Fino a qualche anno fa, l’inizio del Ramadan era roba da appassionati di politica estera; oggi, nonostante i musulmani siano solo un terzo degli immigrati regolarmente residenti in Italia, comincia a riguardarci un po’ più da vicino. Alcune aziende prevedono accordi specifici per i lavoratori musulmani, tanto per fare un esempio, e questo è certamente un segno di civiltà; molto però è lasciato alle singole iniziative, perché lo storico problema delle divisioni tra le varie comunità – che neppure l’istituzione della Consulta per l’Islam presso il Viminale è riuscita a ricomporre – ha impedito finora la firma di un’intesa con lo Stato italiano. Ed è un peccato, perché due brevi storie che mi sono venute in mente oggi mostrano quanto siano sempre più delicate le questioni legate alla dimensione pubblica della fede.

Germania. La Corte regionale di Colonia giudica la circoncisione un illecito penale: contrasta con la tutela dell’integrità fisica garantita dalla Costituzione e viene eseguita su un soggetto che non è in grado di esprimere la propria volontà e che un domani potrebbe chiedere conto allo Stato di non averlo protetto. Il tutto, nonostante la circoncisione in tenera età sia una pratica riconosciuta – e addirittura consigliata – dall’Organizzazione mondiale della sanità: “Se ne deduce – scrive oggi Franco Debenedetti sul Sole 24 ore – che per la Corte può essere penalmente rilevante solo l’intenzione religiosa per cui è stata eseguita. Il che equivale a stabilire che un ebreo non può seguire i dettami della sua religione senza violare la legge penale. Un’assurdità”. La comunità ebraica protesta, arrivando a definire questa sentenza “il più grande attacco dopo la Shoah”, e incassa la solidarietà delle istituzioni: “la libertà religiosa deve essere salvaguardata”, dichiara Angela Merkel, aggiungendo che di questo passo la Germania rischia di diventare un Paese “comico”. Ieri il caso arriva in Parlamento e il Bundestag vota quasi all’unanimità (il quasi è per l’astensione della sinistra radicale Die Linke) una mozione, impegnando il governo – che comunque si era già attivato – a un provvedimento che tuteli il diritto alla circoncisione, a patto che non provochi “sofferenze inutili”. “Un gesto di tolleranza di cui si sentiva il bisogno – commenta oggi Paolo Lepri sul Corriere della Sera – in un mondo dove l’intolleranza fa sentire spesso la sua voce minacciosa. Una scelta contro tutti i fondamentalismi, religiosi e antireligiosi”.

Italia. La comunità sikh – di cui poco si parla, ma che in Italia comprende 60 mila persone, ossia addirittura il doppio della comunità ebraica – chiede al ministero dell’Interno il riconoscimento della “personalità giuridica di ente di culto diverso dal cattolico”, ai sensi di una legge del 1929 e di un regio decreto del 1930. A giugno 2010 il Consiglio di Stato esprime parere negativo, perché i sikh indossano un pugnale (chiamato Kirpan e metaforicamente finalizzato a resistere al male) che per la legge italiana rientrerebbe fra le armi improprie. È vero che esistono “giustificati motivi per portare fuori dalla propria abitazione armi improprie”, proseguono i giudici, ma la “ritualità del Kirpan” non vi rientra, anche perché il male è un concetto un po’ vago e non si sa mai. Harwant Singh, presidente dei sikh in Italia, fa due obiezioni: la prima è che la lunghezza del Kirpan non è prescritta da nessuna norma religiosa, quindi può rientrare anche sotto la soglia dei 4 centimetri ammessa dalla legge per le armi da taglio (i famosi coltellini da boy scout); la seconda è che comunque il Kirpan viene indossato “sotto gli abiti, legato a una cintura di stoffa, e non è immediatamente estraibile”. Il Viminale, però, respinge le due obiezioni e con una lettera di poche settimane fa rigetta l’istanza della personalità giuridica. Come dicono gli americani, food for thought.

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13 commenti to “Food for thought”

  1. Filippo Casini scrive:

    Per motivi di lavoro mi trovo spesso a contatto con la popolazione sikh e non posso che darne un giudizio positivo. Certo, hanno anche loro degli usi e costumi non proprio consoni ai nostri (per esempio il concetto che hanno della donna oppure della pulizia) ma si integrano benissimo nel tessuto sociale nel giro di pochi anni, imparando la lingua e rispettando le nostre abitudini. E i loro figli sono italiani a tutti gli effetti (vi giuro che sentire un ragazzo con il turbante parlare toscano è un’esperienza da vivere…)
    Un piccolo problema, però, andrebbe analizzato: non è possibile che tutti i sikh che vengono in Italia prendano i cognomi Singh (per l’uomo) e Kaur (per la donna). Per distinguerli bisognoa guardare il codice fiscale perchè si chiamano tutti uguali.

  2. cicero tertio scrive:

    Quando arriveranno anche i marziani nel Bel Paese ? mancano solo loro !
    In fondo la crisi, che non ha ancora mostrato i suoi lati peggiori reali indurrà qualcuno di oloro a ritornare al paesello natio ove praticare liberamente i suoi usi e costumi ?

    avanti con gli insulti, prego …

  3. Filippo Casini scrive:

    Niente insulti da parte mia perchè penso che sia sempre importante avere rispetto delle idee e delle “persone”, qualunque sia l’etnia, la provenienza o la religione (anche degli eventuali marziani, sì).
    Non condivido questa divisione fra “noi” e “loro”. La crisi ha colpito tutti i residenti in Italia e chi ne ha risentito di più sono proprio i più poveri che, spesso, sono gli stranieri.
    Il fatto che la crisi induca molti a fare ritorno al proprio Paese è abbastanza ovvio e sta già accadendo. Non viene pubblicizzato soltanto perchè fa meno ascolti il flusso di ritorno piuttosto che “l’orda” in arrivo.

  4. cicero tertio scrive:

    Io penso che ciascuno debba stare a casa propria se vuole veder riconosciuti e conservare i suoi usi e costumi. La storia ha creato popoli, religioni, lingue, tradizioni, e appunto usi e costumi diversi, per non parlare delle varie razze diverse tra loro perchè l’evoluzione le ha adattate somaticamente e fisiolagicamente agli specifici climi e latitudini.
    Vedere per le nostre stade donne islamiche fasciate e velate come mummie, o vestite sgargiantemente come certe africane o uomini barbuti fino quasi alla pancia confesso che mi crea un senso di disagio e mi chiedo se questo è ancora il mio paese o sia diventato un porto di mare a cui chiunque può approdare. La nostra storia non è quella degli Stati Uniti o di nazioni recenti formatesi su nuovi continenti.
    Non ho nulla in particolare contro i Sikh che sono persone pacifiche a quanto si dice ma altri che qui son venuti hanno portato il loro integsalismo e intolleranza. Qualcuno di loro ha anche detto ” Vi distruggeremo con le vostre leggi” e frasi simili le ho sentite io di persona da un posteggiatore abusivo a cui avevo rifiutato l’indovuto obolo.
    Approdai su questo sito nel marco 2010 commentando un post di cui riporto il link e in cui trascrissi cosa diceva in proposito il primo ministro australiano:
    http://www.andreasarubbi.it/?p.....ment-10551

    Quanto alla crisi sta colpendo tutti, specialmente il ceto medio che è occupato prevalentemente negli impieghi pubblici e nel terziario, molti lavori manuali però sono stati però presi da stranieri perchè i nostri giovani non li volevano sdegnosamente più fare, cosicchè ora con la crisi credo che ne soffriamo più noi di loro. In particolare non credo che ne soffrano i cinesi che si sono ramificati ed espansi nelle loro attività commerciali e manifatturiere, acquisendo anche negozi e magazzini, creando un’economia parallela, chiusa e opoca per non dire che di molti non si conosce nemmeno il vero nome e pare anche abbiano la caratteristica di non morire mai.

  5. Alessandro Porro scrive:

    Gentilissimo Onorevole, sto scrivendo una tesi proprio sul difficile contemperamento tra l’ordinamento italiano e il porto del kirpan. Non ero a conoscenza di questa pronuncia del Consiglio di Stato riguardante il kirpan.
    Volevo sapere se c’è un modo per conoscere tutte le sentenze relative all’argomento. La ringrazio molto.

    Alessandro

  6. cicero tertio scrive:

    @Alessandro Porro
    Non vorrei sembrare scortese, ficcanaso od invadente ma quanto è utile spendere soldi di iscrizione universitaria, tempo e fatica per fare una tesi simile? A quale futura occupazione lavorativa è propedeutica e quale priorità ha su altre tematiche giuridiche?
    Poi ci si lamenta che c’è disoccupazione intellettuale…

  7. Alessandro Porro scrive:

    Caro Cicero,lascerò qui stare le mie traversie universitarie che a nessuno interessano e mi limitero a dire che la suddetta tesi era l unica non banale nel ventaglio prospettatomi dal docente. Non è mia intenzione diventare un Calamandrei o uno Zagrebelsky,Le sembrerà un volgare abominio ma sono uno dei tanti fantaccini di quell’esercito di giovani che sperano di terminare l università per dedicarsi finalmente ad altro. La tesi poi non è propedeutica ad alcuna professione,semmai è propedeutica ad una stretta di mano e ad una pergamena che oggi vale quanto la tessera del Carrefour.
    Chiudo dicendo che a mio modestissimo parere in una società multietnica una tesi simile è molto più interessante di una tesi sull’errore nei contratti o sul dolo e le altre amenità che da secoli si propinano a giurisprudenza. La disoccupazione intellettuale forse è da ricercarsi altrove

  8. cicero tertio scrive:

    Grazie per la risposta, comprendo quanto detto, certo che se quella era l’unica tesi non banale prospettata dal docente chissà quale erano le altre…
    ma capisco, bisogna adattarsi ai tempi ed alle nuove tematiche che la società multietnica ci offre, ma io questa multietnicità non la amo proprio, al professore avrei chiesto se fosse stato per caso scemo… evidentemente sono ormai sono troppo vecchio e sclerotizzato su posizioni di retroguardia, il futuro appartiene ad altri.
    Combinazione la tessera del Carrefour ce l’ho anchio, non mi hanno chiesto però al rilascio di fare alcuna tesi. Una potrebbe essere stata: “come rispamiare in tempo di crisi: le opportunità che si possono trovare nei prodotti di imminente scadenza posti nel banco apposito con lo sconto del 50%). Avrei portato la mia esperienza di vita vissuta, forse più utile degli aspetti giuridici del kirpan.
    PS: ma almeno serve a spalmare il formaggino ?

  9. cicero tertio scrive:

    Mi è venuta un’idea brillante: per superare le difficoltà dovute alle nostre leggi incerte e restrittive perchè non internazionalizzare la questione con l’adozione del Coltellino Svizzero ? La Svizzera è un paese neutrale, pacifico, da 500 anni non fa guerre, quindi il suo coltellino non potrà mai essere considerato arma da offesa; per non parlare poi anche degli altri innumerevoli vantaggi pratici collaterali che la sua multifunzionalità può offrire:
    oltre a spalmare con la lama il formaggino (preferibilmente svizzero), con il cavatappi si potrà sturare una bottiglia di buon vino barbera, se gli alcolici sono però banditi dalla loro religione, si potrà sempre usare l’apribottiglia per i tappi metallici. Poi con le forbicette potranno di tanto in tanto darsi una spuntatina alla barba; se praticano piccoli lavori di artigianato il cacciative ed il seghetto siriveleranno utilissimi.
    Naturalmente di dovrà redigere un protocollo ed un disciplinario per stabilire la caratteristche rigorose che tali coltellini dovranno avere; si dovrà insediare un’apposita commissione internazionale a spese dalla Presidenza del Consiglio che io metterei sotto l’egida delle Nazioni Unite, che nominerà a sua volta un ispettore, stabilire un accordo con la Svizzera per la fornitura che naturalmente sarà pagata nei loro pregiati franchi prevedendo all’uopo uno stanziamento adeguato nella prossima finanziaria. Per reperire i fondi basterà un piccolo aumento delle accise sui carburanti, ormai con il prezzo che hanno passerà inosservato.

  10. Alessandro Porro scrive:

    Diciamo che quello dei kirpan è più che altro un falso problema che per certi versi nemmeno meriterebbe di approdare nelle nostre già oberate aule di tribunale. Nessuno di loro pretende di andare in giro sfoggiando katane degne di Kill Bill o la spada laser di Guerre Stellari, tanto più che gli spadoni si utilizzano soltanto durante le cerimonie e non per andare alla Posta o dal medico.
    Il loro libro sacro non prescrive la lunghezza della lama, quindi possono portare (e cosi molti sikh fanno) sotto gli indumenti un piccolo pugnaletto senza filo (pericoloso quanto le forbicine che usano i nostri bambini negli asili), non più grande di un crocifisso.
    La comunità sikh in Italia è una delle comunità di immigrati più tranquille e, non per scadere nel becero populismo o qualunquismo da bar, ma fanno lavori (sono impiegati soprattutto in agricoltura e nel comparto lattiero-caseario di Lombardia ed Emilia Romagna) che gli italiani non vogliono più fare. Anche perché agli italiani si è fatto credere che con una laurea potessero ambire ad un lavoro sicuro, a tempo indeterminato, con tutte le garanzie e magari anche ben retribuito senza pensare che in una landa in cui tutti sono ingegneri o medici però l’operaio non lo fa più nessuno.
    Detto questo spero che l’Onorevole mi risponda perché non ho trovato il parere del Consiglio di Stato sul riconoscimento della religione sikh.

    P.S. Le altre tesi erano sul concetto di buon costume, sul segreto professionale dei ministri di culto, sulla trascrizione post mortem del matrimonio. Mi creda, i Sikh erano di gran lunga la scelta migliore per non addormentarsi e per non impiegare un altro anno solo per fare la tesi.

  11. Andrea Sarubbi scrive:

    @Alessandro Porro: materiale inviato via mail. E c’è anche il pezzo di Flavia Amabile sulla Stampa di oggi: http://www3.lastampa.it/costum....._campaign= . Buona tesi.

  12. cicero tertio scrive:

    Graaie ancora per la risposta, è stato un piacevole scambio di idee, per me un diversivo, dato che il mio impegno a commentare su questo sito è riferito all’economia gravemente minata dalla situazione dell’euro.
    Quanto al lavoro ed alla questione giovanile putroppo le prospettive sono fosche per una concatenazione di eventi che si sono sovrapposti. Certo le aspirazioni a voler essere tutti dottori non possono poi trovare sbocco nemmeno in una situazione economica tranquilla, figuriamoci ora con la crisi, ma la mentalità dell’italiano che non è flessibile e non si adatta più a fare lavori manuali o inferiori a quelli che ritiene dovuti in base ad un titolo di studio, se non cambia porterà molti alla disoccupazione cronica. Vedere però posti di lavoro lasciati vuoti dai nostri giovani, e diciamolo pure tra loro ci sono anche tanti lazzaroni non laureati, per poi dover importare manodopera straniera mi fa piangere il cuore.
    Quanto alle tesi di laurea proposte io ne avrei scelta una tra quelle scartate, forse quella sul concetto del buoncostume, di ipocrisie da smascherare in quesato paese ce ne sono tante .

  13. Jaska scrive:

    Conseguenza non da poco (poco conosciuta e poco dibattuta) per queste finte minoranze è quella di non poter destinare alla propria comunità religiosa il famoso otto per mille.

    E’ mia opinione personale che lo stesso andrebbe del tutto abolito (scatena e scatenerà sempre più delle furiose guerre per accapararsi le risorse) e che bisognerebbe trasferire questi fondi al cinque per mille (certo! anche le chiese si organizzino in onlus, ammesso che siano organizzazione non a scopo di lucro).

    Detto ciò, il sottoscritto ha preferito destare l’otto per mille allo Stato (malgrado tutto).

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