Per amore del Partito democratico non mi metto a scrivere interventi, che pure mi sono stati richiesti, sulla ricostruzione della vicenda diritti: temo infatti che finirebbero nel frullatore delle polemiche e sinceramente non mi va di fare il contraltare di nessuno. Neppure di chi si meriterebbe una risposta acida, visto che sta rilasciando, in questi giorni, un numero di interviste dieci volte superiore alle sue presenze in un anno e mezzo di incontri del Comitato diritti. Premesso questo, ci tengo solo a smontare un aspetto della vicenda: il veto dei cattolici, l’umiliazione dei laici, il peso della possibile alleanza con l’Udc, il ruolo del Vaticano e il mistero del Sacro Graal. Non lo faccio con parole mie: attingo direttamente alla rassegna stampa dell’ultimo mese, dalla presentazione del documento in poi. Karl Popper mi ha insegnato che una teoria scientifica (“Tutti i cigni sono bianchi”) deve essere falsificabile, ma quando viene falsificata da un solo esempio contrario (il famoso “cigno nero”) poi si abbandona. Con un’occhiata rapida ai giornali, io di cigni neri ne ho trovati diversi.

Corriere della Sera, 16 giugno 2012. Il fondo del laico Pierluigi Battista, intitolato “Pd & diritti civili. Il coraggio di parlarne” lo abbiamo già commentato a suo tempo. Ne riprendo solo un passaggio sulle unioni omosessuali: “In Italia, dopo l’incendio dei Dico, una coltre di silenzio imbarazzato è calata su questo tema, lasciandolo appannaggio di minoranze importanti ma senza la forza necessaria a imporlo nell’agenda pubblica. Oggi il Pd, e bisogna rendergliene merito, ha strappato questo velo omertoso e reticente. (…) Anche la legge che istituì il divorzio alla fine degli anni Settanta fu timida e frutto di inevitabili mediazioni, eppure per la prima volta l’Italia conobbe qualcosa di sconvolgente e rivoluzionario come il divorzio. Oggi il riconoscimento delle coppie gay può avere lo stesso valore dirompente. (…) È così anche per il tema del testamento biologico (…): anche questa mediazione permette di uscire dall’immobilismo, dalle guerre di religione, dagli oltranzismi contrapposti”.
Avvenire, 16 giugno 2012. Avvenire riporta un commento di Rocco Buttiglione (Udc) sul documento Pd: “Se fosse un programma di governo, noi non ci staremmo. Se è il programma del Pd, rientra nella loro libertà”. Definisce il documento “ampio, con tante cose condivisibili e altre no”: tra quelle che non condivide, sottolinea il marcare “le differenze nella definizione della persona, per introdurre la differenza anche nella sfera sessuale”.
L’Unità, 18 giugno 2012. In prima pagina c’è la riflessione di Luigi Manconi, intitolata “Diritti, dal Pd un passo avanti”, in cui Manconi parte dalle sue battaglie a metà anni ’90 su testamento biologico e unioni civili, per poi arrivare al lavoro del Comitato diritti, al quale ha partecipato con grande impegno. “Forse in quel documento (o addirittura nel partito) è prevalso il radicalismo libertario? Non scherziamo. È successo, piuttosto, che un punto di vista, qual è quello nel quale mi riconosco e che si manifesta su vari temi (fine vita, unioni civili, autodeterminazione individuale, garantismo penale, immigrazione) abbia avuto agio di esprimersi, di modificare posizioni preconcette, di ottenere importanti adesioni e, infine, un significativo riconoscimento nel testo finale. (…) Non è un’acquisizione di poco conto ed è il risultato di una riflessione che ha attraversato in profondità tutte le componenti del Pd. Ci si è arrivati non – come usa dire – cedendo un po’ o rinunciando ciascuno a qualcosa. Ci si è arrivati piuttosto, lo dico senza la minima enfasi, attraverso un laborioso percorso che ha conosciuto successive approssimazioni, per giungere, infine, a un esito comune”.
Il Foglio, 19 giugno 2012. In un articolo intitolato “Che vuol dire una nuova cultura dei diritti per il Pd? Avanti con giudizio”, c’è una dichiarazione di Claudia Mancina, filosofa (di impostazione certamente non cattolica, per chi non la conoscesse) e componente assiduo del Comitato diritti: “Il documento è un vero passo avanti. Sul tema delle coppie di fatto, per esempio, facciamo riferimento alla sentenza della Consulta che parla del riconoscimento di un ‘diritto della coppia’, mentre la linea su cui anche i cattolici più aperti del Pd si erano attestati in passato era quella dei diritti degli individui ‘nella’ coppia. Sono personalmente a favore del matrimonio omosessuale, ma so anche che la mediazione accettabile dalla maggioranza del Pd coincide con quella accettabile nel Paese”.
Famiglia cristiana, 24 giugno 2012. In un editoriale intitolato “Coppie di fatto, i desideri non sono diritti”, Beppe Del Colle se la prende con il Pd, accusandolo di avere condotto “l’ultima offensiva contro la famiglia basata sul matrimonio così come lo ha sempre inteso l’umanità” e di averlo fatto “nel senso dell’individualismo più sfrenato”, proponendo “la dissoluzione della famiglia cosiddetta tradizionale (ma qui la tradizione non basta, qui è in gioco la stessa legge naturale) attraverso il riconoscimento giuridico delle coppie di fatto”. Poi un attacco diretto a Bersani, che “mette in crisi la componente cattolica del suo partito”.
Mi fermo qui, ma ci sarebbe dell’altro. Si può concordare sul documento (come i 450 delegati e più che nell’assemblea di sabato hanno votato a favore) o dissentire (come i 38 contrari). Ma la fiction sull’assedio delle guardie svizzere a Sant’Andrea delle Fratte, per piacere, lasciamola perdere.

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11 commenti to “Pd, guardie svizzere e cigni di Popper”

  1. Anche la legge che istituì il divorzio alla fine degli anni Settanta fu timida e frutto di inevitabili mediazioni, eppure per la prima volta l’Italia conobbe qualcosa di sconvolgente e rivoluzionario come il divorzio.

    Il PCI si tenne alla larga. Solo noi ragazzi privi di casacche politiche con i radicali lottammo e duramente per far passare la legge sul divorzio e l’aborto e poi tutte le altre leggi che smossero il pensiero e la non cultura italiana.

    Quanto all’assemblea del PD di sabato: ho fatto bene a non venire considerando che da quelle parti occorrerebbe rottamare con mano pesante.

  2. sakura scrive:

    Il problema delle ri-candidature resta aperto.

    Ormai il ricambio della classe dirigente è ineludibile e lo strumento delle primarie a questo dovrebbe servire, oltre a far sentire partecipi delle scelte del PD gli elettori ed i simpatizzanti. Non a caso spesso il PD le primarie dei Sindaci le ha perse, proprio perché non ha saputo proporre un palpabile rinnovamento… e per il candidato premier non darei per scontato un successo di Bersani, se mai si faranno.

    Il termine “trasformazione” incarna questo passaggio storico ed a questo per ora il PD fatica parecchio a dar voce, imbrigliato com’è fra culture non sempre fra loro dialoganti e preso più da preoccupazioni di consenso che dalla creazione di una efficace linea politica.

    Riconosco tuttavia sforzi autentici, anche se non opportunamente valorizzati.

  3. Maria scrive:

    Rutigliano la sua ricostruzione è tendenziosa perchè al di là della “tiepidezza” del PCI, resta il fatto che la legge sul divorzio proposta in Parlamento dal socialista Fortuna e dal liberale Baslini fu approvata con i voti di favorevoli del Partito Socialista Italiano, del Partito Comunista Italiano, del Partito Radicale, del Partito Liberale Italiano. Così come è vero che il PCI (ben più dei radicali) fu artefice della vittoria nel referendum
    In quanto alla legge sull’IVG più che ai radicali si deve alla forte mobilitazione delle donne e dei loro movimenti e alla ottima capacità di mediazione parlamentare del PCI. Del resto proprio i radicali promossero un referendum parzialmente abrogativo di quella legge e furono sconfitti dagli elettori che la confermarono così com’era respingendo sia il referendum radicale sia quello del movimento per la vita. Anche qui il PCI ne uscì vincitore. Tutto ciò a dimostrazione che le leggi, quando sono frutto di buone mediazioni e non di impuntature ideologiche sono capaci di rappresentare il sentire popolare.

  4. Jacopo scrive:

    è vero però che altri, come marino, parlano di un documento “scritto con stile colto, ma dal contenuto assolutamente vago”. il punto della questione, secondo me, è che su materie come questa non può esistere un punto di incontro: o si è d’accordo nell’istituire i matrimoni omosessuali, oppure non lo si è; in entrambi i casi bisogna dirlo chiaramente, senza reticenze; e dunque: cosa vuole fare il pd? e dunque ancora: come possono stare insieme in uno stesso partito paola concia e fioroni? le critiche di famiglia cristiana, o di buttiglione, non paiono sufficienti a rendere, come dire, “accettabile” il documento; sono semplicemente critiche che vengono da un fronte cattolico, peraltro piuttosto integralista, che fanno il paio con altre critiche che vengono dal fronte “laico”: a riprova, probabilmente, della genericità del documento, che cerca di accontentare tutti su una materia che, per sua natura, non può ammettere mediazioni; una materia nella quale si deve dire, con chiarezza, un sì o un no; il pd invece ha scelto di dire “forse ma anche”; di qui le polemiche, che erano prevedibili.

  5. Lorenzo M. scrive:

    @Sakura

    Rinnovamento?! Il documento approvato nell’assemblea di sabato, trattando delle deroghe alle candidature, ha “modificato” il limite passando da max 3 mandati a max 15 anni. Che non sono affatto la stessa cosa.
    Se questa non e’ una presa per i fondelli, non so come altro definirla. E ci credo che a ‘sti vecchi fanno paura le primarie, e stanno cercando ogni mezzo possibile per non farle ( e farsi giudicare ).

  6. maxtrem scrive:

    Scusami Andrea, il punto non è come la pensi tu (e figuriamoci se può essere come la penso io…) a proposito dei matrimoni gay o delle primarie. E non centra nemmeno se eravate in 1000 o 1 solo a votare questo o quel documento. Il problema è perchè non e stato votato quel documento, per quanto riguarda le primarie erano giorni, settimane che si diceva che ci sarebbe voluto farlo votare. Presentare un documento della presidenza prima, per poi rendere invotabile l’altro sembra un “trucchetto” di terza categoria. E sinceramente sui matrimoni gay, sembra essere accaduta esattamente la stessa cosa. Perchè semplicemente non si è votato? Erano solo 38 …. Fine strategia politica? Se fosse cosí sarebbe meglio non dirlo in effetti.

  7. Fabrizio Scarpino scrive:

    Egregio Andrea,
    sicuramente è un mio limite:
    sarà che la Filosofia l’ho lasciata in terza Liceo Classico, sarà che con la Laurea in Giurisprudenza la Filosofia non si studia,(se non quella del Diritto,) sarà che sono interista, ma, io della
    Teoria scientifica di Popper e dei relativi cigni, non ci ho capito nulla;
    chiedo se gentilmente può rispiegarmela. Grazie.

    F.S.

  8. pfra64 scrive:

    Sono sconcertato che esista ancora un dibattito sulle coppie omosessuali. Mi sconvolge il fatto che si discuta di questo nell’ambito del PD, avrei potuto capirlo nella vecchia DC, ma nel PD proprio no.

    A me personalmente le preferenze sessuali dei gay fanno proprio schifo (e probabilmente è vero il viceversa) così come ritengo dei perfetti idioti quelli che guardano il Grande Fratello in televisione (e mi viene tanta rabbia ogni volta che so che c’è).
    Penso che chi fuma debba smettere, credo che sia immorale il celibato dei preti ed il maschilismo della religione cattolica, per non parlare della religione in genere, e sono convinto che chi la pensa politicamente all’opposto di me sia un farabutto.

    Eppure non mi sognerei mai di impedire di votare a qualcuno, di vietare il culto, di far chiudere una trasmissione televisiva e, appunto, di non rispettare le volontà di una persona omosessuale.

    Lo Stato, la società, io stesso, nessuno può prevaricare l’individuo nelle scelte che riguardano solo ed esclusivamente la sua sfera privata.
    è una cosa talmente semplice che non mi sembra neanche debba essere spiegata. La sagra dell’ovvio, il Nobel per l’acqua calda.

    Come può un partito definirsi “democratico” se non rispetta nemmeno questo minimo sindacale ?

    Sorvoliamo poi sulle Primarie, anche se la vedo scura…

  9. Greg scrive:

    Vede, Sig. pfra64, il punto è proprio questo.
    Lei dice, a ragione: “Lo Stato, la società, io stesso, nessuno può prevaricare l’individuo nelle scelte che riguardano solo ed esclusivamente la sua sfera privata”.
    Ma il matrimonio non riguarda la sfera privata. Il matrimonio è un contratto che due persone fanno con lo Stato. L’amore, non essendo una categoria giuridica, non c’entra nulla.

  10. pfra64 scrive:

    “Il matrimonio è un contratto che due persone fanno con lo Stato”
    L’ho letta, ri-letta, ri-ri-letta ma no, non l’ho proprio capìta.

  11. maxtrem scrive:

    Forse, Andrea, bisogna rassegnarsi all’idea che mentre si dipanava la discussione a proposito di unioni civili etc etc…..il paese, il mondo, è andato avanti. E quando siete arrivata ad una mezza quadra, semplicemente non serviva più. Capita, non credo sia colpa di nessuno, basta dirselo.

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