Partirei dal Wall Street Journal, che pochi giorni fa accusava il governo di scarso coraggio: troppe le “protezioni e assicurazioni” per i lavoratori, troppo timide le aperture nel segno della flessibilità (testuale: “Riuscirà qualcuna delle modifiche introdotte a risolvere i problemi economici dell’Italia? Solo in teoria: così come in teoria si può svuotare il lago di Como con cucchiaino e cannuccia”) e troppo forte ancora il peso dei sindacati. Che però in Italia protestano esattamente per il contrario, così come una discreta parte dei cittadini: l’accusa infatti è quella speculare, ossia di aver distrutto le garanzie per i lavoratori e di aver svenduto i diritti a un manipolo di imprenditori senza scrupoli. Se è una riforma che scontenta tutti, ha scritto recentemente un commentatore berlusconiano, allora vuol dire che è sbagliata; per me, invece, una premessa del genere significa soltanto che non c’è un vincitore, e che ognuno ha ceduto qualcosa. Ma il tasso di ideologia nell’aria, ben più alto dello spread, rende ogni ragionamento pressoché inutile: come nel migliore dei film polizieschi, in questi casi “tutto quello che dici potrà essere utilizzato contro di te”.

L’esempio di Elsa Fornero, che per la terza volta in sette mesi è inciampata sulla stessa frase, fa capire bene il clima: il ministro – che evidentemente non ha imparato dagli errori precedenti – liquida l’argomento al Wall Street Journal con la solita frase sul “posto di lavoro” che “non si ottiene per diritto, ma lottando, combattendo, facendo sacrifici”; l’intervistatore americano traduce correttamente (job), i giornali italiani riassumono in malafede (“Fornero, il lavoro non è un diritto”), gli indignati di professione partono alla carica, gli antipatizzanti del ministro (male informati) li seguono a traino. La stessa cosa accade sulla riforma del mercato del lavoro, che nella vulgata viene fatta passare come una macelleria sociale (soprattutto da chi è all’opposizione, tipo Idv e Lega, o chi non è in Parlamento, tipo SeL) ma che invece – come parecchi provvedimenti di questo governo – ha diversi pregi e qualche difetto: basta leggere per intero la scheda di Repubblica (ripeto: di Repubblica, non della Stampa o del Corriere della Sera!) per farsi un’idea più chiara del testo. Chissà se gli insultatori di queste ore (“maggiordomi privi di dignità”, “non avete mai lavorato in vita vostra”, e potrei andare avanti parecchio) lo hanno fatto, chissà se dietro a ogni obiezione c’è un lavoro serio di analisi dei pro e dei contro: io mi auguro di sì, ma temo seriamente di no. E alle persone di buona volontà raccomando di leggere qualche passaggio del dibattito parlamentare di oggi, direttamente dai resoconti della Camera: quello di Benedetto Della Vedova (Fli), per esempio, è stato molto equilibrato e sincero. Per quanto riguarda noi, l’intervento di Marianna Madia è stato un messaggio rivolto soprattutto alla nostra generazione di precari, per assicurare che “i passi in avanti ci sono, e sono molti”: come la lotta allo sfruttamento facile dei giovani attraverso i finti tirocini, oppure le nuove norme per combattere le dimissioni in bianco. Rimangono ancora nodi irrisolti, il principale dei quali è la mancata riforma degli ammortizzatori sociali promessa dallo stesso ministro Fornero: Marianna ha citato l’esempio delle partite Iva, che pagheranno il 33% di contributi senza ammortizzatori sociali in cambio, e per le quali non ho sentito i sindacati stracciarsi le vesti. Meno propaganda, da una parte e dall’altra, avrebbero aiutato di più.

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7 commenti to “Meno propaganda”

  1. angelo scrive:

    posso dividere il mio intervento in due parti:
    a) sul ministro fornero: la malafede sulla traduzione
    job e work esiste ed è evidente.
    Ma non voglio entrare in merito sulla polemica.
    Per me il problema è un altro: può un ministro “tecnico”
    lasciarsi andare a simili esternazioni di carattere
    politico? secondo me non dovrebbe.
    b) riforma del lavoro: centrato in pieno la seconda parte
    del problema: le partite IVA. Non ottengono nessuna tutela,
    anzi vengono maggiormente tartassate. Il fatto che nessun
    sindaco non si interessi dell’argomento non elimina,
    anzi acuisce maggiormente i problemi

  2. Egregio Andrea,
    non ho ancora avuto modo di leggere gli interventi da te
    segnalati,in particolare la dichiarazione di voto finale di oggi dell’On.Marianna Madia(ancora non pubblicato sul Sito
    della Camera.)

    A una prima (non approfondita) lettura del testo definitivo, da giurista
    un pò grossolano quale sono, mi sovvengono queste
    considerazioni: bene il punto di equilibrio sull’art.18,
    bene la rivisitazione dello Stage(cui,se non sbaglio poi
    toccherà alle Regioni fare il proprio dovere),bene anche
    l’Apprendistato.

    Però, le criticità rimangono eccome: sulla Previdenza non
    mi soffermo perchè conosciamo bene il grave problema degli
    “esodati.”

    Mi sembra però che la questione Aspi lasci aperte molte zone d’ombra…

    E poi vi è il problema del Contratto di Apprendistato: è
    un Contratto che indubbiamente può aiutare molto
    nell’ingresso nel Mercato del Lavoro, ma sappiamo bene come
    abbia un limite ben preciso riguardo all’età anagrafica.
    Rischiano quindi di rimanere scoperti tutti i
    post-trentenni e questa non è, secondo me, una cosa da
    sottovalutare, anzi…

    Che dire, la Legge approvata oggi, a mio modesto avviso
    è un piccolo tassello ( comunque da rivedere) che si
    inserisce al fine della ricostruzione di questo nostro Paese in gravissime
    difficoltà economiche…
    Approvarlo era importante, per via del delicato Vertice
    Europeo dei prossimi giorni,dove ci “si gioca molto”…

    In futuro poi si vedrà.

    Ad maiora,

    F.S.

    Ps Sul Ministro Fornero si prende atto della rettifica e,
    mi riservo di leggere l’intervista originale. Certo,
    come la notizia è stata riportata dai siti on line
    italiani, non poteva che creare rabbia.

  3. Correzione: mi sembra poi che la Questione Aspi lasci aperte, non mi sembra però….

  4. Filippo Casini scrive:

    Ci sono delle modifiche buone in questa riforma del lavoro ma senz’altro non sono sufficienti. Purtoppo tutto il rumore sull’articolo 18 ha coperto il poco di buono che è stato fatto.

    Con un po’ di coraggio in più si sarebbe potuto istituire il Contratto Unico per l’entrata nel mondo del lavoro con condizioni paritarie per tutti (e stipendi più equi, ovviamente…). Si sarebbe potuto tagliare tante piccole burocrazie che impediscono alle PMI di assumere apprendisti (esempio: 120 ore di corso obbligatorio per ogni nuovo assunto scoraggerebbero chiunque ad assumere). Si sarebbe potuto tagliare, anche di poco, i contributi sui contratti a tempo indeterminato mentre si alzavano quelli a tempo determinato, per non elevare ancora la tassazione sulle imprese.
    Ma questo lo faremo noi quando (e se) andremo al governo, vero?

    Certo che il disfattismo mediatico di alcuni politici/giornalisti/sindacati non è proprio comprensibile.

  5. cicero tertio scrive:

    Si è dovuto fare in fretta e furia questo pastrocchio per dare a Monti il dono propiziatorio da offrire domani sull’altare della dea Europa sperando di placare le ire della Walchiria.
    Non entro nei dettagli di questa riforma, nè sulla gaffe della Fornero, la cui figlia guardacaso si è meritata ben due lavori, ma rilevo che attualmente in Italia ci sono 2,5 milioni di giovani nostrani che non lavorano (non pochi anche perchè non lo cercano più, se mai l’avevano cercato) e non studiano, poi ci sono altri, mi pare 600.000 circa cassaintegrati che continuano ad essere tali perchà il lavoro non c’è per la crisi, per la delocalizzazione delle aziende o perchè “aiutate” dal governo a chiudere o fallire; poi ci sono gli extracomunitari(tra cui spiccano i cinesi che non riversano nell’economia i loro guadagni) che “fortunatramente” fanno dei lavori umili che i nostri viziati rampolli disdegnano, ma intanto se lo sono presi loro e qualora i rampolli si ravvesessero perchè ridotti sul lastrico, finita la pensione di mamma e papà,non lo troverebbero più.
    Della popolazione attiva 3,5 milioni appartengono al settore statale (quando la Germania con 20 mil in più di popolazione ne ha solo 2 mil.) quindi devono essere pagati dal lavoro del settore privato, dalle partite IVA guardacaso ancor più oggi tartassate, i quali si aggiungono al resto della popolazione non attiva dei più giovani, dei pensionati, delle casalinghe e di quelli sopra citati che puer potendo lavorare non lo fanno, e di altre categorie “protette” ed intanto la popolazione sta invecchiando e ci sono meno giovani. . Quant’è il totale di costoro? credo più dell’80%, se qualcuno ha i dati esatti mi rettifichi.
    In passato l’Italia proletaria, nel senso che la gente faceva figli, povera da sempre di materie prime era riuscita, guardacaso con la lira, nonostante ciò a diventare, alla fine del secolo scorso, la quarta o quinta potenza mondiale grazie al lavoro di trasformazione di dette materie che poi venivano esportate come prodotti finiti con la laboriosità e l’ingegno del nostro popolo proletario. Ora non più, a causa della globalizzazione che ha crato altrove i posti di lavoro e all’euro che è una moneta troppo forte per noi ora per competere. Il paese è gravato da un debito pubblico di quasi 2.000 miliardi di euro, la tanto amata moneta forte, quella che sempre meno abbiamo in tasca perchè va nei debiti pubblici e privati, quella che piace tanto a Monti, Bersani,Casini, (non tanto più a Berlusconi a dir il vero) ed alla gente fuorviata dalla propaganda di chi non ha capito e non vuole capire quale sciagura sia.
    Bene, domani Monti porterà il dono sacrificale della riforma del lavoro che sempre meno c’è, non sarà certo l’ultimo, per poter ancora trattare dicendo che abbiamo fatto i compiti e stare dentro questa fogna di Europa dell’euro .
    NEIN ! questa volta lo dico io.

    PS: la Spagna e Cipro hanno chiesto circa 60/70 miliardi
    (per ora) per salvare le loro banche e la loro traballante economia. Verrà attivato il solito fondo dalla sigla impronunciabile che viene alimentato dai contributi solidali degli stati membri(in questo caso, quando c’è da mettere nel piatto la solidarietà europea è un esempio di fratellanza); dato che noi contimo per quasi il 20% nei millesimi del condominio dovremo cacciare circa 12/14 miliardi, che naturalmente andranno ad aggravare il nostro debito pubblico. Chapeau.

  6. Andrea Sarubbi scrive:

    qui sotto, il testo dell’intervento di Marianna Madia (dichiarazione di voto del Pd):

    MARIA ANNA MADIA. Signor Presidente, colleghi, quanto le giovani generazioni hanno atteso questa riforma? Eppure, adesso sento dire da alcuni miei coetanei che l’idea che sta passando è quella che ci sia stata una sorta di scambio, come se si fosse difeso il principio e il diritto dell’articolo 18 a scapito di un’incisività maggiore sui temi della precarietà. Oggi voglio partire proprio da qui: la mia generazione rivendica di avere difeso il principio del diritto a non essere licenziati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Lo rivendica la mia generazione, che è cresciuta e ha iniziato a lavorare in un’epoca di precarietà. Precario etimologicamente, viene dalla parola prex, che in latino significa preghiera, colui che ottiene per concessione e non per diritto. Noi pensiamo che oggi sia il momento di dire che la flessibilità senza regole, che c’era stata consegnata come un unico modello di sviluppo possibile, ci ha portato fin qui e che non è attraverso il deterioramento dei diritti che si esce da questa crisi e che si intraprende un nuovo percorso duraturo di sviluppo.
    Lo abbiamo pagato tutto questo? Forse sì, ma rispetto a che cosa? Forse rispetto alle aspettative che avevamo. Certamente, è vero, rimangono ancora tante tipologie contrattuali, ma è anche vero che il confronto va fatto rispetto al punto di partenza. Se noi guardiamo da dove partivamo prima di questo provvedimento, posso assicurare a tutte le generazioni di precari che i passi avanti ci sono e sono molti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Prima di tutto, il grande passo avanti che noi dobbiamo riconoscere in questa riforma – dobbiamo ringraziare il Governo per questo -, è che si riconosce un eccesso di precarietà nel nostro Paese, si riconosce che non è la flessibilità senza regole che porta crescita e sviluppo e che la precarietà va contrastata.
    Poi ci sono tanti altri aspetti positivi. Penso, ad esempio, al riconoscimento del contratto a tempo indeterminato come contratto buono, come contratto da incentivare. Certamente, qui dovremmo poi, noi crediamo con urgenza, trovare delle risorse anche per aiutare chi questi contratti deve farli e oggi in Italia li paga troppo.
    Poi ancora tante altre cose positive per chi oggi è precario, un salario di riferimento per i lavoratori a progetto – oggi chi lavora con contratto a progetto non ha un salario di riferimento – l’obbligo per le regioni che ancora non l’avessero fatto di dare un compenso minimo a chi effettua stage o tirocini, e noi sappiamo che lo stage e il tirocinio oggi in Italia sono forme gravissime di sfruttamento del lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Ancora, il riconoscimento che nel nostro Paese esiste la pratica delle dimissioni in bianco, una pratica odiosa che precarizza soprattutto il lavoro delle giovani donne che di solito aspettano un bambino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ebbene, in questo provvedimento si riconosce che questa è una pratica diffusa che va contrastata.
    Io credo che, con coraggio, questa è la via sulla quale bisogna continuare per aiutare davvero quella generazione che non è più una generazione di giovanissimi, questo va ricordato. Ormai chi ha iniziato a lavorare, versando i contributi alla gestione separata dell’INPS, ha 34, 35, 36, 37 anni ed aspetta che questo percorso di riforme continui, aspetta che questa sia la direzione verso la quale continuare ad agire, aspetta di avere una politica dalla sua parte, che lo appoggi nelle sue scelte di vita e che non sia invece, come è stato per troppo tempo per riforme anche spesso fatte male da 15 anni a questa parte, contro di loro.
    I nodi irrisolti ci sono, rimangono, e sono essenzialmente due. Li ricordo qui, anche davanti al Ministro Fornero, perché il Governo ha assunto degli impegni importanti. Un nodo irrisolto che rimane è, a nostro avviso, quello delle partite IVA perché in questo provvedimento si presume che abbia una vera partita IVA, e a me sembra anche ricca partita IVA, colui che fattura più di 18 mila euro lordi l’anno, sono 800 euro netti al mese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Quindi, per quella platea di persone che fattura 18 mila euro lordi l’anno questo disegno di legge dice soltanto «vi alzo i contributi, pagherete il 33 per cento, non vi do nulla in cambio, non vi do ammortizzatori sociali, non vi do la maternità, non vi do malattia, vi do solo l’innalzamento di contribuzione che significa che voi pagherete la riforma». Qui, signora Ministro, rischia di esserci un paradosso perché queste persone fanno parte di quella platea per cui lei voleva fare questa riforma e che rischiano invece, alla fine, se non ci saranno dei correttivi, soltanto di pagare questa riforma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    L’altro grande nodo irrisolto, che ci portiamo dietro da veramente da troppi anni, è quello degli ammortizzatori sociali. Io sono cresciuta con l’espressione «in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali» e temo che, se non ci saranno dei correttivi, rimarremo in attesa della riforma degli ammortizzatori sociali anche, signora Ministro, per le aspettative che legittimamente lei aveva suscitato all’inizio del suo mandato.
    Aveva parlato di reddito minimo di cittadinanza, ma noi sappiamo – e lei ce lo ha detto – che c’è un problema di risorse pubbliche. Aveva parlato di ammortizzatori universali, e però, ancora, noi non avremo con l’approvazione di questa legge, un sostegno al reddito per tante persone che lavorano, per i collaboratori a progetto, per le partite IVA. Non c’è Aspi né mini-Aspi e neanche la volontà politica di allargare i criteri per accedere al bonus precari, quel bonus una tantum oggi vigente.
    È chiaro che questo problema degli ammortizzatori si lega al tema della crisi, perché la responsabilità della classe dirigente vuole oggi che si sostengano tutte le persone e tutte le generazioni che oggi soffrono per la crisi. E le generazioni soffrono tutte. Penso ai più grandi, penso agli esodati, a quelle persone che si sentono tradite dallo Stato in un patto di fiducia e che urgentemente devono essere ripagati da questo tradimento. Il Governo ha assunto gli impegni concreti: bisognerà ristabilire questo rapporto di fiducia con queste persone.
    Poi penso ai trenta-quarantenni incastrati nella trappola della precarietà e poi a quei giovanissimi che non hanno neanche più slanci e passioni, che neanche più lo cercano un lavoro.
    Allora è molto importante la posizione del Governo, nella più autorevole espressione, che è quella del Presente del Consiglio che ha detto: queste questioni sono ancora aperte, abbiamo intrapreso un cammino nella direzione giusta, ma dopo il vertice europeo ritorneremo su questi punti e ci ritorneremo con urgenza e con coraggio.
    Noi rispettiamo anche la scelta del Governo di chiederci di approvare in fretta questa riforma prima del vertice europeo. La rispettiamo e la condividiamo, perché – e concludo su questo punto – crediamo fermamente che una prospettiva vera per le generazioni possa venire solo da scelte coraggiose in sedi europee.
    Domani con il Presidente del Consiglio ci saremo tutti noi con queste istanze, tutti noi a chiedere che sia un investimento, un investimento buono per la crescita, per lo sviluppo, per la creazione di nuova occupazione e che non possa essere impedito da rigide regole di bilancio.
    Staremo lì a chiedere con il Presidente del Consiglio che vi sia una tassa sulla finanza locale. Finalmente! Il Presidente Berlusconi non ebbe visioni due anni fa a bloccarla in sede europea.
    Staremo lì a chiedere, insomma, di non limitarci più e non accontentarci più di dire: non siamo come la Grecia. Dobbiamo dire: troviamo il modo di salvarci tutti insieme, perché se non ci salviamo tutti insieme saranno i più deboli, e non solo in Grecia, ma in tutti i Paesi europei, a pagare la crisi ed il prezzo più alto.
    Per queste ragioni il gruppo del Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento oggi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Congratulazioni).

  7. Jacopo scrive:

    io la riforma un po’ l’ho letta, e nel migliore dei casi lascerà le cose come stanno; non diminuirà il numero dei precari, non aumenterà l’occupazione. anzi, rendere più costosi i contratti dei precari farà in modo che il datore di lavoro scarichi i maggiori costi sullo stipendio del precario. la domanda qui è: come mai, delle quaranta e oltre tipologie di contratti precari, non si è fatto un bel taglio riducendole a quattro o cinque? quanto all’articolo 18, faccio mie le argomentazioni di gian luigi pellegrino, che, fra l’altro, ha assistito più di una volta il pd; e secondo lui è incostituzionale la previsione secondo cui, se da un lato il licenziamento per motivo discriminatorio, quindi senza valido motivo (giusta causa), obbliga al risarcimento, se invece a mancare è il motivo economico il giudice PUO? ordinare il reintegro ma solo in casi di MANIFESTA insussistenza: vengono qui trattate in modo diverso situazioni uguali, ove l’elemento che le rende uguali è proprio la mancanza della giusta causa di licenziamento; e vale poco dire che “tanto è rimasto il reintegro sui motivi discriminatori”, perchè mai datore scriverà, nella lettera di licenziamento, di averlo fatto per quel motivo, che è difficile da provare (anche se marchionne è riuscito a renderlo facile; è talmente incapace che non riesce neanche a licenziare); senza contare che il diritto del contraente di sapere perchè un contratto viene rescisso, e di ottenere la reintegra, se la causa è ingiusta è principio generale del diritto civile. gli ammortizzatori saranno un disastro, semplicemente perchè per gli ammortizzatori sociali servono i soldi, e soldi la fornero ha già detto che non ce ne sono. questa è l’ideologia. si chiama “informarsi e parlarne con cognizione di causa”; con un po’ di “buona volontà” (sic) puoi farcela perfino tu…

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