A un mese dal terremoto, il decreto sul riordino della Protezione civile – che il governo aveva licenziato prima, ma che è arrivato in Aula questa settimana – acquista un significato ancora maggiore di quello che già avrebbe avuto di suo. Ci eravamo lasciati, ai tempi di Berlusconi, con la proposta di privatizzarla; ma il decreto di fine 2009, quello che istituiva la Protezione civile servizi spa, naufragò sugli scogli dello scandalo Bertolaso & cricca. Ora ci troviamo, per fortuna, di fronte a una legge più seria, in cui il dipartimento perde parecchio grasso e mette su i muscoli: basta grandi eventi, ma maggiore efficacia nella primissima emergenza, con una catena di comando più chiara e diversi passaggi burocratici alleggeriti.

Superman Bertolaso, lo ricorderete, si occupava di tutto: dal congresso eucaristico nazionale ad Ancona al 400esimo anniversario dalla nascita di San Giuseppe da Copertino, con aspirazioni concrete – poi frustrate dagli eventi – sul piano carceri e l’expo di Milano. Ora invece, già all’articolo 1, si mettono le cose in chiaro definendo i compiti del servizio (“tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri eventi calamitosi”) e le attività di protezione civile (“Quelle volte alla previsione e prevenzione dei rischi, al soccorso delle popolazioni sinistrate e ad ogni altra attività necessaria e indifferibile diretta al contrasto e al superamento dell’emergenza e alla mitigazione del rischio”), nonché le loro caratteristiche: da un lato “immediatezza di intervento”, dall’altro “mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo”. La durata delle emergenze, infatti, è un tipico problema italiano che spesso va oltre l’imminenza del fatto: per questo motivo, la legge fissa il periodo complessivo a 150 giorni (90 più 60 di proroga), stabilendo che nei primi 30 il capo della Protezione civile possa decidere da solo, senza dover attendere il via libera del Ministero dell’economia. Nell’articolo 3 si cerca poi di migliorare l’aspetto della prevenzione:

SALVATORE MARGIOTTA, Relatore per la VIII Commissione. I terremoti – si sa – non si possono prevedere, ma le alluvioni sì, si possono prevedere in tempo utile da rendere possibile intervenire almeno per evitare la perdita di vite umane. Oggi nel Paese vi è una disomogeneità troppo netta di funzionamento dall’una all’altra regione dei centri di competenza sul diverso territorio italiano; con questo articolo si cerca di regolare la materia e anche di ottenere coerenza, congruità e omogeneità sul territorio italiano.

Merita un cenno anche il finanziamento delle emergenze, che la legge individua principalmente in due fondi: quello nazionale di Protezione civile e quello di riserva delle spese impreviste, che però deve essere reintegrato attraverso tagli lineari. Le temute accise sulla benzina, che nel decreto erano automatiche, sono solo l’extrema ratio.

SALVATORE MARGIOTTA, Relatore per la VIII Commissione. Viene cancellato – già nel testo originario emanato dal Governo – l’obbligo delle regioni di attingere preventivamente a risorse proprie aumentando i tributi, prima di poter utilizzare i prelievi statali. Questa previsione, peraltro tristemente nota sui giornali come «tassa sulla disgrazia», era stata ritenuta incostituzionale dalla Corte costituzionale. Viene quindi cancellata e la regione oggi ha solo la facoltà e non l’obbligo di elevare l’imposta regionale della benzina per autotrazione, ma sempre a valle dell’intervento doveroso da parte dello Stato. (…) Nel testo iniziale vi era un automatismo nell’aumento delle accise della benzina che invece abbiamo molto indebolito, ritenendo che sia soltanto una facoltà e non un obbligo, e comunque non un automatismo.

Infine, due parole sull’assicurazione obbligatoria per la casa, che obbligatoria non è più e che il Parlamento ha tolto dal testo del decreto e che potrebbe essere trattato in una legge ad hoc:

SALVATORE MARGIOTTA, Relatore per la VIII Commissione. Così com’era l’articolato non ci convinceva, perché rimandava ad un regolamento, che era complicato da fare in novanta giorni. Il regolamento deve stabilire la mappatura del rischio sismico reale in Italia – i recenti avvenimenti emiliani dimostrano che essa è piuttosto diversa da quella cui eravamo abituati a far riferimento – e stabilire, sulla base di questa mappatura ad esempio, quanto valgono i premi nelle diverse parti d’Italia. 
Il rischio concreto è quello che i premi costino molto nelle zone più a rischio e molto poco nelle zone non a rischio; magari, quindi, le assicurazioni verrebbero a essere stipulate nelle zone non a rischio, dove magari non servono, e non nelle zone a rischio, dove, invece, sono necessarie.
 Si tratta di approfondire la materia: in alcuni Paesi europei si utilizza una formula a mio parere convincente, che prevede l’intervento dello Stato fino ad una certa cifra nel ripristino dell’immobile; da quella cifra in poi, il cittadino è chiamato a vedersela per i fatti propri, magari stipulando un’assicurazione.

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