Credo che gli operai di Alcoa e i sindacati oggi abbiano sbagliato bersaglio, e non solo perché spintonare Fassina in una manifestazione di lavoratori è abbastanza grottesco: al netto della rabbia comprensibile e della preoccupazione legittima per il futuro di ciascuno, non riesco seriamente a vedere responsabilità del governo – e tanto meno del Pd – su quello che sta accadendo in Sardegna. Mi pare anzi che a Palazzo Chigi si siano tenute aperte diverse porte, ma che l’unica soluzione al problema – quella della vendita della multinazionale a un altro proprietario – non sia nelle disponibilità di Monti, né di Bersani, Casini, Alfano, Maroni, Di Pietro, Vendola e Beppe Grillo. Si può ragionare su possibili interventi, e lo si sta facendo, ma se si resta lucidi non si possono ignorare due cose.

Il primo problema è quello cruciale, e riguarda la competitività dell’azienda: ne parla benissimo oggi Paolo Baroni sulla Stampa, in un articolo intitolato “Perdenti perché poco competitivi”.

“Per quale ragione un’azienda dovrebbe continuare a produrre in Italia sapendo che il primo fattore del suo ciclo produttivo, in questo caso il costo dell’energia elettrica, in qualsiasi altro Paese d’Europa, non parliamo della Cina o dell’Estremo Oriente, lo pagherebbe anche il 40% in meno? È questo il problema che ha innescato il caso dell’Alcoa, è per questo che il ministro dello Sviluppo Corrado Passera ieri ha definito la vicenda dell’impianto sardo un «caso impossibile». Impossibile due volte, si potrebbe forse aggiungere, perché – posto che gli americani hanno deciso di chiudere e da lunedì hanno avviato lo spegnimento degli impianti – è pure difficile trovare un qualcuno che possa subentrare nell’impresa.
Si è parlato degli svizzeri di Glencore, ma la multinazionale elvetica dopo il vertice di venerdì scorso si è presa una settimana di riflessione e per ora oltre ad una dichiarazione d’intenti non è andata, tanto che un nuovo vertice previsto per oggi al ministero è slittato al 10. Lecito domandarsi, se non ce la fanno gli americani (un colosso mondiale del settore alluminio con 61 mila dipendenti e 25 miliardi di dollari di fatturato) ce la faranno gli svizzeri? Bisogna solo sperare che siano più bravi.
Fintanto che Bruxelles non si è messa di mezzo l’Enel poteva far pagare ad Alcoa una bolletta a prezzi calmierati e poi lo Stato aggiungeva di tasca sua una parte di spese arrivando a dimezzare il costo effettivo delle forniture (33 euro per megawatt/ora anziché 77). Dal 2005 non è più così e da allora tutta la vicenda ha iniziato ad avvitarsi e si è arrivati ad oggi con gli americani che sbaraccano e si spostano in Arabia Saudita.
Per il futuro è già stato trovato un meccanismo per contenere il costo della bolletta ma intanto la frittata è fatta. Anche se sino a tutto il 2013 l’impianto resterà attivo e poi per i due anni seguenti e anche oltre i dipendenti dell’Alcoa potranno usufruire di tutti gli ammortizzatori possibili anche questa attività, come altre della Sardegna, potrebbe essere arrivata al capolinea. E così sarà la volta buona per capire in concreto cosa vuol dire scarsa competitività del Paese che, va ricordato, ancora oggi è al 40° posto nella classifica mondiale e alla voce costi dell’energia sprofonda addirittura al 53°.”

Il secondo problema riguarda il rapporto costi-benefici per l’Italia, che – sostiene L’Inkiesta, dopo aver fatto due conti sul tema – dal 1995 ad oggi ha già regalato all’azienda americana un miliardo e mezzo di euro, fornendole a metà prezzo l’enorme quantità di elettricità necessaria per produrre l’alluminio: purché Alcoa non se ne andasse, ogni famiglia ha pagato per anni bollette della luce più care. Probabilmente c’erano modi migliori – e più redditizi, anche dal punto di vista occupazionale – per investire tutti quei soldi: una Sardegna senza strade e senza infrastrutture, per dire, mi preoccupa molto più di una Sardegna senza Alcoa.

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5 commenti to “Il caso impossibile”

  1. Fabrizio scrive:

    Salve sig. Andrea,
    mi spiace dirlo, dopo molto tempo che seguo costantemente il suo blog, ho deciso di togliere l’iscrizione al feed rss in quanto in netta discordanza con la sua analisi della situazione.
    C’era un tempo in cui il suo partito, anche se con nome diverso, difendeva a spada tratta il lavoro e i lavoratori.
    Queste retoriche sul costo dell’energia e sulle necessità di infrastrutture in Sardegna è totalmente fuori luogo, a meno che non si sia interessati solo a passarci le vacanze al mare in agosto.
    Le faccio presente che la situazione di deindustrializzazione che sta vivendo l’isola è tra le più pesanti che ci possano essere rispetto alla situazione Italia e che né il governo né il suo partito sono interessati a risolvere. Oltre ad Alcoa e Carbosulcis, molto sotto i riflettori, abbiamo anche problemi con Saras e Vinyls, di cui non sento interessamento.
    Il vostro solo intervento verso la Sardegna si sente quando c’è, giustamente, da eliminare le provincie che nascono come funghi oppure quando il garante è costretto ad intervenire per abbassare i costi delle traghettate verso l’isola.
    Certo, sono sicuro che appena riprenderete i vostri 3 o 4 giorni lavorativi di sedute parlamentari dopo la “pausa” estiva affronterete in maniera celere il tutto, ma nel frattempo c’è chi, come i sardi, non ha più molto tempo per farsi sentire.
    Ritengo molto dignitoso il comportamento dei manifestanti, che al sacrificio di Fassina, hanno risposto solo con spintoni e nessuno si è fatto male. In tempi passati avrebbero risposto in maniera diversa, fortunatamente non sono così disperati, ancora.
    Purtroppo, come il suo post certifica, l’interessamento è più per la competitività industriale che per le persone che, ahimè, rimangono senza lavoro. Fortunatamente loro hanno scelto la via democratica anche se erano sicuri di prendere le manganellate. Ah, già, magari una parola su questo non si spende da parte del PD, vero ?
    Infine, sbaglia a prendere come esempio l’articolo de La Stampa. Evidentemente in FIAT ora vorranno martellare sugli alti costi dell’energia per giustificare ulteriori licenziamenti. La modifica dell’articolo 18 dal suo partito votata a favore, lo permette ? Mi confesso ignorante al riguardo.
    Se posso permettermi, riscriva il post e lo termini con “Mi preoccupa molto di più una Sardegna senza prospettive, di una Sardegna senza Alcoa”, farebbe una figura migliore.

    Ex elettore PD
    Fabrizio

  2. Andrea Sarubbi scrive:

    @Fabrizio: mi dispiace che Lei abbia deciso di non seguire più il blog “per divergenze d’opinione”. Io ho sempre pensato che le opinioni diverse dalle mie fossero una ricchezza, ma si vede che non siamo uguali… Premesso questo, parto dalla sua battuta sul mio interesse per la Sardegna “per le ferie d’agosto”: in un certo senso, è proprio così. Credo infatti che il miglior futuro possibile per la Sardegna passi proprio “per le ferie d’agosto”, ma anche per quelle di luglio, e di giugno, e settembre, e tutto il resto dell’anno, piuttosto che per il destino di una multinazionale che produce alluminio. Le strade e le infrastrutture (assenti) che citavo erano l’esempio di una terra meravigliosa e abbandonata, che ha un mare tra i più belli del mondo (in assoluto, Maldive comprese) e delle coste uniche, e che non dovrebbe produrre alluminio nemmeno sotto tortura, perché troppo occupata a fare turismo ed enogastronomia. Il destino dei lavoratori è una cosa, quello dell’Alcoa un’altra. Personalmente, da sardo, non la rimpiangerei mai: chiederei piuttosto alla politica di aiutarmi a valorizzare i miei tesori. A portarmi turismo, e reddito indotto, e occupazione, e prospettive. Ma siccome la crisi morde, si perde lo sguardo lungo e torna la nostalgia delle buche di Keynes, da far scavare e riempire per creare occupazione. No, grazie.

  3. Antonio scrive:

    Non avere responsabilità su quello che sta avvenendo in Sardegna,non significa non averne per quello che è avvenuto,anzi trovo che ci siano tantissime responsabilità per avere,nel tempo, portato a tale situazione.La svendita di aziende italiane, avviata col primo governo di sinistra in Italia, è stato l’inizio di quello che oggi ha portato decine, se non centinaia, di migliaia di situazioni come Alcoa.

  4. Strelnik scrive:

    Sono più di dieci anni che sento rammentare dai politici del centrosinistra la storia del turismo naturale e culturale come risorsa fondamentale per il Sud e le isole. “Queste regioni potrebbero vivere delle loro bellezze” – quante volte ho ascoltato questa frase dal candidato di turno nell’imminenza di qualche tornata elettorale. Nel frattempo è andata diversamente: interi territori lasciati in mano alla criminalità organizzata, alla cementificazione selvaggia, alle razzie e agli abusi di imprenditori (italiani e esteri), allo sfruttamento (ambientale e umano) più nero. È tardi, onorevole Sarubbi; troppo tardi per quei lavoratori di Alcoa, Carbosulcis e delle altre fabbriche che non hanno avuto la possibilità di scegliere tra fare l’operaio o l’imprenditore eno-gastronomico. E che, se oggi perderanno il lavoro, di possibilità – non solo di scelta del lavoro, ma di sopravvivenza – ne avranno ancora meno.

  5. Jacopo scrive:

    fabrizio nel primo commento ha detto tutto e ha detto benissimo. io mi sento di aggiungere solo poche cose. come sempre, si vede quanto il pd sia distante da certe questioni; come e quanto abbia sbagliato nel contribuire a teorizzare una guerra generazionale (i vecchi “protetti” contro i giovani “no”); ha votato tutte le peggiori schifezze in questa stagione di tecnici; spesso dando la fiducia a scatola chiusa; lo ha fatto senza battere ciglio, se del caso mentendo agli elettori (come sugli esodati, o come quando cerca di dare a bere che ha “salvato” l’artciolo 18, che in realtà rischia di essere stato svuotato di contenuti). il vostro atteggiamento è un insulto a persone che se perdono il lavoro faticoso e pagato poco che hanno, rimangono con niente in mano. e quindi, per favore, risparmiatevi la retorica del “capisco la loro preoccupazione, ma non si fa così…”, perchè voi non capite, non potete capire. continuate a distinguere sottilmente fra “difesa del lavoro” (buona) e “difesa del posto di lavoro” (cattiva); andateglielo a dire, in una terra povera dove lavoro e posto di lavoro per forza coincidono (dove vanno gli operai alcoa, o i minatori, se gli si chiude il posto di lavoro? glielo trova la fornero il lavoro, come ha fatto con sua figlia?). fassina è stato contestato non tanto dal punto di vista personale, quanto per il partito che rappresenta; è stato contestato giustamente, perchè la colpa è soprattutto del pd, del suo disinteresse, della sua falsità, se il lavoro, oggi, in italia, è messo cos’…

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