Il decreto sul terremoto appena approvato dalla Camera è un buon esempio di come la politica possa dare risposte positive, sia nel metodo che nel merito. Nel metodo, perché per una volta si è messa da parte la contrapposizione tra partiti e si è finalmente cercato di lavorare insieme, anche in sintonia con la Regione Emilia-Romagna (mi sarebbe piaciuto dire lo stesso di Lombardia e Veneto, ma purtroppo non è stato così) e senza mettere bandierine. Alla fine, anche Idv e Lega in Commissione hanno lavorato seriamente, sebbene in Aula – per i soliti motivi di visibilità – non abbiano voluto dare soddisfazione al governo. Per quanto riguarda il merito, poi, le cose da dire sono diverse.

Il punto di partenza è che in Italia, finora, manca una legge sulle grandi calamità: ogni volta che se ne verifica una – e purtroppo negli ultimi anni è capitato spesso – bisogna inventarsi tutto e ripartire da zero. Questo testo offre invece una buona struttura per costruire una legge quadro, perché individua varie problematiche (esempio: a quali tasse si deroga?) e dà risposte che potrebbero essere valide sempre (si deroga al pagamento dell’Imu, ai contributi lavorativi da parte delle imprese e così via). Inoltre, e non è roba di poco conto, il decreto segna una volta per tutte la fine dell’era di Superman Bertolaso, anche nella procedura: dalla gestione appaltata in toto alla Protezione civile si passa finalmente a un coinvolgimento serio degli enti locali, con la responsabilità ultima dei presidenti delle Regioni e il ruolo di vicecommissario dato ai sindaci dei 104 Comuni colpiti, ossia alle persone più vicine alle esigenze della popolazione. Che in questo caso, va detto, sono un po’ diverse rispetto a simili eventi tragici del passato: oltre ai danni alle abitazioni, che pure non mancano, il terremoto in Emilia-Romagna ha colpito una zona che rappresenta il 2% del Pil italiano (nonché il 4% delle esportazioni) e che tra l’altro – con un’altissima fedeltà fiscale – quando è a pieno regime paga 6-7 miliardi di tasse indispensabili per le casse dello Stato. E così, giustamente, le misure prevedono un’attenzione particolare alle attività produttive colpite: le imprese agricole (ci sono stati 60 milioni di danni solo per i caseifici del Parmigiano reggiano), il settore biomedicale (con 50 milioni stanziati per ripristinare la ricerca e altri fondi rotativi per evitare la delocalizzazione) e in generale le piccole e medie imprese (il decreto prevede la sacrosanta detassazione degli indennizzi, per dirne una). Per quanto riguarda il resto, c’è un’attenzione particolare agli edifici scolastici, con risorse importanti (120 milioni) per la loro messa in sicurezza, mentre rimane aperto il problema serio dei gravi danni al patrimonio artistico e culturale: mancano fondi, che bisognerà probabilmente reperire in una legge ad hoc, e manca anche ulteriore personale qualificato nelle varie sovrintendenze, nonostante il decreto ne preveda un rafforzamento. Tra i difetti del decreto, per essere obiettivi, ci sono poi la solita storia del patto di stabilità, che impedisce anche ai Comuni virtuosi di investire le proprie risorse, e l’assenza di una norma che preveda di rateizzare le imposte nel momento in cui bisognerà ricominciare a pagarle, come invece è stato previsto in casi analoghi. Contiamo comunque di introdurla più in là, nel milleproroghe, e nel frattempo rendiamo merito al lavoro fatto.

Nella foto clandestina, Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione cultura e deputato modenese del Pd (Carpi), interviene in Aula indossando la maglietta di “Teniamo botta”.

Did you like this? Share it:

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

Un commento to “L’Emilia riparte”

  1. Andrea Sarubbi scrive:

    Ecco il testo dell’intervento di Manuela Ghizzoni:

    MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, quello che è accaduto il 20 e il 29 maggio ha segnato la nostre esistenze per sempre. Per chi vive nei comuni dell’Emilia, della Lombardia e del Veneto colpiti dal sisma, questo terremoto è uno spartiacque: ci sarà, d’ora in poi, un prima e un dopo e il dopo non sarà più come il prima.
    La prima scossa è arrivata alle 4 del 20 maggio e ci ha colti di notte, quando si è più indifesi. Ha fatto le prime vittime tra i lavoratori, lavoratori italiani e stranieri – lo ricordo al collega Fava – perché le province di Bologna, di Modena, di Reggio Emilia, di Ferrara, di Rovigo e di Mantova sono territori operosi che sull’etica del lavoro hanno costruito il loro diffuso benessere e soprattutto fondano la coesione sociale, lo stesso patto di cittadinanza.
    Nove giorni dopo è arrivata la seconda scossa, quella che ci ha tradito davvero, e anche in quel caso le vittime sono state soprattutto nelle imprese (operai, imprenditori e tecnici che stavano facendo i sopralluoghi per riaprire): 27 morti, un tributo di vite umane troppo altro che ci ha messo di fronte alla nostra fragilità e che ora ci impone di rendere il nostro futuro più sicuro, perché è inaccettabile morire per un sisma del sesto grado.
    È vero che i terremoti non si possono prevedere, ma ci si può convivere attraverso la prevenzione, il che significa costruire nel rispetto delle norme antisismiche e potenziare la ricerca. Questa è la strada maestra su cui investire per il futuro. Dal dibattito parlamentare è emersa la necessità di approvare una legge quadro, una legge di sistema in grado di definire un modello efficace di intervento per affrontare gli effetti delle calamità naturali e per reperire le risorse.
    È giusto, ma non possiamo occuparci sempre del dopo disastro. Per le vittime di questo terremoto e per le vittime – troppe – che il nostro Paese ha avuto, dobbiamo intraprendere ora, senza più deroghe. un programma di prevenzione. Ha ragione il Governatore della Banca d’Italia nel proporre un ampio progetto di manutenzione immobiliare dell’Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e di cura del territorio, una terapia contro il dissesto idrogeologico e aggiunge, inoltre, che i soldi si trovano, che è un concetto che ha espresso anche il Presidente Napolitano in visita sui territori, quando ha detto che è sempre difficile investire mezzi e risorse per prevenire, ma poi arriva il conto delle catastrofi.
    E il conto di questa catastrofe è impressionante. Oltre alle vittime, abbiamo oggi 11 mila sfollati e gran parte di loro hanno perso tutto, perché con il terremoto in pochi secondi si perdono tutti i punti di riferimento della vita quotidiana, vanno giù le case, le scuole, le chiese, i centri aggregativi ed i capannoni produttivi, che rappresentano la specificità di questo nostro territorio. Il terremoto ha travolto un’area vasta, intensamente produttiva, ricca di eccellenze del sistema industriale italiano. Le imprese colpite sono più di 5 mila e più di 25 mila i lavoratori coinvolti.
    Le sei province producono più del 4 per cento delle esportazioni nazionali. Siamo un pezzo fondamentale del motore produttivo del Paese. Prima potremo riprendere il nostro lavoro e le nostre attività e meglio sarà per il Paese perché la nostra operosità garantisce allo Stato 6 – 7 miliardi di euro di gettito fiscale e 400 milioni di euro di IVA annui (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Ma certo non ce la possiamo fare da soli. Non ce la possono fare gli amministratori locali che non chiedono miracoli, lo hanno detto anche a noi quando siamo andati in missione sui territori a Cavezzo e nel mantovano, e non chiedono nemmeno privilegi. Ma di fronte ad un’emergenza nazionale, com’è questo terremoto, è il Paese che deve fare fronte alle istanze di aiuto che provengono dalle province colpite.
    Noi faremo la nostra parte, come sempre abbiamo fatto, senza perderci d’animo. Lo stanno già facendo i sindaci, i parroci, i giovani e quel volontariato diffuso che è un tratto distintivo delle nostre terre, perché certamente siamo scossi, ma non siamo abbattuti. Non abbiamo affatto perso la volontà di ricominciare, grazie anche all’aiuto portato dalla Protezione civile, dai vigili del fuoco, dalle forze dell’ordine e dai tantissimi gesti di altruismo che abbiamo ricevuto da associazioni e da singoli cittadini italiani e stranieri.
    Grazie, inoltre, per l’impegno a non lasciarci soli venuto dal Presidente Napolitano, da Papa Benedetto XVI e dal Dalai Lama, che sono venuti in visita nelle zone terremotate. Un impegno, quello di non lasciarci soli, assunto dal Presidente del Consiglio e tradotto nelle norme del decreto-legge che ci accingiamo a convertire in legge. Un decreto-legge che ha rappresentato un primo importante passo per superare l’emergenza; grazie alla condivisione del suo impianto, con i presidenti delle regioni colpite, a partire dal presidente Errani, che dal 20 maggio ha profuso impegno ed energia a sostegno delle popolazioni più colpite dal sisma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Ai presidenti è affidata la funzione dei commissari e ai sindaci quella di subcommissari. Si tratta di una scelta di governance della crisi che il Partito Democratico approva perché dispone una catena di comando che permette rapidità decisionale e coinvolgimento diretto dei livelli istituzionali più vicini ai cittadini. In secondo luogo, il decreto-legge ha previsto lo stanziamento di 2,5 miliardi di euro veri, soldi veri, una cifra importante e non scontata nel contesto dell’attuale finanza pubblica, che siamo però tutti, tutti noi, qui parlamentari, chiamati ad incrementare soprattutto perché abbiamo la responsabilità di dare, entro poche settimane, una sistemazione dignitosa ai nostri sfollati. Non possono più stare, infatti, in tende con 40 gradi all’ombra e dobbiamo garantire loro anche un congruo indennizzo per la casa che hanno perduto.
    Il secondo passo importante lo ha compiuto il Parlamento e oggi ne stiamo dando una dimostrazione. È un passo che le forze politiche hanno compiuto insieme, mettendo da parte gli interessi elettorali a favore di quelli dei cittadini. Certo, nessuno nega che ci siano delle ombre nel provvedimento. Tra queste c’è, ad esempio, il mancato allentamento del Patto di stabilità che, insieme alle difficoltà di cassa, legano le mani ai sindaci nel rispondere alle istanze dei cittadini. Tra le ombre c’è anche la sospensione troppo breve degli adempimenti fiscali, tributari e contributivi e già dal prossimo provvedimento dovremo intervenire per dare risposta a queste due questioni. Ma nel testo che ci accingiamo ad approvare ci sono molte misure positive. Si tratta di misure che portano ad esprimere un voto favorevole del Partito Democratico perché sono misure concrete a vantaggio dei terremotati. C’è, ad esempio, il fondo a vantaggio delle imprese, le misure a sostegno della ricerca, affinché le aziende non delocalizzino, ci sono i contributi per il risarcimento danni a vantaggio dei produttori di parmigiano reggiano e di grana padano e anche per i consorzi di bonifica. Infatti, dopo il terremoto non potremmo sopportare una crisi per siccità o, peggio, un’alluvione. C’è la detassazione dei rimborsi alle imprese per i danni subiti. C’è l’istituzione delle zone a «burocrazia zero». Ci sono condizioni favorevoli per gli incentivi agli impianti a energia rinnovabile e norme di semplificazione amministrativa che consentiranno di riprendere l’attività senza derogare dalla sicurezza.
    C’è poi un segno distintivo rispetto a quanto accaduto in altre occasioni che sta nelle norme per impedire che la mafia – già presente e infiltrata nei nostri territori – metta le mani sulla ricostruzione. Poi ci sono 120 milioni in più veri per l’edilizia scolastica. Si tratta di risultato non scontato che consentirà ad oltre ventimila studenti di affrontare con fiducia il prossimo anno scolastico e permetterà a tutte le comunità di ritornare alla normalità, perché la normalità non passa soltanto attraverso il lavoro, ma soprattutto attraverso l’istruzione che è la base del nostro successo economico e della nostra coesione sociale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Un altro risultato raggiunto sono le risorse per i beni culturali mobili e immobili. Tra questi cinque milioni aggiuntivi ai finanziamenti per l’emergenza da utilizzare per la messa in sicurezza del patrimonio storico-artistico civile e religioso, simbolo della nostra identità. Sono ancora pochi per il tanto da fare, per riaprire tutte le zone rosse dei centri storici che abbiamo ereditato dalle piccole corti padane espressione di una altissima civiltà e forse proprio per scongiurare il crollo di chiese e campanili.
    Ma è un risultato importante che vogliamo e portiamo a casa per i terremotati ed è quello che ci insegna, signor Presidente, la cosa che ci andiamo ripetendo dal 20 maggio: «A ten bota». Vuol dire «teniamo botta», che non è soltanto un invito a resistere, ma è qualcosa di più. È uno sforzo collettivo per fare argine alle avversità, perché solo insieme possiamo farcela (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

Leave a Reply

You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Paged comment generated by AJAX Comment Page
IMPORTANTE! Prima di pubblicare il commento, devi mostrare le tue abilità matematiche e risolvere la difficilissima operazione qui sotto (è una precauzione anti-spam, abbi pazienza). Poi spingi il pulsante "submit".

Quanto fa 6 + 8 ?
Please leave these two fields as-is: