Che si voti a momenti è una voce ricorrente, in Transatlantico, dall’inizio della legislatura. Cioè, non proprio dall’inizio, perché fino al 25 aprile 2009 (Berlusconi a Onna, con il foulard da partigiano) sembrava che quel Centrodestra fosse eterno; da lì in avanti, però, tra il sexgate, Fini e la caduta del governo, ogni anno si sono rincorse previsioni sulle elezioni anticipate. Che stavolta sembrano possibili davvero, se il metro di misura sono gli interventi in Aula degli ultimi giorni: toni molto duri, più da comizio che da dibattito, ai quali sopravviverebbe difficilmente anche una maggioranza politica, figuriamoci la sommatoria aritmetica che sostiene il governo Monti.

Avrei diversi casi da citare, senza risparmiare nessuno. La miccia dell’ultimo periodo è stata la dichiarazione di voto di Cicchitto sul ddl anticorruzione, approvato dalla Camera una settimana fa: a sentire le sue invettive contro il testo e contro di noi, il Pdl sembrava un partito di opposizione, salvo che poi votò a favore della legge. E la stessa scena si è replicata anche stamattina, su uno di quei provvedimenti classificati di solito nella categoria degli atti dovuti: la ratifica di una convenzione internazionale firmata dall’Italia nel 1999, sulla quale – visto che si parlava ancora di corruzione – il Pdl e Di Pietro hanno imbastito una nuova pièce teatrale. Ma anche guardando all’informativa di ieri del ministro Elsa Fornero, in materia di esodati, il panorama non è molto diverso: l’intervento di Cazzola è stato molto duro nel merito del problema (e ha ottenuto applausi pure da alcuni deputati del Pd), quello di Damiano è andato addirittura oltre e se l’è presa con tutta la riforma pensionistica (votata anche da noi, lo ricordo) arrivando a rimpiangere pure le quote di anzianità. Ricapitolando: il Pdl fa piazzate sull’anticorruzione, che vota alla Camera e cerca di rallentare al Senato; il Pd rimette in discussione alla base un provvedimento approvato diversi mesi fa con i suoi voti; entrambi scelgono di evidenziare il bicchiere mezzo vuoto della riforma del mercato del lavoro, senza spendere una parola sul bicchiere mezzo pieno (e dunque senza spiegare ai propri elettori perché la settimana prossima bisognerà votarla, visto che non abbiamo una pistola puntata alla tempia). Più l’ombra delle elezioni si avvicina, più aumenta lo scontro; io lo ritengo un grave danno alla credibilità del governo stesso – e dunque all’economia italiana – perché nessun vicino di casa scommetterebbe sulla stabilità di una famiglia che ogni giorno fa tremare il muro dalle urla, e che chiama i carabinieri una volta a settimana per sedare le liti interne. Ci sarà un tempo per la campagna elettorale, quando le Camere verranno sciolte, e avremo l’occasione di dimostrare quanto siano alternativi i nostri programmi di governo; anticiparlo di 8 mesi, illudendosi che gli italiani riescano a sopportare un anno intero di teatrino senza riforme vere, non mi pare la mossa migliore del mondo.

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Un commento to “Aria di voto”

  1. cicero tertio scrive:

    Quando sarebbero queste fantomatiche elezioni anticipate? a ottobre? beh, chi vivrà vedrà perchè nel frattempo ne succederanno delle belle e magari il finanziamento ai partiti per la campagna avverrà in lire e non è detto, tra l’altro, che a quel punto i partiti abbiano ancora interesse.

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