Tra le riflessioni intelligenti lette in queste ore, in un lunedì particolarmente nero per i mercati, quelle di Leonardo Becchetti hanno il pregio di essere comprensibili anche dai non addetti ai lavori. Becchetti, a me molto vicino per formazione umana, è un economista molto serio, che insegna a Tor Vergata e si occupa da anni di economia solidale; il suo pallino, la felicità sostenibile, è anche il titolo di un blog che tiene sul sito di Repubblica.

L’Italia è attualmente divisa su posizioni piuttosto estreme, quasi caricaturali, che hanno il vantaggio di semplificare (il rigore è la soluzione o un ulteriore problema?) ma lo svantaggio di non dire tutta la verità. Becchetti oggi spiega bene alcuni punti controversi, con domande e risposte. Ne ho scelte alcune.

Quanti sono i fronti di questa crisi?
Sono tre; i) l’azione interna al nostro paese per risanare le finanze e far ripartire lo sviluppo; ii) il problema di scarsa coesione tra i partner europei; iii) la speculazione che ha creato lo spread. Lo spread è stata una geniale invenzione dell’attacco speculativo per creare un fossato abnorme tra i virtuosi e i non virtuosi in modo tale da dividere i loro interessi ed attenuare la propensione a trovare una soluzione comune alla crisi.(…) Nell’analisi della crisi bisogna evitare di essere solo complottisti o solo sacerdoti del rigore. Per avere una visione equilibrata e completa della crisi bisogna considerare tutte e tre queste prospettive che si intrecciano.

Perché lo spread era più basso quando il gap tra il rapporto debito/PIL italiano e quello degli altri Paesi era maggiore ?
Perché l’attacco speculativo è iniziato dopo. I tedeschi si finanziavano al 4.5 percento a due anni nel 2007 e allo 0 percento oggi con un rapporto debito/PIL aumentato di 15 punti. A fine 2008 il rapporto debito/Pil tedesco era 65% contro 105% nostro (e lo spread 150). Oggi siamo ad 80% e 120% ma lo spread è aumentato di 400 punti (dicembre 2011) e 350 punti (oggi con Monti e la politica di risanamento del bilancio). Ovvero proprio quando gli indebitamenti anche di Paesi precedentemente virtuosi sono aumentati a seguito della crisi finanziaria, lo spread è salito ed è iniziata una forte concorrenza nel collocamento del debito: mors tua vita mea.

Perché ci sono Paesi con situazioni debitorie molto peggiori delle nostre e nessuna crisi finanziaria (come Giappone e Stati Uniti) ?
Perché hanno a disposizione due strumenti di controllo che noi non abbiamo (il tasso di cambio e la politica monetaria autonoma) e perché la speculazione non li ha attaccati. Ci manca in ultima analisi una BCE prestatrice di ultima istanza che si dichiari pronta ad acquistare i titoli dei Paesi in difficoltà (stampando moneta e quindi facendo una manovra espansiva) in cambio del loro impegno a proseguire sulla strada del risanamento. E un tasso di cambio che nei momenti di crisi ed alta volatilità è una valvola di sfogo e di riequilibrio importante. Ancora una volta bisogna mettere insieme i tre piani. Non è giusto pretendere una BCE che intervenga per coprire le nostre debolezze a prescindere dagli sforzi di risanamento ma pensare che questi bastino senza curare gli altri due fronti (speculazione e coesione nell’UE) è illusorio.

Basta fare bene i compiti a casa per riuscire a ridurre lo spread ?
No perché la speculazione non è lo specchio oggettivo dei progressi di un paese. La speculazione non fotografa la crisi ma la crea con le sue manovre. Senza gli eccessi dello spread la crisi sarebbe forse già alle spalle. L’eccesso di spread è il secchio bucato che ha fino ad oggi limitato l’efficacia dei nostri sforzi di risanamento dal lato dell’economia reale. Dopo l’approvazione del fiscal compact l’Italia si è impegnata a ridurre del 3 per cento all’anno la quota del rapporto debito/PIL in eccesso del 60 percento. Vuol dire circa 40 miliardi all’anno di manovra. È impossibile realizzarli a questi livelli di spread.

Qual è il modo migliore di fare i compiti a casa ?
Bisogna cercare a parità di risorse di bilancio di trovare nuove risorse per ridurre le tasse sui redditi e sul lavoro. Qualche risorsa in più potrà arrivare dalla lotta all’evasione se andrà meglio del previsto, dalla spending review e dal riordino degli incentivi alle imprese. Vendere pezzi di risorse pubbliche non è particolarmente conveniente adesso perché i prezzi sono stracciati. Bisogna inoltre fare tutte le riforme a costo zero possibili per colmare i divari di qualità del nostro sistema economico rispetto al modello tedesco (banda larga, istruzione, pagamenti della PA, lentezza della giustizia civile, eccesso di burocrazia, ecc.). È necessario inoltre dare garanzie che la stabilità politica e la politica di risanamento e sviluppo proseguirà anche dopo Monti.
Si potrebbe fare qualcosa di più audace come in Francia dove Hollande ha varato una riforma fiscale aumentando significativamente la progressività a parità di gettito per aumentare le risorse a disposizione dei ceti più poveri. È un’idea intelligente perché i ceti medio-bassi consumano una quota di reddito maggiore di quelli alti.

Su cosa potrebbe vertere l’accordo rigore contro solidarietà tra Nord e Sud dell’Unione Europea?
I pilastri sono il fiscal compact, il controllo dell’UE sui saldi delle manovre, una vigilanza bancaria europea, una garanzia europea sui depositi bancari in cambio dell’approvazione dello scudo anti-spread.

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2 commenti to “La crisi spiegata a mia zia”

  1. Marco scrive:

    “Ci manca in ultima analisi una BCE prestatrice di ultima istanza che si dichiari pronta ad acquistare i titoli dei Paesi in difficoltà (stampando moneta e quindi facendo una manovra espansiva) in cambio del loro impegno a proseguire sulla strada del risanamento.”
    Una domanda: ma per caso la FED “ricatta” il governo degli stati uniti quando compra titoli pubblici? Cioè gli dice adesso tu fai i compiti a casa, fai questo, questo e quest’altro… Cioè, è per caso la FED a dettare le politiche a Obama?

    E riguardo il tasso di cambio è proprio lì il problema. Infatti, con il Marco e con la Lira, con una situazione di bilancia dei pagamenti in surplus per la Germania, si sarebbe dovuto avere un aggiustamento sul lato dei cambi, cosa evidentemente non possibile con l’Euro (una sorta di cambio fisso Lira/Marco).

  2. cicero tertio scrive:

    Più tardi rispnderò più dettagliatamente. Quello che manca in questa analisi è che lo spread creato dalla speculazione brutta e cattiva non è altro che il suo convincimento che questa Europa non esiste nella solidarietà, e lo stiamo ben vedendo con la Germania che nicchia(la Merkel dice ora che forse l’euro non reggerà, la corte costituzionale tedesca rimanda la decisione sull’ESM al 12 settembre mentre i mercati crollano…).
    I provvedimenti del governo sul rigore, che andavano certo fatti, dispiegherannom il loro effetto tra mesi od anni e intanto la casa brucia, questo non lo capisce?
    Noi invece siamo bravi, virtuosi, crediamo incrollabilmente nell’Europa, abbiamo un parlamento coscienzioso e sopratutto informato che ha approvato semnza batter ciglio il Fiscal Compcat.
    Quardatevi questo video se volete farvi due risate per non piangere….

    http://www.youtube.com/watch?f.....SWDvw0185Q

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