Il giornalista che andasse a misurare per strada la preoccupazione degli italiani per l’Europa la troverebbe probabilmente grandissima, ma per la semifinale di stasera con la Germania. Il Consiglio europeo di oggi e domani – e forse sabato, e forse anche domenica, se la disponibilità di Monti di trattare a oltranza verrà accolta – è considerata roba da addetti ai lavori: un po’ perché il fondo salva Stati è oggettivamente più complicato del 4-4-2, un po’ per il nostro provincialismo cronico. Ma voglio andare controcorrente e tornare sulle mozioni di sostegno al governo approvate ieri sera alla Camera: a Bruxelles Monti vuole evitare ogni possibile obiezione sulla sua legittimazione politica, e così non c’è volta in cui si presenti a un appuntamento cruciale in Europa senza chiedere prima il sostegno al Parlamento.

Logica avrebbe voluto che il presidente del Consiglio ricevesse un mandato unico dalla maggioranza che lo sostiene: sarebbe costato qualche limatura in più al testo, ma almeno non avrebbe dato l’impressione di un’armata Brancaleone. Il Pdl invece ha voluto fare gioco a sé, perché la strategia di Penelope prevede che Alfano costruisca e Berlusconi – inseguendo i sondaggi e cavalcando il malcontento dei suoi elettori verso Monti – distrugga: ne è venuto fuori un pastrocchio terribile, con tre mozioni dei gruppi di maggioranza (quella Pdl, quella Responsabili e quella resto-del-mondo), due dei gruppi di opposizione (quella più ragionevole dell’Idv, che il governo ha accettato, e quella folcloristica della Lega, respinta) e una risoluzione di una piccola forza politica (Noi per il Partito del Sud Lega Sud Ausonia) che poco aggiunge e poco toglie al ragionamento. Qui il testo della mozione principale, sottoscritta da Pd, Udc, Fli e la maggioranza del gruppo Misto (Api, liberaldemocratici, minoranze linguistiche e compagnia bella):

La Camera,
premesso che:

l’Europa ha bisogno di una chiara risposta politica per uscire dalla crisi economica, finanziaria e ormai sociale più grave della sua storia e in questo senso il vertice del 28 giugno 2012 deve segnare l’inizio di un nuovo cammino e di un nuovo slancio che porti progressivamente alla realizzazione di una vera unione politica e federale;
l’instancabile aggressività della speculazione finanziaria e la crescente inquietudine dei mercati richiedono non solo urgenti risposte tecniche, ma, soprattutto, una chiara prospettiva di integrazione politica, tale da rappresentare la risposta alle diverse forme di populismo che crescono proprio a causa dell’assenza di istituzioni europee con una più forte legittimazione politica e democratica;
l’euro ha sempre rappresentato per l’Italia la tappa di un progetto culturale e politico complessivo che, attraverso una «unione sempre più stretta», portasse alla creazione degli Stati Uniti d’Europa, un’unione basata sulla solidarietà tra cittadini e Stati e che prevalesse sugli egoismi nazionali e particolaristici che in passato hanno sempre portato l’Europa alla rovina;
i firmatari del presente atto di indirizzo sono consapevoli che, allo stesso tempo, occorrono risposte immediate contro la crisi economica e la speculazione finanziaria che permettano una ripresa della crescita, dal momento che si è registrato un trend di crescita ridotto rispetto agli altri partner europei e che le politiche di stabilità e di equilibrio di bilancio sono una condizione necessaria ma insufficiente per promuovere lo sviluppo economico e perseguire la creazione di nuovi posti di lavoro. Occorrono, altresì, forti misure interne a favore della competitività, nel quadro di un ampio progetto europeo e per le infrastrutture materiali e immateriali; insistere unicamente sul rigore rischia, infatti, di essere controproducente anche rispetto agli stessi obiettivi di stabilità: se deprime eccessivamente i consumi, diminuisce il gettito fiscale e, di conseguenza, finisce per peggiorare il rapporto stesso tra debito e prodotto interno lordo;
l’Italia ha affrontato con grande decisione il grave problema del riequilibrio del bilancio e oggi può vantare un avanzo primario tra i più ampi in Europa, il credibile obiettivo del pareggio di bilancio in tempi congrui, un debito che – pur avendo ancora dimensioni elevate – diminuirà a partire dal 2013 e una riduzione del divario tra il valore medio dell’indebitamento dell’eurozona e quello italiano;
peraltro, appare evidente che gli ultimi attacchi della speculazione internazionale sul debito pubblico italiano non trovano ragione e fondamento nei nostri squilibri di bilancio, ma sembrano, piuttosto, far parte di un’aggressione complessiva che prende di mira l’euro;
i Paesi che mantengono i propri impegni nel risanamento dei conti pubblici e nel percorso di riforme, indicati nei piani di riforma nazionale e concordati a livello europeo, hanno diritto ad invocare la solidarietà degli altri membri della zona euro per far fronte a tali ingiustificati attacchi speculativi;
la sottoscrizione del «fiscal compact» è stata accompagnata da un impegno comune per la crescita e lo sviluppo, che, se ha permesso prima significativi passi in avanti, in particolare per il completamento del mercato interno, non ha ancora portato a iniziative comuni per una nuova politica di investimenti comuni a livello europeo,

impegna il Governo:

a sostenere l’iniziativa per la crescita che potrebbe mobilitare oltre 130 miliardi di euro a favore di investimenti produttivi, a partire dalle aree più svantaggiate della zona euro, agendo anche da catalizzatore per nuovi investimenti privati;
a valutare l’opportunità di sostenere la rapida introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie attraverso una cooperazione rafforzata, per contrastare la speculazione finanziaria e per reperire una nuova forma di risorse proprie al servizio della crescita;
a reiterare la proposta di definire criteri valutativi europei che consentano una distinzione di alcune categorie di investimento di interesse comune europeo ai fini della valutazione del rapporto deficit/prodotto interno lordo;
a sostenere le proposte del rapporto Van Rompuy volte a creare un’unione economica, fiscale e bancaria, indicando, però, un percorso a tappe ben scadenzate, che si avvii al vertice di giugno 2012 e si concluda con decisioni operative al più tardi al vertice di dicembre 2012, sostenendo, in tale contesto, l’attribuzione dei poteri di vigilanza bancaria alla Banca centrale europea e la rapida creazione di un fondo di sostegno e intervento diretto per la ricapitalizzazione del sistema bancario, con possibilità di ricorrere anche al meccanismo europeo di stabilità (Esm) per affrontare crisi di tipo sistemico;
a ribadire e difendere la proposta di creare un nuovo meccanismo di solidarietà che contrasti le oscillazioni eccessive degli spread, a beneficio degli Stati non sottoposti a procedure per deficit eccessivo e che attuino effettivamente gli impegni assunti nei piani di riforma nazionale;
a rafforzare le proposte del rapporto Van Rompuy relative all’unione politica, dal momento che nuove procedure di sorveglianza e controllo preventivo sui bilanci nazionali o la stessa creazione di un Ministro del tesoro europeo non possono che essere collocate in una più ampia riforma politica, volta ad assicurare la piena legittimità democratica delle istituzioni europee e l’effettivo controllo parlamentare, nazionale ed europeo, sulle autorità di governo europee, possibile unicamente in un’Europa federale e democratica;
a sostenere, nel contesto di una rinnovata unione economica e monetaria, forme di emissione comune di titoli del debito pubblico;
a ribadire la necessità di un’Europa politica e federale, rilanciando la discussione sul futuro dell’Unione, avviando un nuovo percorso di integrazione politica che rilanci il processo costituente e di revisione dei trattati auspicabilmente in occasione delle elezioni europee del 2014.

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