Se avesse potuto, durante l’intervento di Di Pietro, Elsa Fornero gli avrebbe tolto volentieri la parola: scuoteva la testa, commentava con il collega Giarda (“Non capisce!”), gesticolava. Per fortuna nostra, però, questa volta è stata zitta, perché tra le doti di questo ministro c’è quella straordinaria di dire anche le cose giuste nel modo sbagliato: e così – un po’ per la comunicazione infelice, un po’ per alcuni errori oggettivi commessi, un po’ per l’antipatia a priori da parte di un’opinione pubblica retoricamente spietata – la sua migliore difesa, nel giorno della mozione di sfiducia, è stata svolta dagli interventi in dichiarazione di voto da parte dei gruppi che sostengono il governo Monti. E che oggi, pur in attesa di risposte concrete dal ministro su alcuni problemi reali, hanno deciso di metterci la faccia per non indebolire un governo importantissimo per l’Italia in questo preciso momento, tra un vertice internazionale e l’altro, con l’Europa alla finestra.

Prima di entrare in Parlamento nel gruppo Udc, Savino Pezzotta si è sempre occupato di lavoro: è stato il segretario generale della Cisl per 6 anni, presidente della Fondazione Tarantelli e della Fondazione per il Sud, e prima ancora di assumere incarichi nel sindacato era stato operaio tessile per 15 anni, in uno dei momenti più difficili della storia italiana.

SAVINO PEZZOTTA. Noi dobbiamo avere la capacità e la volontà di adeguare le nostre forme al principio della tutela e della garanzia del lavoro, ma non volgendo lo sguardo indietro e facendo del nostro passato una sorta di mito. (…)Se non facciamo questa operazione, se non cambiamo il nostro modo di pensare, non faremo l’interesse di chi pretendiamo oggi di tutelare. (…) Dobbiamo chiederci se la riforma del mercato del lavoro fosse necessaria o meno; noi crediamo di sì. Non tanto per una volontà di contrarre tutele e diritti, come si dice da alcune parti e come ho sentito in quest’ Aula, ma per avere una capacità di tutelare e di difendere in una situazione nuova le persone alle quali noi facciamo riferimento. Dobbiamo avere sempre presente che, molte volte, la difesa dell’esistente a cui, per tante ragioni anagrafiche e di impegno, di esperienza di vita, siamo legati, ha finito per creare nel nostro Paese profonde disuguaglianze. (…)Noi abbiamo oggi, una riforma che razionalizza le tipologie contrattuali, che dice che il contratto a tempo indeterminato è preminente sulle altre forme contrattuali; è la prima volta che affermiamo, in termini normativi, una dichiarazione di questo genere che è foriera di sviluppi, anche contrattuali, estremamente interessanti. Ma perché non è stato fatto nella precedente legislatura? Dov’erano i critici di questa mattina e di ieri?

Anche Giuliano Cazzola si è sempre occupato di lavoro, prima di entrare in Parlamento con il Pdl: dirigente del Ministero, poi della Cgil, tra i massimi esperti italiani di lavoro e previdenza. Per la sua onestà intellettuale e la sua competenza è riuscito a farsi apprezzare da noi anche nei primi tre anni di legislatura, quando eravamo su fronti opposti.

GIULIANO CAZZOLA. Un conto è la polemica politica – polemica politica che va fatta testa alta – un conto è il dissenso, che non mancheranno mai da parte nostra ogniqualvolta lo riterremo necessario, e tutto un altro paio di maniche è l’attacco personale nei confronti di un Ministro particolarmente esposto verso l’opinione pubblica, un attacco fatto apposta per creare difficoltà al Governo nel suo insieme.
(…) Non è ulteriormente tollerabile che lei, signora Ministro, sia diventata una sorta di saracino della giostra, che lei debba subire, in ogni sua uscita pubblica, ogni tipo di insulto e di villania, come se fosse diventata il catalizzatore di quell’odio in libera uscita che circola per il Paese, un odio sempre alla ricerca di nemici e di simboli da abbattere e che avvelena la vita pubblica di questo Paese. Non è ulteriormente tollerabile, onorevoli colleghi, che ogni attività del Ministro Fornero, ogni attività istituzionale del Ministro Fornero si traduca in una questione di ordine pubblico e che la violenza verbale non diventi anche violenza fisica grazie all’intervento delle forze dell’ordine (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Partito Democratico e Futuro e Libertà per il Terzo Polo). (…) Lei può continuare il suo lavoro, magari con più attenzione e gradualità, ma può continuare il lavoro che ha iniziato (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) e soprattutto, signora Ministro, visto anche alcune disavventure in cui è incorsa in questi mesi e rispetto a dichiarazioni che sono state spesso strumentalizzate come è capitato a tante persone prima di lei, io la prego, e la prego caldamente di continuare con quelle sue dichiarazioni, apparentemente estemporanee (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà), male interpretate, ma dichiarazioni che sono capaci di tirare sassate nella piccionaia dei luoghi comuni e dei miti di un Paese come il nostro, malato di retorica (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà e di deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo).

Per il Pd ha parlato Alessandro Maran, vicepresidente del gruppo, che ha spiegato bene il senso politico del nostro voto.

ALESSANDRO MARAN. Non per caso, è stato il Partito Democratico per primo con i colleghi della Commissione lavoro a sollevare il problema degli esodati, che comprensibilmente ha suscitato e suscita grande apprensione tra i lavoratori. Non per caso, il Partito Democratico ha lavorato per rimediare agli errori che ci sono stati e si batte per trovare una soluzione ai problemi ancora aperti. (…)Come è stato detto da più parti, l’errore è stato quello di sottovalutare e trascurare la necessità di garantire un adeguato periodo di transizione e ora dobbiamo rimediare. Il Ministro ha prospettato delle ipotesi di soluzione e di lavoro sulle quali – ha assicurato – il Governo vuole confrontarsi con il Parlamento e con le parti sociali. (…) Detto questo, il Partito Democratico voterà contro la mozione proposta dalla Lega e dall’Italia dei Valori, innanzitutto perché riteniamo che, se c’è una materia che nel nostro Paese dovremmo guardarci bene dal personalizzare, questa è proprio il diritto del lavoro. In Italia chi si occupa di lavoro corre più pericoli di quanti ne affronta chi si occupa del contrasto alla criminalità comune (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). (…)Contro il Ministro Fornero, come contro il senatore Pietro Ichino e molti altri, si sono sprecate le compagnie personali: inviti a tacere, minacce di vario ordine e grado, isolamento politico. È un motivo in più per costringerci a discutere della materia come si fa in tutta Europa, al di fuori delle personalizzazioni, anche perché si tratta di decisioni assunte collegialmente dal Governo cui non è estranea la Ragioneria dello Stato (è lecito il sospetto che le esigenze di cassa abbiano avuto spesso il sopravvento sul merito), ma soprattutto perché il Paese ha già pagato un tributo di sangue assurdo e intollerabile. Non devo ricordare qui Bachelet, Ruffilli, D’Antona, Marco Biagi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ma c’è, onorevoli colleghi, un’altra ragione: vi sono momenti nella storia di un Paese nei quali un partito guadagna i suoi galloni di grande forza nazionale. Per il Partito comunista italiano, la Democrazia cristiana, il Partito socialista italiano uno di questi momenti è rappresentato dalla Resistenza, dalla ricostruzione. Un altro è stato il periodo di solidarietà nazionale dal 1976 al 1979. Si tratta di momenti duri e costosi nei quali bisogna abbandonare ogni furberia da piccola organizzazione come quella di evitare l’impopolarità per lasciarli ad altri: è troppo facile, onorevole Di Pietro.
Ci sono momenti nei quali bisogna saper procrastinare anche molte delle domande legittime che identificano una forza politica per subordinarle ad una valutazione realistica della gravità della situazione e dell’interesse complessivo del Paese. Quello che stiamo vivendo è uno di questi periodi. Lo scorso anno è stato messo alla prova e scosso come non mai il progetto europeo e si sono concretizzati per il nostro Paese rischi gravissimi, di fronte ai quali non hanno retto gli equilibri politici preesistenti e si sono fatte sempre più pressanti le contraddizioni, quelle antiche e quelle recenti e le insufficienze del Paese. Come ha sottolineato il Presidente Napolitano, aver dato fiducia a questo Governo è segno di consapevolezza della estrema difficoltà del momento ed è – per i partiti che lo hanno deciso – titolo di merito e non di imbarazzo. Non abbiamo cambiato idea e anche per questo non voteremo la mozione.

Pensavo che il Pdl si sarebbe dileguato, invece stavolta hanno retto: complessivamente, ci sono stati 435 deputati contro la sfiducia, 88 assenti e 88 voti per mandare a casa Elsa Fornero. Ossia quelli di Lega, Idv, Mussolini, Scilipoti e pochi altri: alle prossime elezioni vedremo se costoro, insieme a Vendola, Grillo e Diliberto, rappresenteranno la maggioranza del Paese, o se invece il sostegno a Monti in un momento così difficile verrà compreso dagli italiani.

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8 commenti to “Bersaglio facile”

  1. Jacopo scrive:

    in questo intervento sono racchiusi tutti i motivi che rendono il tuo partito invotabile. ovviamente la vostra, e tua in particolare, pervicace inclinazione a difendere i forti additandoli come vittime, o meglio come “bersaglio”; ma tant’è, voi cattolici siete fatti così. poi la vostra allergia a scendere nel merito dei provvedimenti; quelli della fornero, ad esempio, criticati da esperti della materia (gallino, pellegrino, alcuni giuslavoristi come romagnoli, mariucci, balandi), da te esposti su questo blog in un modo che lascia trasparire come, di queste materie, tu ci capisca più niente che poco (passi, illustrandola, dal dire palesi falsità all’argomentare che “siccome non piace a nessuno, vuol dire che è fatta bene”). poi ovviamente il panegirico di due figure come pezzotta e cazzola. il primo, che aderì entusiasta al patto per l’italia (quello che fra l’altro prevedeva che le organizzazioni sindacali non avrebbero più dovuto contare in ragione dei loro iscritti, ma “per ordine”, come gli stati generali nell’ancien regime), che si trovò scornato quando i lavoratori accorsero in tre milioni a roma (la mia prima manifestazione, meglio di così), a difendere i loro diritti, per poi terminare il suo squallido cursus honorum nell’udc, sbocco naturale. il secondo, dopo un po’ di tempo passato in cgil senza lasciare traccia di sè, ha preferito i soldi del padrone, ed è passato a servirlo, obbediente e combattivo; come ferrara, come bondi, come adornato (che oggi infatti è anche lui nell’udc); intellettualmente onesto, non c’è che dire (ma anche tu te la giochi non dico alla pari ma quasi). il tutto presentando come qualcosa di paranormale un voto di sfiducia a un ministro. che tristezza…

  2. cicero tertio scrive:

    KINDER FERRERO: più latte meno cacao.
    MONTI FORNERO: più euro meno diritti.

  3. Jacopo scrive:

    poi uno dice che è facile sparare nel mucchio: per curiosità uno digita il nome alessandro maran, giusto per vedere che faccia ha questo signore che per l’ennesima volta ci spiega che azzerare i diritti di chi già ha meno è una scelta obbligata, e che chi la fa la fa perchè è responsabile, come i partigiani durante la resistenza, mentre chi protesta (non importa se argomenta) fa solo demagogia: salta fuori che, due anni fa, il maran si era lamentato, perchè, secondo lui, “i parlamentari non guadagnano troppo; il presidente della camera di commercio del mio paese, che non è shangai, guadagna più di me”. vicecapocgruppo alla camera; effettivamente avete scelto bene: vi rappresenta alla perfezione!

  4. Andrea Sarubbi scrive:

    @Jacopo: è democratico avere posizioni diverse e poter argomentare le proprie. Non lo è accusare chi la pensa diversamente di non capire nulla. Se la cosa può interessarti, visto che parliamo di conoscenza delle relazioni industriali, sono laureato con lode in Scienze Politiche proprio in indirizzo relazioni industriali. L’esame di Relazioni industriali e quello di Storia economica contemporanea (insieme a quello di demografia, che però non c’entra con l’argomento) li ho sostenuti alla London School of Economics. Chi la pensa diversamente da te non è per forza di cose un ignorante: scusa se te lo dico così, senza preavviso, ma è bene che prima o poi qualcuno ti dia questa notizia sconvolgente. Impara a rispettare gli altri se vuoi essere rispettato anche tu. Ti senti rappresentato da Vendola? Bene, votalo. Ma se definisci “squallido” il cursus honorum di Savino Pezzotta, tra l’altro presidente del Consiglio italiano rifugiati, ti qualifichi da solo.

  5. Jacopo scrive:

    vedi onorevole, questo giochino del dire “non si può dare dell’ignorante a chi non la pensa come te” è abbastanza fiacco oramai. io leggo il blog: vedo come parli di certi argomenti. ora, d’accordo che, per quanto lungo, un post non può dire tutto, tuttavia in molti post si alternano affermazioni nè condivisibili nè censurabili, semplicemente inesatte (e non solo sui temi del lavoro, sui quali, nel mio piccolo, mi trovo un attimino più a mio agio, ma anche, ad esempio, sulla legge “anticorruzione”); poichè io non ho lauree in relazioni industriali da vantare e a londra ci vado, quando posso, per vedere camden e brixton e ascoltarmi un po’ di musica, quando scrivo mi appoggio sempre a opinioni di esperti del settore, dei quali ovviamente faccio il nome (esempio: la urbinati, oggi su repubblica, denuncia in beata solitudine i trasferimenti di 200 milioni dalla scuola pubblica a quelle catt… ehm, paritarie) pur non potendo riportare per intero il pensiero. dai tuoi post emerge, in generale, un’atmosfera da mulino bianco che, a me che leggo, testimonia di una colossale lontananza dalla realtà; puoi avere tutte le lauree che vuoi, ma è chiaro che, di molte cose di cui parli, in realtà conosci poco. se fossi un grilloide ti direi “vai a lavorare”; ma non sono uno di grillo, per cui ti dico “fai il TUO lavoro”, che è quello di parlamentare: gira qualche fabbrica, qualche cantiere, senti le persone (che non vuol dire solo usare la rete), confrontati con quella realtà che qui su, su questo blog, non si tocca quasi mai. quanto al pezzotta, confermo quello che ho detto. si tratta di un sindacalista che, quando è stato al vertice della cisl, ha impostato la sua azione sindacale costantemente nel senso di un compromesso al ribasso, ha sempre cercato, invece dell’unità sindacale, trucchetti di bassa lega per tagliare fuori il sindacato suo concorrente, e il patto per l’italia è solo un esempio, se pure il più evidente, di questa sua condotta; ricordo poi, era l’epoca in cui iniziavo a interessarmi di politica, che gli toccò tornare precipitosamente sui suoi passi (grossomodo dopo la prova di forza della manifestazione di roma), ma in modo troppo interessato e troppo tardi; per me, intendere in questo modo la’attività sindacale (collateralismo col governo e con la controparte per tagliare fuori un’altra sigla, la più grande, lotta ferma a zero sui diritti, trattative che si concludono sempre con un compromesso al ribasso e carriere che terminano regolarmente in parlamento nelle fila di partiti di centro), è abbastanza squallido (e, peraltro, questa sua tattica oggi è stata portata a vette altissime dal suo successore, che incontra il fu presidente del consiglio in cene segrete, ma di sicuro eleganti, negando poi trafelato il giorno dopo). sarà anche presidente del consiglio italiano rifugiati; è stato un sindacalista tutt’altro che fermo nella sua azione, e ora è deputato di un partito che ha moltissime ombre (in ordine sparso: cuffaro, cosimo mele, il suocero caltagirone; e taccio sul modo che ha il suddetto partito di agire nell’agone politico) e nessuna luce. un partito col quale state facendo di tutto per allearvi: qualificandovi, voi sì, per l’ennesima volta da soli…

  6. Lorenzo M. scrive:

    Citare chi e’ morto per mano del terrorismo per giustificare i propri atti di governo e’ tanto squallido quanto inqualificabile. Lo ha gia’ fatto il Pdl con Biagi, lo ha fatto ora il PD, leggendo le dichiarazioni sopra riportate.
    Visto il modo con cui e’ stata trattata, e si continua a trattare, la questione “esodati” c’era piu’ di un motivo per chiedere, e ottenere, le dimissioni del ministro. Non si tratta di un errore di poco conto, o di un problema di comunicazione: e’ stata una vigliaccata pesante, operata nei confronti di lavoratori che si sono fidati tanto delle imprese che dello Stato, e da tutti questi sono stati traditi. Il PD, appoggiando questo governo e questo ministro, non puo’ tirarsene fuori, esprimendo “preoccupazione” come sta facendo Bersani in queste ore: preoccupato posso essere io, che sono fuori dalla stanza dei bottoni e sono costretto a subire quanto partorito da queste menti fine dal corposo curriculum vitae.

  7. Andrea Sarubbi scrive:

    @Lorenzo M: il riferimento ai giuslavoristi vittime di terrorismo era dovuto al fatto che Elsa Fornero ha ricevuto minacce serie. Non c’entra la giustificazione degli atti di governo. Quanto agli esodati, il via libera del Pd alla riforma è stato contrattato con un provvedimento ad hoc, che aspettiamo.
    @Jacopo: la Urbinati ha preso una bella cantonata sullo spostamento di fondi dalla scuola statale a quella non statale. Se queste sono le tue fonti, stiamo tranquilli. Inoltre, chi ti ha detto che io non conosca fabbriche e cantieri, o che non senta le persone? Mi sono molto rotto di questo tuo atteggiamento, davvero, ma per un eccesso di correttezza politica ti permetto di continuare a insultarmi da mesi. Probabilmente hai scambiato il Pd con SeL; se non ti ritrovi nelle mie posizioni, non è un dramma per nessuno: per fortuna, in democrazia si può scegliere quale partito votare, e mi pare che a sinistra del Pd ci sia una discreta scelta.

  8. Jacopo scrive:

    nel momento in cui la urbinati scriveva, non era ancora stato deciso di congelarlo, lo spostamento. peraltro sia detto senza considerare la urbinati o chicchessia un maestro di vita (repubblica è in pratica l’organo del pd, e del governo monti; per cui ti do ragione: è una pessima fonte). che conosci poco certe realtà io lo ricavo da quel che scrivi sul blog; dai toni che usi; me lo confermi, implicitamente, nelle tue risposte. vedi, io lo so bene che il pd è un partito di centro; non pretendo che diventi di colpo un partito di sinistra (anche se un po’ mi piange il cuore, visto che ho speso venti dei miei euri e un anno del mio tempo facendo politica in quel partito); però mi sento di intervenire, quando si dicono inesattezze, e , mi dispiace, ma qui ne ho lette più di una (l’unica che hai rintuzzato è stata proprio quella della urbinati, ma ex post); cerco di farlo sempre usando toni civili, e ripeto per l’ennesima volta che aborro la cifra della polemica grillesca (ma anche, ad esempio, gli apprezzamenti di stefano esposito contro i no-tav non sono da meno); io critico, come è mio diritto; capisco bene che a un parlamentare non eletto la critica “rompa”; però, per carità, basta definirla “insulto”: perchè questo denuncia un’insensibilità alle critiche dei cittadini/potenziali elettori, che è molto triste, sia perchè sei una persona adulta, e sia per l’istituzione che rappresenti; rispondere alle critiche, o almeno accettarle diciamo serenamente, non è “correttezza politica” (!!!), ma, credo, uno dei doveri, per quanto non scritto, che si assume un parlamentare. e ora dormo il sonno del giusto.

    p.s. facciamo cambio? vorrei tanto “rompermi” come ti rompi tu; in cambio ti propongo di provare a “romperti” come mi rompo io, o mille altre persone che conosco; scommettiamo che ci perdi?

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