Lo sciopero della fame non è un mio strumento di lotta politica, forse perché al digiuno volontario ho sempre dato – e continuo a farlo – un significato spirituale molto profondo, legato alla mia fede cristiana. Ma le azioni nonviolente di scuola radicale mi appassionano comunque, e in generale mi appassiona chi si fa paladino di battaglie giuste non a costo zero. Il mio amico Roberto Giachetti – che chiamo amico a sua insaputa, ma con il cuore – è uno di costoro: appena annusa qualcosa di poco chiaro nell’aria, rispetto a un impegno preso e non mantenuto, inizia uno sciopero della fame. Poi è così in buona fede che digiuna sul serio – tre cappuccini al giorno, that’s it – e non si fa nemmeno precedere o scortare da una batteria di comunicati stampa, come forse sarebbe il caso per non passare inosservato. No: la protesta di Roberto trova compimento nel gesto stesso, non nella sua eventuale risonanza.

Giachetti è alla quarta settimana di sciopero della fame per il cincischiare delle forze politiche sulla legge elettorale. Pur sapendo bene che in questo momento il Partito democratico non ha il coltello dalla parte del manico, non fa sconti a nessuno: il suo digiuno è un grido rivolto a tutti quelli che materialmente potrebbero sbloccare la situazione. Dunque anche il Pd, che con il proprio relatore – Enzo Bianco – ha almeno il compito di portare un testo nell’Aula del Senato: facciamo votare il nostro maggioritario a doppio turno, sostiene Roberto, e sfidiamo il Centrodestra emendamento su emendamento; se lo bocceranno, come è possibile, almeno l’Italia saprà che noi abbiamo tentato di cambiare il Porcellum, sostituendolo con una legge magari meno conveniente per il Pd dal punto di vista dei seggi ma decisamente più vicina al concetto di sovranità popolare. Può darsi anche che mettere in moto la giostra provochi effetti perversi – i numeri al Senato sono a favore di Pdl e Lega e quelli alla Camera possono facilmente diventarlo, con la collaborazione di qualche deputato sparso preoccupato della propria rielezione – ma non farlo significa finire nel frullatore dell’anticasta, in una massa indistinta, da cui diventa poi difficile tirarsi fuori. Di Pietro, per dire, ha l’occhio lungo e ci sta provando da ora, sfilandosi dal resto del mondo: da un lato ripete in continuazione di voler cambiare il Porcellum, dall’altro denuncia ogni colloquio in corso come un inciucio per far fuori l’Italia dei valori. Che poi significherebbe far fuori anche l’Udc, parte attiva nei colloqui stessi, visto che i sondaggi danno Casini addirittura sotto Di Pietro; ma le argomentazioni razionali non sono il forte dell’ex pm, e comunque l’obiettivo della sua comunicazione – parlare alla pancia dell’italiano arrabbiato – viene raggiunto lo stesso. Roberto Giachetti, che pure non è un fan di Antonio Di Pietro, sta cercando dunque con il suo digiuno di suonare la sveglia, prima che il tempo scada davvero. Sia chiaro: a lui, personalmente, non conviene neppure cambiare legge elettorale, perché nella situazione attuale del Pd un posto in lista nel Porcellum lo troverebbe di certo. Ma il mio amico non è uomo da calcoli, non lo è mai stato, e anche per questo è mio amico.

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2 commenti to “La protesta di Roberto”

  1. Fabrizio Scarpino scrive:

    Buonasera, o buonanotte o buongiorno (a seconda dell’ora
    in cui si legge.)

    Bello, mi piace questo sincero attestato di amicizia.

    In bocca al lupo all’On.Giachetti e alla sua battaglia.

    Il Porcellum va assolutamente sostituito con una
    nuova Legge Elettorale,
    non vi è dubbio.

    Cordialmente,
    F.S.

    P.S. Gentile Onorevole Sarubbi, (ovviamente non è
    un giudizio di valore sulla sua persona, ci mancherebbe:)
    ma,lei già non mi mangia la carne, se poi mi fa anche
    il digiuno, invece di #opencamera, poi ci sarà
    #openNONmireggoinpiedi.

    Sto scherzando: ho il massimo rispetto per le scelte
    alimentari di ciascuno
    e, sul significato cristiano del digiuno, comprendo bene:
    il digiuno è Preghiera.

    Saluti.
    F.S.

  2. Nessuna stima per chi usa il proprio corpo per un ricatto morale. Fuori dal PD.

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