Ci sono parecchi spunti nel Rapporto 2012 sul mercato del lavoro degli immigrati, che è stato presentato oggi pomeriggio e che dovrebbe essere letto nelle scuole, a settembre, per spiegare ai ragazzi la differenza tra i luoghi comuni e la realtà. Ne viene fuori una presenza straniera ormai stabile – rende bene l’idea la metafora di Massimo Livi Bacci: l’immigrazione non è una protesi, ma un trapianto – che non può essere gestita con i vecchi criteri dell’ordine pubblico e dell’emergenza: bisognerà semmai trovare strade nuove per far incontrare meglio domanda e offerta di lavoro, quando la ripresa economica lo consentirà. Vado per capitoli, per essere più breve e più chiaro.

Struttura. Il concetto di invasione si applica male all’Italia, visto che come presenza straniera (7,5%) siamo ancora sotto la media europea (8%): la nostra peculiarità è invece la crescita rapida negli ultimi anni. I primi per distacco sono sempre – e sempre di più – gli immigrati rumeni, e complessivamente la componente europea rappresenta oltre la metà del totale: la filastrocca dell’invasione islamica regge poco di fronte ai numeri, visto che si tratta in massima parte di cristiani ortodossi (rumeni ed ex sovietici) o cattolici (polacchi ed altri). La presenza di cinesi, indiani e filippini è sostanzialmente stabile in percentuale, mentre è in calo quella dei marocchini. Poi c’è un aumento importante delle donne, che sono più degli uomini (100-93) mentre dieci anni fa erano meno (100-105): rimangono prettamente maschili le comunità provenienti da Egitto, Bangladesh, Tunisia e India, mentre in quella marocchina – storicamente maschile – si assiste a un riequilibrio.
Permessi di soggiorno. Tra gli uomini prevale il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, mentre nelle donne il principale motivo è diventato il ricongiungimento familiare; sono invece in calo i permessi per altri motivi, tipo studio, residenza elettiva (non ho bisogno di lavorare in Italia perché il mio reddito me lo permette, ma decido di passarci un periodo della mia vita), motivi religiosi e asilo. Il dato principale mi sembra comunque quello della stabilità delle presenze: quasi la metà (46%) dei cittadini non comunitari residenti in Italia ha ormai ottenuto la carta di soggiorno, ossia il permesso a tempo indeterminato.
Lavoro. Mentre gli occupati italiani calano per la crisi (75 mila posti in meno), quelli stranieri aumentano (42.780 in più i comunitari, 127.419 in più i non comunitari). Posti rubati agli italiani? No, come dimostrano un paio di dati. Il primo: per i figli degli immigrati, che anche nella ricerca di lavoro hanno obiettivi differenti dai loro genitori, l’entrata nel mercato del lavoro è tanto difficile quanto quella per i figli degli italiani, perché entra in gioco una naturale competizione. Il secondo: i non comunitari che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato sono per il 90% operai (83% i comunitari), mentre quelli italiani lo sono soltanto per il 40%. E proprio l’alta presenza di operai tra le comunità immigrate è alla radice di un dato apparentemente inatteso: la percentuale di dipendenti a tempo indeterminato tra gli stranieri è del 73%, mentre negli italiani è del 64%. Guardando i rapporti di lavoro avviati nell’ultimo anno, la media nazionale di quelli a tempo indeterminato è del 18%; tra i lavoratori non comunitari, invece, è più del doppio (39%) e tra le donne quasi il triplo (48%). Chiaramente la stabilità nei livelli più bassi ha ripercussioni inverse sui livelli retributivi: negli italiani il 64% guadagna tra 1000 e 2000 euro al mese, mentre la maggioranza di stranieri (55,9%) è sotto i mille euro.
Settori. Nel 2011 i nuovi contratti per immigrati hanno riguardato soprattutto agricoltura (32,3%) e costruzioni (27,9%), seguiti da industria (20,8%) e servizi (16,8%, ma questo settore è maggioritario tra gli stranieri non comunitari). Figure contrattualizzate: braccianti agricoli (130 mila), manovali e personale non qualificato dell’edilizia (61 mila), facchini e assimilati (57 mila), collaboratori domestici e assimilati (41 mila). Semplificando, in agricoltura trovano lavoro soprattutto gli indiani, ma anche tunisini, senegalesi e marocchini; nelle costruzioni egiziani, albanesi e gli stessi tunisini; nei servizi ancora gli indiani, ma filippini, cingalesi, peruviani, ucraini ed ecuadoregni; nell’industria i cinesi.
Disoccupazione. Così come crescono gli occupati, tra gli stranieri sono in aumento anche i disoccupati: la crisi ha portato il numero dai 240 mila del 2009 ai 310 mila del 2011. Ci sono però differenze in base alle comunità d’origine: molto bassa la percentuale di disoccupati tra filippini (2,2%) e cinesi (2,9%), più alta quella tra albanesi (9,4%), moldavi (9,9%) e soprattutto marocchini (13%).
Pensioni. Solo un dato, che però ne fa capire molti: la quota di pensioni IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti) erogate agli stranieri non comunitari rappresenta lo 0,18% del totale; quella di pensioni assistenziali è lo 0,93% del totale. Sempre per capire chi tiene in ordine i conti dell’Inps.
Previsioni. Per altri 3 anni non saranno necessari decreti flussi, perché la presenza attuale di immigrati basterà a coprire il fabbisogno di manodopera. Dopo il 2015, invece, dipenderà dalla situazione economica.

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Un commento to “Il trapianto”

  1. cicero tertio scrive:

    Cito:” bisognerà semmai trovare strade nuove per far incontrare meglio domanda e offerta di lavoro, quando la ripresa economica lo consentirà” bene, la ripresa economica ce la scorderemo per i prossimi anni, è finita la nostra prosperità fondata una volta sulla nostra effettiva forza economica ma poi negli ultini decenni sul debito che sempre auementava fin ad arrivare alle condizioni in cui ora siamo, cioè alle corde.
    La badante filippina rispetto ad un anno fa deve costare il 20$ in più solo per la rivalutazione del peso filippino rispetto all’euro, mentre i nostri stipendi, per chi ancora li prende, sono falcidiati dalle tasse e dall’aumento del costo della vita.
    Eravamo un paese di emigrazione fino agli anni ’50 poi negli ultimi decenni siamo diventati il contrario, ora lo siamo di nuovo per i giovani più svegli e per la fuga deui cervelli che qui non hanno avvenire.
    Parlando di disoccupazione, specie quella giovanile, la situazione è semplicemente drammatica, un giovane italiano su due è senza lavoro, 2,5 milioni di giovani sono a casa, non sempre però per colpa della crisi, i lazzaroni e gli schifiltosi non ci mancano, però è pur vero che si sono persi spesso definitivamente posti di lavoro in settori che mai più si riprenderanno perchè sottrattici dalla concorrenza di quelli che eufemisticamente vengono ancora definiti “paesi emergenti” oppure perchè molti imprenditori hanno voluto delocalizzare, o spesso dovuto se volevano essere ancora competitivi.
    La crisi economica che stiamo vivendo è strutturale, cosa ci riserverà il futuro è un’incognita perchè il mondo è cambiato nei suoi rapporti di forza economica, le nostre entrate si ridimensioneranno inesorabilmente e non pochi tra gli stranieri venuti penseranno ad andarsene da qui. Il fatto che i marocchini siano in dimunuzione è dovuto al motivo che il loro paese sta facendo progressi economici rilevanti grazie alla modernizzazione voluta dal loro re. Conosco italiani che stanno emigrando in quel paese, questo la dice lunga.

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