Siccome la vittoria ha sempre tanti padri e la sconfitta è generalmente orfana, il dibattito sulla legge elettorale mi ha fatto venire voglia di rileggermi i resoconti parlamentari di sette anni fa: in particolare quelli del 13 ottobre 2005, quando la Camera manda in soffitta il Mattarellum e approva il Porcellum, che due mesi dopo verrà licenziato definitivamente dal Senato. Il voto è a scrutinio segreto, ma non ce ne sarebbe nemmeno bisogno: le opposizioni infatti decidono di non votare, e fra i 335 deputati dell’allora maggioranza che schiacciano il bottone ci sono solo 6 contrari e 6 astenuti. Le dichiarazioni di voto, comunque, sono imperdibili, soprattutto se rilette a tanti anni di distanza.

Si inizia dai gruppi minori, come sempre, e dunque il primo a intervenire è Gianfranco Rotondi: canta vittoria per il funerale del maggioritario e chiude i suoi due minuti al grido di “Bentornato, proporzionale! Bentornata, politica! Bentornata, Democrazia cristiana!”. Il Porcellum non è un vero proporzionale, così come il Mattarellum non era un maggioritario puro, ma al futuro ministro per l’attuazione del Programma di governo nel Berlusconi quater va bene così. Siegfried Brugger, delle minoranze linguistiche, non si lamenta più di tanto: la legge gli va abbastanza bene, ma ha il difetto di fondo di non essere stata “elaborata e rispettivamente concordata tra maggioranza ed opposizione e, dunque, è una legge di parte, di una sola parte della rappresentanza parlamentare”. Per i Liberal-democratici, Repubblicani, Nuovo PSI parla Chiara Moroni, che ancora non ha mollato Berlusconi e dunque annuncia voto favorevole “in modo assolutamente convinto: i socialisti sono sempre stati proporzionalisti ante litteram”; dopodiché se la prende con gli altri ex socialisti, quelli del Centrosinistra: “Io credo che i socialisti debbano sempre scegliere di stare dove alberga il più sincero e concreto riformismo”. Alfonso Pecoraro Scanio interviene per i Verdi e parla di “un’arlecchinata”, accusando il Centrodestra di aver litigato per quattro anni e mezzo su tutto e di essersi “miracolosamente ricompattato perché dovete salvare le vostre poltrone”, al punto da far annullare a Berlusconi tutti gli impegni internazionali pur di farsi una legge su misura: “Ciò lo fate, peraltro, alla fine della legislatura, perché avete visto che i sondaggi vi danno drammaticamente a terra. È evidente che perderete comunque le elezioni, perché, a meno che non toglierete il diritto di voto agli italiani, gli italiani vi voteranno contro”. Poi tocca ai Comunisti italiani e interviene Oliviero Diliberto, che parla di “un atto di prepotenza” frutto “di un accordo ignobile” che “prevede tre leggi: la legge elettorale, lo stravolgimento, che interessa la Lega, della Costituzione attraverso la devoluzione e l’accentramento gravissimo di tutti i poteri nelle mani del Capo del Governo ed, infine, una legge, ancora una volta ad personam, la cosiddetta salva Previti”. Apro e chiudo parentesi: l’intervento di Diliberto si svolge in un clima da stadio, con parecchie interruzioni; tra i più accesi ci sono i finiani Lo Presti e Strano, che viene pure richiamato all’ordine. Si passa ai socialisti dello Sdi e parla Ugo Intini, che non sbaglia di molto le previsioni sulle elezioni successive: “Si crea un Parlamento non di eletti, ma di nominati, che non sono scelti da partiti forti e democratici al loro interno, ma da partiti sempre più oligarchici, addirittura partiti-azienda come quello del Presidente Berlusconi. Si creano le premesse per un possibile risultato elettorale beffa, con due maggioranze diverse alla Camera e al Senato”. Per l’Udeur tocca a Pino Pisicchio: bene il ritorno al proporzionale, male le liste bloccate (“Un fatto del genere si è verificato soltanto con i parlamenti mussoliniani: un elenco di nomi, prendere o lasciare; ma almeno con la legge Acerbo si poteva cancellare il nome indesiderato”), nostalgia delle preferenze (“senza quell’elemento, avremo un Parlamento di docili sudditi dei capi”). Franco Giordano interviene per Rifondazione e dice due cose giuste: la prima è una critica sul metodo, perché nella storia repubblicana non si era mai votata una legge elettorale contro metà del Parlamento, e la seconda sull’opportunismo del Centrodestra, che ha scelto il Porcellum con la calcolatrice alla mano ma che sarà pronto a cambiarlo quando non gli servirà più (“Oggi vi conviene questo falso proporzionale, domani chissà, del doman non v’è certezza”). Azzecca le previsioni anche il leghista Luciano Dussin, che ha messo in conto di perdere alle Politiche 2006 ma che immagina un futuro impossibile per l’Unione; non le azzecca però sugli effetti positivi del Porcellum in materia di governabilità (“Non si nasconde alcun imbroglio nella proposta in esame, perché non abbiamo bisogno di imbrogliare i cittadini: chi prenderà un voto in più avrà il premio di maggioranza per governare questo paese”). Meravigliosa, sette anni dopo, appare la sua difesa a spada tratta del premio di maggioranza per la coalizione (“Se sento qualcun altro di voi affermare che il premio di maggioranza è un ulteriore imbroglio, va a finire che mi arrabbio davvero!”), che oggi viene messo in discussione.  L’Udc, che all’epoca è in maggioranza, si dice a favore delle preferenze ma difende comunque la nuova legge, perché odia il sistema maggioritario; tra una parola buona per Berlusconi e una cattiva per Prodi (“un leader senza partito”), il passaggio dell’intervento di Luca Volonté che mi fa più ridere – alla luce della nascita del Terzo Polo e dei tentativi attuali di Grande coalizione – è quello in cui loda il Porcellum perché “è volto a radicare il sistema bipolare e a favorire l’alternanza”. Fantastica anche la chiusura: il Porcellum è “un’aria nuova, una brezza di libertà per l’Italia”. Per la Margherita parla Sergio Mattarella, padre della legge che sta per essere cambiata, e naturalmente ne cita i pregi: la chiarezza su chi vince, il legame tra parlamentare e collegio, la stabilità di governo (“State cercando di fare in modo che chi governerà dopo di voi debba operare in condizioni meno stabili e più difficili”: così accadrà in effetti sia per il governo Prodi che per quello Berlusconi, entrambi arrivati alle dimissioni). Anche lui azzecca una previsione: quella delle maggioranze variabili tra Camera e Senato, che pochi mesi dopo metteranno la stabilità di Prodi nelle mani dei senatori a vita. Poi tocca a Ignazio La Russa, per An, che dopo aver fatto la lista di tutti i paracadutati del Mattarellum (una lista piuttosto lunga, ad essere onesti) si richiama addirittura a Ciampi: il suo partito – dice – ha seguito le indicazioni del capo dello Stato, che voleva un proporzionale con premio di maggioranza. Chiude con una perla: “Dio confonda gli stolti!”. Per i Ds c’è Piero Fassino: la legge elettorale si cambia il meno possibile, afferma, per non creare instabilità; se si cambia ,“lo si fa sulla base di un consenso tra tutte le forze politiche principali”. Ripercorre le varie critiche al Porcellum e cita un’ammissione dello stesso Berlusconi sull’impossibilità di vincere con il maggioritario; se restasse, dice Fassino, “dove verrebbe candidato l’onorevole Follini, è quasi certo che non tutti gli elettori della Lega lo voterebbero e dove viene candidato il ministro Calderoli, è quasi certo che non tutti gli elettori dell’Udc lo voterebbero”. L’ultimo intervento è di Forza Italia e lo svolge Ferdinando Adornato, che all’epoca non sta ancora nell’Udc: difende a spada tratta il Porcellum e sostiene che piaccia almeno a metà dell’opposizione (“La verità è che a voi non è che non stia bene la proposta, non sta bene il proponente!”), arrivando a relativizzarne l’impatto proporzionalistico (“La Casa delle libertà è nata con il sistema maggioritario e non lo abbandonerà mai. Il sistema maggioritario rimane con il premio di maggioranza”). Gli animi si scaldano, volano urla (“Imbroglioni!”, “Intolleranti!”), poi iniziano gli interventi a titolo personale. L’ultimo è di Vittorio Sgarbi: “Questa legge è fatta tardi, ma non più tardi di quella che fece Mitterrand in Francia per emarginare Le Pen. Questa legge consentirà ad ognuno di essere quello che è, e non di stare dove la convenienza lo porta”.

Ora ci vorrebbe un altro post per dire che fine ha fatto ognuno degli intervenuti, come in quei film in cui i titoli di coda ti spiegano che l’amministratore delegato della multinazionale ora ha aperto un cocktail bar su una spiaggia caraibica e vive mangiando noci di cocco. Non sapevo se piangere o ridere, prima di mettermi a scrivere, ma in questo momento propenderei per la tristezza.

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2 commenti to “Quando nacque il Porcellum”

  1. Jacopo scrive:

    mi vengono due considerazioni. la prima è questa. citi gli interventi dei rappresentanti di tutti i gruppi e si vede bene che, fra i favorevolissimi al porcellum vi sono (naturalmente) forza italia e an (insomma, il pdl), e l’udc. quindi oggi non si comprendono gli strali selettivi del pd contro il solo pdl ma non contro l’udc, che a formare quella legge concorse in modo attivo e oggi non è che stia facendo più di tanto per fare in modo di cambiarla, a parte proporne una che sarebbe funzionale solo agli interessi privati di quel medesimo partito; schierati invece contro il porcellum, assieme a ds-margherita (oggi pd), vi erano già da allora i partiti di sinistra, come anche idv che non era in parlamento; curioso quindi che il pd oggi si scelga come interlocutore privilegiato un partito che quella legge la votò, e non gli altri che ad essa si opposero; visto e considerato che, in forza del complesso meccanismo previsto dalla legge, all’udc baterebbe allearsi, col pd o col pdl non importa, ed ecco che, pur avendo meno voti di idv e/o di sel (immaginando che vadano da sole) finirebbe per ottenere molti più deputati e per contare molto di più (in un ruolo di ago della bilancia non diverso da quello rivestito dal psi di craxi). la seconda considerazione che mi viene è questa. secondo me il sistema delle liste bloccate non dispiace poi molto, nemmeno al pd. perchè, se ci fossero i collegi uninominali, come farebbe il pd a far eleggere gente come morando, come ceccanti, come lo stesso giacchetti che pure fa lo sciopero della fame contro il porcellum, forse come lo stesso andrea sarubbi (e lo dico senza polemica alcuna)? si sa che l’elettorato di sinistra tende a essere più critico di quello di destra; si sa anche che, dove le primarie vengono fatte, di solito gli elettori pendono su candidati schierati a sinistra, spesso neanche pd; quindi: o che i summenzionati candidati onorevoli (l’elenco è esemplificativo), vengono paradossalmente candidati in un collegio “rosso”, quelli blindati dove si è sicuri di vincere comunque (il collegio di mantova, ad esempio, per credo due volte mandò in parlamento il friulano willer bordon, che non era sicuro di farsi eleggere nel suo collegio di appartenenza), operazione che, di fatto, non è diversa dal prevedere una lista bloccata, oppure il pd sarà costretto a ripensare molte cose; senza contare che, anche così, sarebbe comunque assai difficile che venisse eletto un impresentabile come calearo, oppure anche uno come ichino (si potrebbe fare la prova, magari in collegi “sicuri” di torino o di genova, tanto per vedere l’effetto che fa). se rimane il porcellum invece, il pd potrà continuare a usufruire delle liste bloccate, componendole col manuale cencelli in una mano e la bilancia nell’altra, e dare la colpa al resto del mondo del fatto che la legge non è cambiata. ecco perchè c’è da dubitare che, all’interno del pd, ci sia davvero la volontà di cambiare l’attuale legge elettorale, al di là di alcuni casi personali…

  2. cicero tertio scrive:

    …gli hanno ammazzato anche il maiale!
    Pover purscel!
    …nel senso del maiale!
    Sì beh, ah beh, sì beh, ah beh…

    (Jannacci: Ho visto un re)

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