La morte di Loris D’Ambrosio, consigliere del presidente della Repubblica, sta tirando fuori il peggio da un’Italia in cui faccio fatica a riconoscermi: non so chi sia stato a cominciare, ma arrivati a questo punto sto perdendo le speranze. L’attenuante c’è, ed è quella di un Paese che ha assistito a troppe stragi senza colpevole, ma la risposta non può essere quella (speculare) del complottismo. Che invece, per quanto riguarda D’Ambrosio, si è addirittura moltiplicato in due categorie: quello in vita (di marca dipietrista-grillina, con i morigerati articoli del Fatto Quotidiano) e quello funebre (di marca berlusconiana, con Il Giornale che oggi titola sobriamente “Condannato a morte”). Chiaramente, chi si diceva stomacato dal complottismo in vita ora pratica quello funebre, e viceversa.

A me il complottismo stava anche simpatico come genere letterario, finché l’Italia degli ultimi anni non me lo ha reso odioso: sarò forse fuori posto e fuori tempo, ma voglio credere di no. Voglio credere che si possa fare politica anche senza strumentalizzare ogni cosa, senza dar fiato all’ondata montante della presunzione di colpevolezza, e tutto questo livore – che non mi appartiene – a volte mi fa sentire straniero. Per fortuna c’è gente come Mario Calabresi, che oltre ad essere il direttore della Stampa è anche il figlio del commissario Calabresi, e dunque sulla materia ha più di un titolo per aprire bocca: oggi scrive cose bellissime, su D’Ambrosio ma soprattutto sull’Italia.

Di fronte alla morte di un uomo si resta sconvolti. Se poi quell’uomo era al centro di una polemica furibonda non si può non chiedersi se i toni usati fossero corretti o invece eccessivi e perfino micidiali. Loris D’Ambrosio è morto da uomo angosciato, si sentiva braccato e provava rabbia e frustrazione per vedersi completamente privato della sua storia, che non è certo storia di collusioni, di contiguità o di zone grigie con poteri mafiosi o criminali. Provava rabbia nel vedersi confuso, nel gioco delle semplificazioni mediatiche e nel turbine che indica ogni cosa che appartenga alla politica o alle istituzioni come marcia e corrotta, con gli accusati della trattativa tra lo Stato e la mafia. D’Ambrosio con quella non c’entrava niente, la sua colpa era un’altra, aver troppo ascoltato e rassicurato un ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Senato, Mancino, che protestava la sua estraneità e chiedeva aiuto per non essere coinvolto nell’inchiesta palermitana. La diffusione delle telefonate tra i due ha sollevato tanto clamore da far passare in secondo piano l’oggetto delle indagini: fare finalmente luce su uno dei momenti più bui della nostra storia, chiarire se, mentre Falcone e Borsellino venivano uccisi, c’era chi, nei palazzi del potere, cercava con i boss un accordo che mettesse fine alle stragi. Di sapere questo abbiamo bisogno, per scongiurare di trovarci ancora una volta a poggiare la nostra storia su verità mancate e giustizie tardive. È appena stato richiesto un processo e tra le persone per le quali si chiede il rinvio a giudizio c’è anche Mancino. Questo mostra che quelle telefonate non hanno avuto gli esiti sperati e che la giustizia non è stata intralciata. Ma D’Ambrosio è stato stroncato da un infarto prima di vedere la conclusione di questa vicenda e la sua morte lascia una tale quantità di tensione che finirà per avvelenare ulteriormente il dibattito in questo Paese. È stato Giorgio Napolitano a dare la notizia della scomparsa del suo collaboratore, con un comunicato scritto di suo pugno da cui emerge tutta l’angoscia e il dolore del Presidente della Repubblica per una «campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose, senza alcun rispetto per la sua storia». Sì, perché la storia di Loris D’Ambrosio era tutt’altra, era fatta di battaglia per la legalità, di impegno antimafia, di conoscenza eccezionale delle leggi. Anzi, vale la pena ricordare come per anni sia stato accusato, in modo più o meno velato, di essere tutt’altro, di essere l’ispiratore delle motivazioni giuridiche capaci di bloccare, ritardare o bocciare le leggi berlusconiane. E molti di quelli che ieri sera lo hanno indicato come vittima dei pubblici ministeri fino a non troppo tempo fa lo vivevano come una spina nel fianco. Avevo avuto modo di conoscere Loris D’Ambrosio nella preparazione delle celebrazioni per il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi e proprio lo scorso aprile – dopo la sentenza che ha chiuso senza condanne la strage di Piazza della Loggia – mi aveva parlato della necessità di dare attuazione alla legge sul segreto di Stato bloccata da anni. C’era in lui una sincera volontà di far fare un passo avanti alla conoscenza che abbiamo dell’altra grande stagione di misteri italiani, di spendersi perché si aprissero finalmente gli archivi riservati. Questa era la persona che avevo incontrato e che il pubblico ministero Ilda Boccassini ha ricordato come «un uomo che ha sempre salvaguardato l’autonomia e l’indipendenza della magistratura». Ma la barbarie che si è impossessata di molti italiani, anche di quelli che chiedono a gran voce verità, giustizia e che dovrebbero avere perlomeno senso di legalità, ha fatto sì che una gran quantità di commenti apparsi su Internet alla notizia della morte siano assolutamente osceni. Nessuna pietà, nemmeno il più elementare rispetto dei morti, ma dileggio, ironia e complottismi. Un fetore nauseabondo, un vizio tutto italiano che dura da decenni e di cui non riusciamo a liberarci. O recuperiamo il senso delle proporzioni e il rispetto per gli altri, abbandonando l’istinto al linciaggio e alla demonizzazione, oppure saremo davvero perduti.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , ,

7 commenti to “Fuori il peggio”

  1. Jacopo scrive:

    io credo che rispondere, di fronte a una critica, con frasi come “non si può toccare quell’uomo, con la sua storia”, non sia esattamente l’approccio più giusto. una persona va qualificata per quel che fa. e allora non si può condividere la frase di calabresi su d’ambrosio la cui unica colpa è di “aver troppo ascoltato e rassicurato un ex ministro dell’Interno ed ex presidente del Senato, Mancino, che protestava la sua estraneità e chiedeva aiuto per non essere coinvolto nell’inchiesta palermitana”; è chiaro che mancino, per provare la sua innocenza, doveva rivolgersi a ben altre sedi; doveva rivolgersi al suo giudice, invece che cercare di sfuggirgli chiedendo l’aiuto del quirinale; parimenti, compito di d’ambrosio non era certamente quello di ascoltarlo, nè tantomeno di “troppo rassicurarlo”; avrebbe semplicemente dovuto ricordargli che non è compito del quirinale intervenire per levare di mezzo una procura scomodo se ad essere indagato è un potente e un amico; così d’ambrosio non ha fatto, e per questo ha ricevuto delle critiche sacrosante, ribadite solo l’altro ieri, codice di procedura alla mano, da franco cordero su repubblica. spesso nei tuoi post sostieni che la politica dovrebbe essere una “casa di vetro”; ma allora, perchè qui il quirinale, che sa benissimo che l’intercettazione è indiretta, che napolitano ovviamente non rischia nulla di penale, che gli stessi pm hanno sostenuto l’irrilevanza, si oppone a che tale irrilevanza venga dichiarata nell’apposita udienza innanzi al g.i.p., e solleva un conflitto affinchè i pm vengano costretti a distruggerla prima, cosa giuridicamente inconcepibile (teoricamente, l’intercettazione potrebbe essere anche favorevole a mancino, di qui la necessità che sia un giudice a stabilirne la rilevanza; e fermo restando che l’obbligo di distruzione è stabilito per quelle illegittime, mentre è solo una possibilità nel caso di intercettazioni irrilevanti)? questi non sono insulti, non è una campagna di odio; sono domande, domande legittime, quasi ovvie per uno che studia la materia; domande che forse, se invece di mancino ci fosse stato un ex ministro del pdl, e se al posto di naploitano ci fosse stato un uomo del pdl, sarebbero arrivate anche dal pd.

  2. Virginia Invernizzi scrive:

    sono pienamente d’accordo con questo articolo, l’editoriale di Calabresi è stupendo e se è vero che non si può giustificare nessuno in base alla sua storia è anche vero che bisognerebbe attenuare i toni. D’Ambrosio non era neanche indagato e già si parlava come se il Quirinale avesse trattato direttamente con la mafia… si è stra-esagerato e ricordarsi che dietro nomi ed incarichi ci sono, sempre, delle persone

  3. Jacopo scrive:

    io non credo che si sia stra-esagerato. sono state fatte delle domande, e il quirinale non solo non ha voluto rispondere, ma ha mostrato una stizza da lesa maestà; allora è poi inutile che napolitano si richiami sempre alla costituzione o vada alle celebrazioni dicendo che “nulla può frapporsi alla ricerca della verità”. nessuno ha accusato napolitano e d’ambrosio di essere legati alla mafia (!!!), tantomeno la procura di palermo; più semplicemente, gli si è chiesto conto del perchè, di fronte alle telefonate di mancino, invece di congedarlo cortesemente ma alla svelta, gli abbiano dato così tanta corda; forse che questo, secondo te, virginia, rientra fra “le prerogative del capo dello stato”? e ancora, se io, o te, veniamo indagati di un reato, perchè non telefonare anche noi a napolitano? se ha risposto a mancino, allora perchè non dovrebbe farlo con tutti gli altri? e, infine, che cosa gli ha detto in queste benedette telefonate? certo non qualcosa di penalmente rilevante, è la stessa procura di palermo a escluderlo; ma qualcosa di molto rilevante dal punto di vista politico, quella probabilmente c’è; se napolitano è tanto sicuro di aver fatto il suo dovere (e in quel caso il suo dovere era, semplicemente, attaccare il telefono in faccia all’incauto mancino), perchè mai ora si agita tanto? il nostro presidente della repubblica, fra i suoi molti difetti, ha anche quello non solo di non sopportare, ma addirittura di non concepire le critiche politiche; non sono più di tanto le procure, a spaventarlo, ma i giornalisti (scalfari invece gli piace); e questa non è una gran cosa, visto che dovrebbe essere il garante di una costituzione, fino a prova contraria, democratica…

  4. cicero tertio scrive:

    @Jacopo, Invernizzina e non solo…
    non entro in questa questione perchè non l’ho seguita ma mi chiedo: è più importante questo o il fatto che Napolitano abbia calpestato la Costituzione nominando un senatore a vita per metterlo subito dopo alla Presidenza del Consiglio spingendo alle dimissioni un altro che era stato democraticamente eletto ?
    La carica di senatore a vita si conferisce a persone ” che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Non so se Monti rientrasse in questo novero per il suo passato di aver dato magari una multa alla Microsoft, lo rientrava certo un premio Nobel come Rita Montalcini ad esempio. Ma il fatto che lo avesse nominato per poi subito incaricarlo di fornare un nuovo governo è per me un usurpazione enorme delle sue prerogative, fatto molto più ben grave di quello che qui si sta discutendo. Ma nessuno lo evidenzia, ah già ce lo aveva chiesto l’Europa…

  5. Jacopo scrive:

    cicero, la questione che sollevi è importante. riguarda un po’ la cifra della presidenza napolitano, il suo modo di intendere la carica. io mi son fatto l’idea che siamo di fronte a un presidente che interpreta il suo ruolo in modo tale da renderlo molto poco quello di un garante della costituzione, e molto invece quello di un regista occulto, che si inserisce surrettiziamente nel gioco politico in modo da influenzarlo, indirettamente ma in modo decisivo; e l’ “operazione monti” (monti effettivamente non ha pienamente i requisiti che dovrebbe avere un senatore a vita di nomina presidenziale), con la regia occulta ma indispensabile del presidente della repubblica, ne è la prova. inoltre c’è anche un altro aspetto della presidenza napolitano: egli infatti, da politico e non da garante, spesso tende a mortificare il suo ruolo, e spesso preferisce “mercanteggiare” affinchè affermare con forza la costituzione, come (stavolta sì) le sue prerogative gli consentono e anzi impongono. qualche caso? la nomina di due giudici costituzionali, paolo grossi e marta cartabia; all’indomani del caso englaro, un giudice della corte di nomina presidenziale era scaduto dal mandato, e bisognava nominarne un altro; la maggioranza era rimasta scottata dalla posizione assunta dalla corte sulla vicenda, cosicchè napolitano, a mente di due articoli, di repubblica e del manifesto, non smentiti, si fece proporre da berlusconi una terna di nomi (ovviamente graditi a berlusconi), tre giuristi ultra-cattolici, fra i quali scelse paolo grossi, probabilmente il male minore, vista la sua levatura; peccato che, a mente della costituzione, i cinque giudici di competenza del capo dello stato implicano l’”esclusiva responsabilità” di quest’ultimo, non certo una trattativa con la maggioranza di governo; quanto alla cartabia, nominata dopo la prematura scomparsa di maria rita saulle, basta ricordare che si tratta di una giurista molto vicina a cl, che scrive cose come “sul caso englaro la cassazione non avrebbe dovuto agire così, perchè la vita è un mistero…” e via discorrendo (davero si può pensare che anche questa nomina sia stata fatta in piena autonomia, visto che allora c’era ancora berlusconi al governo?). si potrebbe ricordare poi la miriade di volte in cui, invece di rispedire una legge o di non firmare un decreto, il nostro ha preferito far sapere “informalmente” alle camere le sue “forti perplessità” (ce lo vedi anche solo uno scalfaro fare così?). e qui ritorniamo al punto di partenza: un presidente della repubblica che intende il suo ruolo in questo modo, è un presidente che ha interesse a che del suo operato si sappia il meno possibile, per poter essere criticato il meno possibile; per sua fortuna siamo in italia, e non corre questo rischio…

  6. Jacopo scrive:

    dopo “mercanteggiare” ho scritto “affinchè” quando evidentemente intendevo “piuttosto che”. good night!

  7. cicero tertio scrive:

    @Jacopo
    complimenti, hai fatto un ritratto ed un trattato esaustivo. La faccenda di Monti non è proprio andata giù. Un Presidente del Consiglio emanazione del Presidente della Rupubblica con tanto di nomina senatoriale a vita, conferendogli così una cambiale in bianco per il suo successivo mandato non si era ancora vista e spero non si vedrà più in futuro.

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 6 + 2 ?
Please leave these two fields as-is: