Del calcio in Italia mi ha sempre colpito, oltre a tutto il resto, la capacità di raccontare un Paese. Quel Paese fatto di campanili anche quando si parla di un interesse comune, per cui il giorno dopo la finale degli Europei si discute al bar se abbia fatto più schifo il difensore juventino o l’attaccante milanista, sottintendendo che se fossero stati tutti della mia squadra e nessuno della tua avremmo vinto sicuramente o almeno non avremmo perso così. È un Paese di campanili anche ideologici, purtroppo, che fa fatica fisica a trovarsi tutto dalla stessa parte: qui sotto c’è un elenco semiserio di chi ieri sera ha tifato Spagna e di chi oggi riesce a cantare vittoria anche se abbiamo perso. Tutta cronaca vera, giuro.

Il polemista berlusconiano. Ha tifato Spagna, perché sostanzialmente di mestiere gufa contro Monti, che ha mandato via Silvio da palazzo Chigi. Infatti, all’indomani della finale, il suo giornale di riferimento non lo delude: esce in edicola in edizione straordinaria (di solito, il lunedì fa festa) con un titolo meraviglioso. E pazienza se la bandiera è messa al contrario, tanto il lettore medio neanche se ne accorge.
Il manettaro. Ha tifato Spagna, perché l’Italia eticamente non meritava di vincere: essendo un Paese di corrotti, in ogni campo, non ha il diritto di essere superiore a nessuno. Vincere l’Europeo, sostiene tra l’altro il manettaro, avrebbe riportato la benzina sopra i 2 euro al litro e fatto dimenticare il calcioscommesse: solo un superficiale (o un corrotto, naturalmente) avrebbe potuto desiderarlo.
Il secessionista padano. Ha tifato Spagna, come i cugini ticinesi, perché per lui l’Italia è storicamente l’avversario da battere; e visto che gli Europei non li può vincere la sua nazionale – che prima al massimo se la vedeva con la Lapponia e che oggi non si iscrive nemmeno ai tornei, perché il giro del Trota l’ha prosciugata – spera almeno che perdano gli azzurri. D’altra parte, una vittoria con sventolio di tricolori non farebbe un bel servizio al progetto di secessione del nord.
Il neoborbonico. Ha tifato Spagna, tra l’altro sua passione da sempre, perché l’Unità d’Italia ha causato al sud emigrazione, disoccupazione, mancanza di infrastrutture, pregiudizi e luoghi comuni. Al massimo, il neoborbonico può fare il tifo per il Napoli, ma se arriva in finale di Coppa Italia comunque si fischia l’inno; la sua filosofia è ben riassunta nel lenzuolo appeso in questi giorni su un muro napoletano: “Il meridione hai definito terrone. Per una partita vuoi l’Italia unita. Senza padroni”.
Il no Tav. Si è messo a urlare “Spagna! Spagna!” al cantiere di Chiomonte, dopo avere invitato su Facebook i “duri e puri” (testuale) a “un’azione di disturbo non violenta”. Ma nell’invito c’era già una domanda: “Quanti affronteranno il tabù del rito italiota della partita?”. E la risposta si è vista a Chiomonte: pochi.
Il fascista. Ha tifato Italia, ma quella del Ventennio, capace di vincere due campionati del Mondo sotto la guida del Duce. Ha raccolto l’invito di Alemanno ad andare al Circo Massimo ma forse ha capito male il motivo della convocazione: ha cantato l’inno nazionale col braccio teso e si è pure portato dietro una bandiera con la svastica. Stanotte dormirà in carcere.

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11 commenti to “Il Paese dei campanili”

  1. p scrive:

    Ha dimenticato la categoria: IL NORMALE cioè colui che sperava di non vedere incoronati come EROI NAZIONALI un gruppo di ragazzotti volgari e maleducati.
    Senza entrare nel merito degli stipendi, o delle croci celtiche e delle scommesse che ben conosce lo stimatissimo capitano, o le frasi omofobe del nostro fantasista e chi più ne ha più ne metta…
    Molto pacatamente le dico che non ho tifato questa Italia e sinceramente mi chiedo quando riusciremo a non ‘sorvolare’ su tutto, in nome dell’intoccabile ‘attaccamento alla maglia azzurra’.

  2. Jacopo scrive:

    confesso che qualcuna di queste categorie non mi è del tutto estranea. ma ho tifato italia, come ho sempre fatto. anche se sotto sotto ho avuto un po’ piacere nel vedere buffon sommerso di gol, perchè buffon, anche se è stato un grande a scendere inb, non mi piace, non mi piace il suo fascismo all’amatriciana malamente mascherato e non mi piace vederlo cantare a squarciagola un inno bruttissimo come il nostro; il mio portiere sarà sempre angelo peruzzi la notte del 22 maggio ’96, quando si mette i guanti in silenzio e in silenzio si avvia in porta, e fa il suo dovere e tutte le volte che ancora oggi lo vedo in tv vorrei dirgli grazie; e poi di buffon non mi piace che dal prossimo anno indosserà quella fascia, che è solo di uno, l’unico che anche fra novant’anni chiamerò Il Capitano. mi è piaciuto invece marione, i suoi due gol e la sua strafottenza; perchè se non fai il demente quando giochi a calcio, allora quando lo fai? ma mi è piaciuto ancora di più alla fine della semifinale d’andata rubata col barcellona, quando si è tolto la maglia dell’inter e l’ha buttata a terra; lì, davvero, ho ringraziato me stesso di odiare il razzismo e i razzisti. mi son piaciuti pirlo, bonucci, de rossi, tanto marchisio che corre per dieci e che come carattere e stile assomiglia a del piero. mi è piaciuto prandelli. mi è piaciuta la spagna che è la più forte e ti sotterra senza arroganza e poi ti applaude; sono campioni, hanno meritato…

  3. pfra64 scrive:

    Diciamo che le categorie che sono elencate, compresa quella del precedente intervento, appartengono ad unica super-categoria:
    quelli che solo ora che abbiamo perso dicono che in realtà tifavano per la Spagna. Avrei voluto vedere se vincevamo.
    Questa super-categoria in fondo è la più italiana di tutte.

  4. Jacopo scrive:

    @ pfra
    mi pare di aver detto che ho tifato italia; e mi è dispiaciuto che l’italia abbia perso, oltretutto in questo modo; diciamo che, se proprio bisognava perdere, la sconfitta che avrei preferito era proprio con la spagna (noi di sinistra abbiamo l’abitudine di mettere sempre in conto la possibilità di una sconfitta): per i giocatori che ha, per lo stile che ha, per il rispetto che dimostra, per il calcio che esibisce; quattro gol dalla spagna non mi fanno così male, anche se questa nazionale non se li meritava; mi avrebbe dato molto più fastidio perdere con la germania; ma per fortuna, come sempre, prima la loro stampa ha vomitato le solite scemenze e poi la partita è finita nel solito modo da quarant’anni…

  5. pfra64 scrive:

    @jacopo
    mi spiace per il qui pro quo, con “il precedente intervento” intendevo l’intervento del signor “P” e non il Suo, dove inequivocabilmente dice di aver tifato Italia.
    Da parte mia odio il calcio in genere e non lo seguo mai, tranne durante questi eventi internazionali in cui divento un tifoso a progetto.
    Abbiamo perso male, malissimo e da tifoso mi brucia parecchio, ma lo sport è così. Pazienza.
    Saluti.

  6. p scrive:

    ho lasciato tracce ovunque, prima della partita, dicendo che avrei tifato contro (l’ho fatto anche con inghilterra e germania), per i motivi di cui sopra…

    rispondo solo perché (ri)tirato in ballo, non perché ho bisogno che il/la signore/a pfra64 mi creda (e comunque https://twitter.com/#!/buttalapasta se vuol dare un’occhiata ai miei tweed sull’argomento Europeo)

    a me pare più “tipicamente italiano” il suo dichiararsi contro il calcio ma non sempre, perché quando ne vale la pena (evento internazionale) tutti i motivi che la spingono ad odiarlo svaniscono per magia.

  7. Jacopo scrive:

    @pfra
    ho sbagliato perchè quando hai pubblicato il primo intervento si vede che il mio non era ancora uscito. maledetto internet! non mi sento di dare torto neanche a P, fra l’altro. effettivamente il calcio, oggi, è mal messo, specchio fedele della società italiana. per convincere un non tifoso, a volte, non basta nemmeno una nazionale bella come quella di prandelli (infatti uno di voi due, entrambi non appassionati, l’ha apprezzata, l’altro no); noi tifosi malati, invece, passiamo sopra a tutto; per fortuna e purtroppo…

  8. pfra64 scrive:

    effettivamente dopo aver postato il mio commento ho visto che è spuntato l’altro.
    Per quanto riguarda il calcio, il motivo principale per cui non mi piace è che lo trovo noioso, perciò non lo capisco e non mi entra in testa. O forse questa è la causa e non la conseguenza, boh.
    Comunque, quando gioca l’Italia scatta l’orgoglio. Ma solo da un certo punto in poi (gli ottavi continuo a non reggerli).

    In definitiva, il calcio mi sembra più una cosa che riguarda il mondo dello spettacolo (e a me non piace) che quello dello sport. I difetti che ha riportato P esistono proprio perché il calcio é questo.

    Tuttavia la mia grande soddifazione l’ho avuta con la vittoria contro la Germania, visto che qualche giorno prima un mio conoscente tedesco mi aveva stracciato durante una nostra uscita in bici da corsa.

  9. Giuseppe scrive:

    a me sembrate tutti quanti casi da psichiatra,quante cose che vedete in una partita.

  10. cicero tertio scrive:

    Più che il paese dei campanili questo mi sembra il paese dei campanelli. Non sono molto esperto e appassionato di calcio, lo seguo solo con la nazionale quando ci sono le grandi partite, sento distrattamente l’eco dei grandi dibattiti dei milioni di allenatori italici e un po’ meno distrattamente le cronache poco edificanti per usare un eufemismo del calcio scommesse del campionato, dove molti giocatori che guadagnano già cifre da capogiro sono corruttibili così facilmente. (Leggete anche il commento di Grillo sul suo blog).
    In fondo cosa è il il calcio con tutto quello che gli ruota attorno, im primis le cifre dei compensi e delle scommesse che attira, ci sono tanti altri sport di valore lasciati ad atleti negletti, se non, lo dice la parola, tirare dei calci ad una sfera che rotola su un tappeto erboso? Questa pratica, che per me sarebbe più utile se la destinazione delle pedate fosse riservata al fondoschiena di tanti che invece di essere una risorsa sono un peso in questo paese, è ormai diventata il simbolo dell’orgoglio, della dignità e dello stato di vitalità di questo paese. Così milioni di persone delegano ad undici ragazzotti già strapagati la rappresentanza di queste loro aspirazioni e si identificano in loro, con il coro e la grancassa dei mass-media. C’è da parte delle persone una perdita di percezione della realtà, un processo di trasferimento mentale collettivo di identificazione con implicita deresponsabilizzazione, un’esasperazione spesso isterica tutta mediterranea ( mi ricordo di Maradona, giocatore argentino che aveva “RISCATTATO” Napoli, a sentire loro!) che lascia appunto ad undici giocatori la rappresentanza delle loro istanze, cosicchè l’eventuale successo delle loro pedate assestate fortunosamente ad una sfera che rotola sull’erba diventa la vittoria di tutti su tutto, il riscatto e il regolamento dei conti da tutte le condizioni di disagio, di tutti i torti e le ingiustizie patite, di quello che la società non è riuscita a realizzare per incapacità o pigrizia dei suoi singoli componenti… Povera umanità, lo avevano già capito i latini con quel bel detto; “vugus vult decipi” e la cosa fa sorridere anche un po’i popoli del nord Europa più pregmatici e meno isterici, tanto che W.Churchill disse che gli italiani affrontano una partita di calcio come fosse una guerra e una guerra come fosse una partita di calcio (evidentemente si riferiva alla faciloneria con cui Mussolini la dichiarò).
    Ma ancor più con questa isteria riusciamo anche a vincere anche se alla fine perdiamo quattro a zero, in fondo eravamo stanchi… e la sconfitta la facciamo diventare lo stesso una vittoria. Mmmmm….mi ricorda una data: 8 settembre!

  11. cicero tertio scrive:

    Ma è tornato Manlio? Oh, my God !

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