L’etichetta di ipermontiani, appiccicata da qualche commentatore politico all’iniziativa di ieri, è evidentemente una caricatura: come ha detto Marco Follini, “Monti non è il Papa e noi non siamo le guardie svizzere”. In quel noi c’è comunque un pezzo di Pd – ma non solo del Pd, va detto – convinto che, dopo un anno di riforme con la cinghia stretta, sia impensabile ricominciare da zero, come se niente fosse: che lo stesso Centrosinistra, cioè, non possa più permettersi di essere lo schieramento della spesa pubblica, perché anche i laburisti inglesi hanno capito – parole di David Miliband – che “essere associati allo Stato è il bastone con cui la sinistra viene picchiata in tutta Europa”. Crediamo invece che il consenso non si estragga più dalla miniera della spesa pubblica e che le linee su cui si sta muovendo questo governo (in primis proprio la revisione della spesa e il pareggio di bilancio) siano binari da cui un eventuale esecutivo guidato dal Partito democratico non potrà permettersi di deragliare, quali che siano gli alleati.

Delle varie cose ascoltate ieri mi ha colpito molto il mea culpa di Pietro Ichino, classe 1949, a nome della sua generazione, “quella che ha avuto la ventura di nascere nel quindicennio successivo all’ultima Guerra mondiale, imputata di molte responsabilità gravi nei confronti delle generazioni successive”.  Ichino ne ha individuate 7, che copia-incollo dal suo intervento:

1. Aver condotto il Paese a consumare in ciascuno degli ultimi trent’anni l’equivalente di circa 30 miliardi di euro più di quanto il Paese stesso fosse in grado di produrre, accollandone irresponsabilmente il debito ai figli e ai nipoti;
2. avere utilizzato quel denaro preso a prestito non per investirlo in infrastrutture moderne, o in istruzione, o in altri beni duraturi, ma per riservare a sé impieghi pubblici usati come rimedio alla disoccupazione e trattamenti previdenziali e assistenziali di cui sapevamo benissimo (quanto meno dall’inizio degli anni ’90) che essi non avrebbero potuto essere estesi alle generazioni successive;
3. non avere colto, dieci anni fa, l’occasione straordinaria offerta dall’euro per incominciare a ridurre il debito pubblico, sfruttando il drastico abbattimento degli interessi che il nuovo sistema monetario ha portato con sé in dote (se anche soltanto nella prima metà dell’anno scorso, prima della crisi scoppiata nel corso dell’estate, avessimo adottato misure analoghe a quelle contenute nel programma del Governo Monti – come pure già si sapeva che si sarebbe dovuto fare: basti leggere gli atti dell’assemblea del Lingotto del 22 gennaio 2011 – oggi il Paese non correrebbe il rischio gravissimo che corre e il debito avrebbe già incominciato a ridursi);
4. non aver saputo dare al Paese un sistema istituzionale – a partire dal sistema elettorale – capace di superare i particolarismi faziosi sul piano politico e i veti incrociati delle varie corporazioni su quello economico; basti osservare in proposito che il Paese stesso oggi affronta la crisi più difficile e pericolosa vedendo alternarsi tra loro in Parlamento, a seconda delle occasioni, la maggioranza che vota la fiducia al Governo Monti e la maggioranza PdL-Lega che nella prima parte della legislatura ha sorretto il Governo Berlusconi, che vuole cose opposte; e rischia fortemente di uscire dalle prossime elezioni politiche senza una maggioranza parlamentare in grado di governare;
5. aver lasciato aggravarsi il difetto del sistema di istruzione, formazione e orientamento professionale rispetto alle esigenze dell’inserimento delle nuove generazioni nel tessuto produttivo, al punto da generare una situazione di vera e propria esclusione di un terzo dei ventenni di oggi sia dalla scuola sia dal mercato del lavoro;
6. aver lasciato che un vecchio sistema di protezione del lavoro, modellato sulle caratteristiche del tessuto produttivo di mezzo secolo fa, generasse lungo l’arco degli ultimi tre decenni un fenomeno macroscopico di esclusione di metà dei new entrants dal lavoro regolare, con il conseguente instaurarsi del peggiore regime di apartheid tra lavoratori protetti e non protetti che sia oggi osservabile in tutto il panorama dei Paesi occidentali industrializzati;
7. infine, una responsabilità forse ancora più grave di tutte queste è di avere disperso gran parte dell’amor di Patria, del senso dello Stato, di quelle civic attitudes che hanno costituito la fonte della nostra Costituzione repubblicana. Quelle stesse civic attitudes che costituiscono oggi il presupposto indispensabile perché un popolo possa avere fiducia nel proprio futuro e – nella nostra situazione specifica – perché gli altri popoli europei possano accettare di costruire con noi un rapporto solido di fiducia e solidarietà reciproca.

Conclusione. “Ciò di cui il Paese oggi ha bisogno urgente è un’opera lunga – l’orizzonte non può essere meno che decennale ‑ di ricostruzione culturale, economica, istituzionale, e di riequilibrio tra gli interessi delle generazioni vecchie, di quelle più giovani e di quelle future. Un’opera compatibile, certo, con l’alternarsi al governo di schieramenti politici di diversa natura, ma a condizione che essi condividano almeno gli obiettivi fondamentali a cui orientare l’azione e i vincoli da rispettare”. Oggi tutto questo manca ancora: non vorrei che tra 22 anni – quando noi quarantenni avremo l’età attuale di Pietro Ichino – qualcuno dei miei coetanei si ritrovi a dover rileggere lo stesso mea culpa, perché avremo fallito come i nostri genitori.

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7 commenti to “Le colpe dei padri”

  1. Marco scrive:

    Andrea con queste idee state trascinando il Paese nel precipizio…

  2. pfra64 scrive:

    Concordo su tutto tranne che su una cosa: non è la responsabilità della generazione di Ichino ma di tutte le generazioni.
    Fa parte del carattere degli italiani, di due secoli fa, del secolo scorso e di questo secolo. Per questo non cambieremo mai.
    Avremmo dovuto avere una storia diversa, niente Chiesa o per lo meno una cultura protestante che scardinasse i millenni di incrostazioni politico-sociali in cui il suo braccio Secolare ci ha avvolto.
    Avremmo dovuto avere una Rivoluzione ma fummo, esattamente come ora, opportunisti. La stessa Unità d’Italia fu un fenomeno d’elite.
    Avremmo dovuto avere persino una geografia diversa, con le Alpi che ci hanno isolato dal resto del mondo per tutto il medioevo e gli Appennini che hanno diviso internamente il nord dal sud, l’est dall’ovest.
    Insomma, siamo incorreggibili e per questo con un brutto destino, ma non dipende da questa o quella generazione, dipende da tutti.

  3. Virginia Invernizzi scrive:

    io credo che se questo paese prende coscienza dei suoi limiti e delle sue possibilità ce la può fare a rialzarsi. Insomma la ripresa sarà nel 2013 poi pian piano si può continuare a crescere. E’ importante smettere di raccontarsi favole, sarà tutto diverso, se saremo fortunati ci sarà un UE più forte, più possibilità di investimento e di spostamento anche per trovare lavoro, ma il paese dovrà cambiare lo Stato non potrà più essere il più grande datore di lavoro, bisognerà ricostituire tutto il sistema dei concorsi infiltrato da sistemi clientelari, saremo costretti a crescere. Sarà doloroso.Ma è l’unico modo per andare avanti e non indietro, forse verso l’Unione Politica Europea.
    La mia generazione ( io sono nata nell’88) pagherà carissimo tutto questo temo, dopo essersi fatta 20 anni di Berlusconismo, ma temo sia l’unica via d’uscita

  4. Marco scrive:

    Ci sarà stato l’errore dei padri, ma a me sembra che anche i figli stanno sbagliando grosso (sempre che un prof di 70 anni si possa considerare figlio… in realtà è un altro padre che sbaglia…)

  5. cicero tertio scrive:

    Senti un po’ Invernizzina, e non lo dico solo a te, credere che i mali di cui soffriamo, che sono dovuti ad una crisi sistemica, un ciclo secolare, inaspriti dalla globalizzazione fatta a tappe forzate e dalla sciagurata introoduzione di una moneta unica tra nazioni disomogenee senza vincoli di solidarietà (anzi in concorrenza secondo l’deologia della Merkel) derivino invece da aver avuto e dovuto sopportare 20 anni di Berlusconismo mi fa ridere a crepapelle.
    Il ventennio è un termine che va riferito al regime fascista che illuse dapprima gli italiani e finì in avventurismo come con la guerra d’Etiopia e poi in una tragedia con l’alleanza col nazismo e una sanguinosa guerra mondiale e civile che fece centinaia di migliaia di morti.
    Berlusconi, che peraltro io ho sempre anche qui criticato, ha solo illuso con le sue sparate e le sue gags, non ha rovinato nessuno (quello lo sta facendo ora Monti che con le tasse sta mettendo in ginocchio le aziende e i privati e lo han fatto Prodi & soci facendoci antrare nell’euro) e non ha certo mandato a morire nessuno al fronte.
    E’ incredibile questa ideologia che vede in Berlusconi il male assoluto. Ma l’hai studiata la storia a scuola o forse perchè hai solo ventann o poco più nin hai presente il passato? Molti giovani in effeti conoscono ben poco del passato, basta far loro delle domande e si sentono risposte incredibili.
    Facevi anche tu parte della folla che esultava e brindava quando Berlusconi saliva in auto al colle a dimettersi ?
    Adesso avete avuto Monti, tenetevelo ben stretto, coccolatevelo e godete, godete… per il prossimo ventennio !

  6. cicero tertio scrive:

    @Marco

    se abbiamo perdonato i compagni che sbagliavano non vorrai che adesso non perdoniamo anche i padri, a presxindere dall’età (chiudendo un ochhio sull’eventaule mestiere delle loro madri)…

  7. Jacopo scrive:

    “apartheid fra lavoratori protetti e non”; ora, tu ami strillare quando ti si fa notare quanto poco conosci la materia; riprendo il tema con un esempio. un carissimo amico, mio coetaneo (classe ’88); solo che lui lavora già, fa il geometra; il padre, classe ’58, è quello che tu chiameresti un “protetto”; messo in mobilità pochi mesi fa, e con la pensione slittata all’improvviso di cinque anni grazie alla riforma votata da voi in due giorni, si ritrova d’improvviso a essere un “esodato” (così imparano, questi “protetti”); il figlio in pratica è un dipendente in un piccolo studio nel mio paese, ma formalmente è un consulente, con partita iva propria, pur lavorando per un unico committente; l’impagabile ichino ci spiega che, con questa riforma, cose così non saranno più possibili; peccato che nessuno l’abbia detto al mio amico geometra, e a tutti quelli che lavorano con lui, alcuni anche quarantenni e oltre; tutti consulenti, tutti a partita iva. il problema ora è chiedersi: ma queste forme contrattuali, da dove sono spuntate? chi le ha inventate? perchè a me risulta che la prima legge a introdurre forme massicce di precariato in italia porti il nome di tiziano treu, non un “conservatore”, un “ideologico”, uno che “guarda all’indietro”; no, un “riformista”, peraltro della stessa scuola giuslavoristica di ichino; bastava levarli, i contratti precari, visto che ne abbiamo quasi 50 forme. perchè non è stato fatto? è ora di smetterla con questo discorso delle “colpe dei padri”, che hanno vissuto “al di sopra delle loro possibilità”; in casa mia, in casa di tutti quelli come me, non si vive al di sopra delle proprie possibilità; si fa con quel che si ha, si risparmia dove serve. ed è tempo di farsi un’altra domanda: ma chi lo decise, all’epoca, che i lavoratori del pubblico impiego potevano andare in pensione con 20, 15 anni di servizio? lo decise l’allora partito di governo, il partito nelle cui file saresti stato deputato pure tu, all’epoca, se fossi di vent’anni più anziano; scelta fatta, ovviamente, per tutelare la base elettorale di quello stesso partito. chi è che vive al di sopra delle proprie possibilità? non sarà la politica? non saranno parlamentari e consiglieri vari? perchè voi lo stièpendio non ve lo siete ancora tagliato? perchè non siete neanche riusciti a fare una legge che destinasse parte dei vostri rimborsi faraonici ai terremotati? perchè è dovuto intervenire il governo con decreto (perchè il governo E’ intervenuto con decreto, vero?)? perchè, nel paese con la più bassa mobilità sociale d’europa, mi devo far fare la morale da uno, come ichino, che ha ereditato lo studio di avvocato direttamente dal papi, e da una, come la fornero in deaglio, che piazza la figliola a lavorare in casa sua?

    votavano per voi, prima, il padre protetto e il figlio che fa il geometra a contratto; uno lo ha fatto per una vita; l’altro per pochi anni, appena maggiorenne. ora non vi votano più, nessuno dei due. e questo, almeno, è un bene…

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