Quando si parla di sanità è facile avere la risposta in tasca, ma il difficile è avere quella giusta. Perché la storia delle siringhe che in una Regione costano il quadruplo rispetto a un’altra è vera, così come è vera quella del consumismo dei farmaci e quella degli esami diagnostici prescritti ad abundantiam, ma tutte e tre le cose messe insieme non bastano a entrare nel cuore del problema italiano, che è quello di una riorganizzazione complessiva del comparto. Resisto alla tentazione di affrontare il tutto in poche righe, ma non a quella di dire una parola sulla spending review in questo ambito: che ci vuole, d’accordo, ma ci vuole nel senso etimologico del termine, ossia in quello di revisione della spesa. Roba da bisturi, insomma, e non da accetta: tanto più che dietro l’angolo ci sono gli effetti della manovra 2011 di Berlusconi e Tremonti, quella da 2 miliardi, quella dei ticket che ora il ministro Balduzzi vorrebbe modificare perché li giudica iniqui. Potrebbe anche disinteressarsene, visto che entreranno in vigore quando questo governo non ci sarà più, ma oggi all’incontro con il Pd ha confermato di volerlo fare; così come di voler mettere mano all’intra moenia e alle liste d’attesa, con un provvedimento specifico che Palazzo Chigi conta di varare a fine luglio.

Il dibattito è stato abbastanza acceso, anche perché subito prima del ministro ha parlato Vasco Errani, a nome delle Regioni: ha contestato i tagli (“Le ultime tre relazioni della Corte dei conti dicono che la sanità è il comparto di spesa pubblica più virtuoso”), ha messo in guardia sulla revisione dei contratti al massimo ribasso (“Può andar bene su una siringa, ma non su una protesi”), ha distinto la necessità di colpire le furbizie delle case farmaceutiche (“Cambiano un principio attivo e triplicano il prezzo”) dall’errore di mettere nel fascio dell’erba anche i fondi per la ricerca (“Non esiste un settore in cui sia più alta l’innovazione tecnologica, eppure in Italia siamo fermi: cosa sarà fra 5 anni a zero euro di investimenti?”). Balduzzi ha spiegato che non si tratta solo di tagli, ha rivendicato l’importanza capitale della norma che consente alle Regioni di recedere da contratti di fornitura ritenuti troppo onerosi, ha parlato di scelte “utili per il futuro”; e comunque mi è parso di capire che il governo sia disponibile a rivedere alcuni aspetti controversi della spending review in questo campo, purché si lasci il saldo invariato: anche perché l’aumento dell’Iva, ha commentato il ministro, “andrebbe comunque a incidere pure sulla spesa sanitaria”. Su questo – sul fatto, cioè, che l’aumento dell’Iva vada evitato in ogni modo – siamo d’accordo anche noi, e nel suo intervento Pierluigi Bersani ha definito l’ipotesi del 23% “un disastro per i ceti popolari”; i margini non sono dunque enormi, neppure sulla sanità, ma non è detto che per reperire fondi occorra sfasciare dei modelli funzionanti. A differenza di altri Paesi, l’Italia ha un sistema universalistico; a differenza di altri partiti, il Pd crede che in questo settore non debba essere il mercato a dettare legge (Bersani: “Non ci può essere povero né ricco: sarà utopico, ma ci serve da parametro”) e contemporaneamente accetta la sfida di provare a razionalizzare di più la gestione pubblica, seguendo l’esempio di quelle Regioni in cui la sanità funziona bene. Ma la spending review, così come è stata scritta finora, non lo fa: c’è più accetta che bisturi, per tornare alla metafora di prima, e c’è pure il rischio concreto che i tagli penalizzino chi fa bene il proprio lavoro rispetto alle Regioni che invece sprecano denaro pubblico. Ci sarà da cambiare qualcosa nelle prossime due settimane, probabilmente al Senato: più che sull’appoggio del Pdl – che nei tre anni e mezzo di Berlusconi ha affrontato il tema solo con i tagli di Tremonti – contiamo su quello delle Regioni, che per prime pagherebbero il prezzo di una riforma sbagliata.

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3 commenti to “Bisturi”

  1. Antonio scrive:

    La sensazione è che ogni giorno che passa sentiamo lo Stato allontanarsi sempre di più

  2. Antonio scrive:

    Spending review che si risolve in tagli;Nulla di nuovo.
    Non me ne voglia,ma credo che fra tutti coloro che che hanno proposto,votato, e plaudito ai tagli alla sanità pubblica nessuno la utilizzi minimamente. Un governo tecnico dovrebbe anzitutto far funzionare nel modo migliore possibile la sanità pubblica e dopo fare i tagli per non compromettere la qualità del servizio stesso.Il ministro della salute,se è veramente tecnico,dovrebbe intervenire nei meccanismi delle prestazioni dei servizi,e questo sarebbe sufficiente per risparmiare senza ricorrere a tagli insensati. Faccio un banale esempio: Se una mattina ci svegliamo con dolore ad un orecchio,la prima cosa che facciamo è chiamare il medico di famiglia,che però sarà in studio solo nel pomeriggio (Chissà se il ministro della salute sa che i medici di famiglia effettuano visite in studio per non più di tre/quattro ore al giorno). Fatta la visita e diagnosticata un otite acuta prescrive un antibiotico e se dopo un paio di giorni il dolore non termina una visita specialistica con l’otorino,essendo lui specialista in malattie dell’apparato digerente.Dopo 2 giorno continuando a persistere il dolore ci rivolgiamo al CUP per prenotare la visita specialistica con l’otorino, e siamo stati fortunati perchè il primo appuntamento libero disponibile in tutta Roma è fra 36 giorni.Sconsolati chiamiamo un amico che ha avuto lo stesso problema ed è andato privatamente da un buon otorino. Questo accade nella stragrande maggioranza dei casi quando si ha necessità di urgenza.Direi che i “tagli” gli italiani sono costretti a farseli da soli,mentre c’è un esercito di medici di base che sono degli specialisti a loro volta e che utilizzati in maniera più razionale potrebbere portare risparmi enormi.Certo non è facile andare contro certe lobby, come non lo è stato per i taxi,le farmacie, gli avvocati, o i proprietari di barche o di suv,che sono poi quest’ultimi quelli che con ISEE minimo hanno l’esenzione dal ticket.
    Saluti

  3. Antonio scrive:

    Per fortuna che nel nostro amato paese si riesce anche senza ricorre all’utilizzo delle brillanti menti dei “tecnici bocconiani” a fare qualcosa di sensato per migliorare i servizi ed avere anche come risultato la riduzione della spesa inutile.
    La notizia è di oggi sul corriere http://www.corriere.it/cronach.....um=twitter

    Chissà se invece a qualcuno darà fastidio ?
    Saluti

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