali pure il capogruppo Montino). Soldi aumentati ai gruppi, vitalizi estesi agli assessori esterni, ricorso immediato alla Consulta contro la manovra bis di agosto 2011, che prevede la riduzione di consiglieri e assessori regionali e delle loro indennità, parere contrario a tutti gli emendamenti presentati dai radicali e (fino a ieri) alla proposta Pd di ridimensionamento dei costi: Renata Polverini non può cavarsela facendo finta di non sapere, perché non solo sapeva ma si è anche data da fare parecchio. Può anche difendere le proprie scelte, se le ritiene giuste: quello che non può fare è invece travestirsi da extraterrestre, sperando che nessuno (a partire da lei, si capisce) paghi per questo. Quoto e straquoto Sergio Rizzo, sul Corriere della Sera di oggi:

“Ha conservato la testa il capogruppo del Popolo della libertà Francesco Battistoni. Non l’ha perduta nemmeno il presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese, che in un altro Paese in circostanze analoghe (vedi la vicende delle note spese gonfiate nel Parlamento inglese) sarebbe partito come il tappo di una di quelle bottiglie di champagne con cui alcuni suoi compagni di partito deliziavano a spese nostre se stessi e i loro commensali. Come al solito, non c’è stato uno soltanto che abbia pagato politicamente. (…) E anche il governatore Renata Polverini, che domenica tuonava ‘Dopo di me il Diluvio!’ e chiedeva dimissioni a Tizio e Caio, minacciando le proprie, ne è uscita senza un graffio”.

Il nuovo mantra del governatore, per salvare la propria poltrona, è che “non si può mandare a casa anche chi si è comportato onestamente”. Se anche fosse, però, è una categoria che non la riguarda.

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