I deboli di stomaco stiano lontani dalle cronache laziali di questi giorni, perché fanno vomitare. Il Suv, la Smart superaccessoriata da 16 mila euro (“Ma con la pancia non c’entro, così l’ho lasciata ai colleghi”), i pranzi da 4 mila euro, i servizi fotografici e tutti gli altri particolari che stanno venendo fuori sull’attività del gruppo Pdl alla Regione non hanno bisogno di grandi spiegazioni politologiche, perché appartengono alla categoria del malaffare. E siccome non sono casi isolati – del tipo: abbiamo scoperto che fra noi c’è un ladro, mandiamolo via – ma coinvolgono l’intera gestione di un gruppo, e siccome questo gruppo è al governo della Regione stessa, l’unico modo di chiedere scusa agli elettori è quello di farsi da parte e rimettersi al loro giudizio. Abbiamo tradito la vostra fiducia? Mandateci via. Vi andiamo bene lo stesso? Confermateci con il vostro voto. Tutto il resto è chiacchiera.

Sul tema della trasparenza e dell’onestà non sono mai tenero con nessuno, dunque non lo sarò nemmeno con i miei colleghi di partito. La frase ridicola di Montino sul Corriere della Sera di oggi (“I 4500 euro spesi in enoteca erano per i bambini poveri”) non aiuta, anche se quei soldi – come è accaduto – vennero effettivamente spesi in ceste di Natale per i bambini, immagino senza bottiglie di vino. Né aiutano le tante (troppe!) cene contenute nel bilancio del gruppo Pd, anche se non si tratta di cene intime a lume di candela per il consigliere e la sua bella (o per la consigliera e il suo bello: non siamo sessisti) ma evidentemente – come si intuisce dalle ricevute – di rinfreschi piuttosto affollati in concomitanza di eventi politici nelle varie province. In ogni caso, quelle cene sono troppe: si può fare politica anche senza offrire un pasto completo a tutti i partecipanti agli incontri pubblici, a meno che il proprio consenso non dipenda – ma sarebbe grave – da un piatto di fettuccine ai porcini, un fritto misto e un bicchiere di Shiraz. Premesso questo, bisogna dare atto ai gruppi del Partito democratico e ai radicali di essere stati gli unici a pubblicare online il proprio bilancio, e quando il nostro gruppo consiliare risponderà alle domande legittime di Giornalettismo l’operazione trasparenza sarà ancora più meritoria. Gli altri no, si sono nascosti: non sappiamo nulla delle spese della lista Polverini, né dell’Udc, né dell’Idv, e dopo questo scandalo in casa Pdl attendiamo fiduciosi che sia la Guardia di finanza a far luce una volta per tutte. Perché la politica regionale è stata troppo spesso, in questi anni, un vicoletto nascosto in cui fare traffici loschi: con i fari dell’opinione pubblica puntati sul Parlamento, nel Lazio continua ad accadere l’inverosimile, e l’assenza dei forconi attorno al Palazzo della Regione mi stupisce ogni giorno di più. In Regione Lombardia – e parliamo di Formigoni, non di Madre Teresa! – ci sono 8 Commissioni consiliari; in Emilia-Romagna sono 7; nel Lazio sono 19, 16 permanenti e 3 speciali, e ognuna di queste ha un presidente e due vicepresidenti, con indennità aggiuntiva: il che significa che in Regione non esistono praticamente consiglieri semplici, perché in 70 su 71 hanno un incarico (e spesso un’auto blu). Inoltre, c’è la storia degli assessori esterni: sono 14 e proprio l’anno scorso hanno ottenuto il diritto al vitalizio anche loro, mentre nelle giunte precedenti alla Polverini non lo avevano. Ora, con lo scandalo dei fondi Pdl, si è arrivati a un punto senza ritorno: qualsiasi decisione raffazzonata si prenda oggi – dal taglio delle indennità alla crocifissione in sala mensa – è troppo tardi per salvare una baracca che, tra l’altro, non rimpiangerebbe nessuno. Si vada al voto, senza scuse, e subito: apriamo porte e finestre, perché il marcio si sente da qui.

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4 commenti to “Senza scuse”

  1. Pinuccio scrive:

    Ciao Andrea, ieri mi trovavo con alcuni amici e così si è iniziato a parlare di politica, un confronto nel quale è emerso tutta l’esasperazione nei confronti della classe politica ma che si esauriva purtroppo in una pericolosa rassegnazione: dicevano infatti che è impossibile cambiare le cose perché tanto loro continueranno a ricercare soltanto i propri interessi e lo dimostra il fatto che non vogliono rinunciare a nessuno dei loro assurdi privilegi, mentre noi ci obbligano a pagare oneri sempre più pensanti.
    È evidente che in tutto questo c’è sicuramente anche della verità che non si può non condividere, ma sono altrettanto convinto però che non possiamo assolutamente rassegnarci all’impotenza in quanto questo è un tempo in cui dobbiamo reagire con forza, naturalmente intendo quella democratica: l’esercizio della partecipazione da parte dei cittadini infatti non è facoltativa ma un diritto/dovere previsto dalla Costituzione “Art. 1: La sovranità appartiene al popolo…”.
    In realtà perché la partecipazione sia responsabilmente attiva richiede un impegno non indifferente perché essa non può essere frutto dell’improvvisazione o di una sterile emotività ma motivata con grande ponderatezza e ciò vuol dire seguire l’azione politica, capire le questioni che vengono poste e saper discernere bene, possibilmente soprattutto insieme.

  2. magociclo scrive:

    Per non parlare del sottobosco di clientele conniventi ed asservite, che in questa fanga trovano alimentazione e sostegno per il loro malaffare. Il castello (spero oggi di carta) su cui si basa il consenso politico a livello regionale nel Lazio (e purtroppo la riflessione non riguarda solo il pdl, ma anche il PD delle gestioni Badaloni e Marrazzo)è ampio e ben custodito. Sei troppo svelto per non aver rilevato nel corso degli anni quante clientele ruotano intorno alla Regione e alla sua possibilità di erogare in maniera poco controllata fondi, contributi, finanziamenti. Prova ne sia la tua (poco) ingenua domanda sul perché ancora non siano apparsi i forconi alla Pisana

  3. Sabino scrive:

    La Polverini quando era segretario dell’UGL non sapeva quanti iscritti aveva. Erano talmente pochi che per potersi sedere ai tavoli ministeriali, dichiarava di non saperlo. Se gli italiani “laziali”, quando l’hanno votata, non si sono chiesti:” ma se questa mente sul numero degli iscritti, figuriamoci quante menzogne sulla regione Lazio”; MO’ i “laziali” dovrebbero fare solo “mea culpa”.
    Sabino

  4. Peppe scrive:

    I forconi ci sono già. Sia fuori che dentro. Tutti i giorni. A via Cristoforo Colombo, perché è lì che sta la Giunta, come alla Pisana. Il problema è che finché non si accendono i riflettori, delle cose che succedono tutti i giorni non si accorge nessuno.
    E così oggi la Polverini può far finta di cadere dalle nuvole…

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