Il tema del congresso di Cittadinanzattiva, in corso a Chianciano, riguarda da vicino la politica: si parla infatti di costruzione, di innovazione e di fiducia. Oggi mi hanno invitato per un intervento e sono partito dalla fine: la sfiducia nelle istituzioni come punto di partenza – a cominciare dal caso Napolitano, che reputo incredibile – e l’innovazione, il cambiamento, come unica risposta. In mezzo, il metodo della costruzione: le difficoltà del sindaco Pizzarotti a Parma stanno dimostrando che è invocare Norimberga e la ghigliottina in piazza è più facile che formare una squadra di governo; anche gli elettori più arrabbiati, però, sanno bene che la pars destruens non basterà a migliorare il Paese in cui viviamo. Ma non è sul mio intervento che vorrei soffermarmi: è piuttosto su due passaggi ascoltati in assemblea, che secondo me fotografano bene l’atteggiamento della cosiddetta società civile verso la politica.

Il primo passaggio è di Teresa Petrangolini, storica fondatrice di Cittadinanzattiva, che ha concluso il suo mandato di segretario generale con un intervento appassionato sui giovani (“Non per buon cuore, ma perché abbiamo bisogno di loro… perché non siamo in grado di trovare soluzioni per una società che deve necessariamente cambiare per sopravvivere”) e sulla questione chiave dell’ascensore sociale rotto, anche in politica:

“Mi piange il cuore perché non sono mai stata né qualunquista né anticostituzionale. Sono però ormai convinta che con questi partiti, con questa classe dirigente, l’Italia non va da nessuna parte. Non c’entra la democrazia, non c’entrano i principi.  Non mi interessa disquisire sul fatto se o meno una democrazia si regge senza i partiti. Così come è indubbio che la stessa Cittadinanzattiva ha ottimi rapporti con questo o quel rappresentante politico, in Parlamento, al livello governativo, nelle Regioni e, soprattutto, al livello locale. (…) Sicuramente è necessario sostituire le persone perché non ci possono essere incompetenti totali e buffoni in ruoli di responsabilità  o parlamentari da 7-8 legislature o funzionari pubblici a vita che hanno 2 o 3 incarichi riccamente retribuiti.  Ma perché certi cambiamenti siano possibili servono gli italiani ed un aumento complessivo del loro impegno civico, ovunque questo sia possibile: sicuramente nella politica in senso tradizionale, ma anche nella cultura, nella gestione dei servizi, nella vita di quartiere, nel produrre informazione, nel fare al meglio il proprio lavoro, nel guardarsi attorno e costruire momenti di socialità, di aiuto, di solidarietà”.

Teresa (classe 1951) lascia la guida di Cittadinanzattiva ad Antonio Gaudioso (classe 1972), che ha detto parole sagge sul momento attuale: da un lato, l’Italia imbarazzante dei condoni, della credibilità internazionale nulla, del giornalismo piegato alle convenienze politiche; dall’altro, l’Italia bella di sindaci come Angelo Vassallo, dei commercianti che denunciano il pizzo, dei terremotati che vanno avanti senza chiudere fabbriche e negozi, dei ricercatori che resistono.

“È per tutte queste persone che abbiamo il dovere di mettercela tutta. Abbiamo un interlocutore politico, il governo Monti, che si trova a fronteggiare una situazione straordinaria con un paese in bilico tra coraggio e disperazione. È il nostro interlocutore e ci dobbiamo confrontare con il massimo rispetto, apprezzando il fatto, se non altro, che si possa discutere del merito delle cose senza dover aspettare il nuovo scandalo nell’edizione del giornale in corso di stampa che spesso serviva solo per sviare il dibattito dai problemi veri del paese. Corrado Guzzanti, parlando del presidente del consiglio ha detto ‘Monti non è sobrio, è che regge meglio l’alcool…’. Probabilmente tutti abbiamo avuto enormi aspettative da questo governo, per motivi in alcuni casi opposti da chi si aspettava maggiori tutele per i lavoratori a chi si aspettava un mercato del lavoro completamente liberalizzato. È evidente che il governo non ha la bacchetta magica ma è nostro dovere, nel rispetto dei ruoli, di incalzarlo sui punti di una agenda per la crescita che parta da una alleanza con i cittadini”.

Io non credo alla competizione tra politica e società civile, né mi sento espropriato di chissà quale sovranità se il Pd – come ha fatto, per fortuna – decide di alzare le mani sulle nomine Rai e di chiedere dei nomi alle associazioni di cittadini. Credo invece – forse per la mia esperienza personale, visto che non avevo mai militato in un partito prima del mio impegno in Parlamento – che una politica chiusa in sé stessa non vada da nessuna parte, se non apre porte e finestre. C’è un’Italia che ha fame di politica bella, partecipata, e che è pronta a impegnarsi: se si astengono anche loro, e ci resta solo il voto militante, cambiamo mestiere.

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2 commenti to “Società civile”

  1. Pinuccio scrive:

    Mi vado rendendo conto con grande preoccupazione che fra la gente va crescendo un clima di esasperazione nei confronti dell’intera classe politica del Paese e purtroppo sempre più si sente dire con troppa facilità: “tutti a casa!”. Personalmente credo che bisogna stare molti attenti a generalizzare perché è un gioco pericolosissimo in quanto mette a repentaglio la tenuta stessa della democrazia e anche perché si compie una pesante ingiustizia nei confronti di coloro che, come te Andrea, ci mettono la faccia ogni giorno per rimanere fedeli al loro difficilissimo compito (c’è ne sono in ogni partito e sono più di quanto si possa immaginare… ): cercare infatti di governare un treno impazzito, così come sembra oggi la politica, è un impresa quasi impossibile e dunque non bisogna spegnere l’eroismo di coloro che provano a dare il proprio contributo non solo per ridare credibilità alla politica ma anche per elevare la qualità stessa della democrazia nel nostro Paese.
    È poi molto opportuno comprendere che questo drammatico tempo che stiamo vivendo interpella davvero tutti, ma proprio tutti, e dunque è indispensabile che anche noi cittadini/elettori ci mettiamo in discussione e chiederci quale è stato finora il nostro effettivo contributo: possiamo infatti dire obiettivamente che tutti abbiamo attuato una cittadinanza davvero attiva e responsabile?
    Riguardo, per esempio, alla stessa attuale legge elettorale (che è bene ricordare ha impedito ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti e in questo modo adesso il Parlamento è composto da nominati) il problema è che il Paese l’ha accettata, non c’è stata cioè una nostra decisa reazione nel difendere un diritto previsto dalla stessa Costituzione all’art. 1: “LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO… ”.
    Ora mentre stiamo vedendo i guasti che essa ha prodotto – in quanto a reso possibile allontanamento dagli ideali democratici, nella sostanza e nella forma -, capiremo finalmente che diventa fondamentale che avvenga la più ampia mobilitazione affinché in modo improcrastinabile ci sia la reintroduzione della preferenza o altri strumenti idonei con i quali garantire di nuovo un maggiore controllo da parte dei cittadini sull’elezione dei candidati?
    E più che pensare esaurito il ruolo dei partiti comprendiamo invece quanto sia importante che essi recuperino il loro ruolo di cerniera tra la società e le cariche pubbliche, riacquistando in questo modo di nuovo credibilità, e che proprio per questo occorra premere con altrettanta determinazione perchè diventino associazioni riconosciute e dotate di personalità giuridica, con precise responsabilità, che vanno dall’obbligo di depositare uno statuto e un codice etico con regole di democrazia interna, a quello di redigere un bilancio pubblico e trasparente?
    In una parola è essenziale che tutti i soggetti che compongono il gioco democratico tornino a interagire reciprocamente: davanti infatti ai cambiamenti epocali è urgentemente indispensabile che ci avviamo tutti ad attuare un radicale cambiamento di mentalità. Non è forse proprio questa la sfida più ardita che oggi non possiamo più eludere?

  2. cicero tertio scrive:

    Per rispondere anche a Pinuccio la sovranità appartiene ora all’Europa matrigna che ne ha avocato a sè larga parte e le cui norme hanno prevalenza su quelle nazionali in caso di contrasto. Poi quella monetaria, la più importante, appartiene all’euro, moneta di nessuno per definizione ma fino a un certo punto perchè è molto più della Germania che nostra dopo che che ci ha cacciato nel porcile dei PIIGS.
    Chiunque vinca dovrà misurarsi con il convitato di pietra Herr Spread che non si accontenta più di birra e wurstel ma che pretende ora anche abbondanti porzioni di “genuine italian foods” a nostre spese servito da camrieri sobri e servizievoli.

    A questo punto scaldarsi per le elezioni anticipate o non diventa una cosa futile.
    Ma non avete capito che così ci hanno e/o ci siamo fregati?

    PS: un’altra farsa recitata oggi è la riunione dei quattro a Roma: come previsto e come sempre nessun risultato, un comunicato di facciata in cui si ribadisce la irrinunciabilità dell’euro mentre la casa brucia in Spagna e Italia.
    Leggete su Milano Finanza: è ora che si prepari un piano B, ossia uscire dall’euro altro che irrinunciabilità: poi magari sarà più interessante riparlare di elezioni.

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