Una delle domande più frequenti ricevute nell’ultimo periodo è stata se, in Grecia, avrei fatto il tifo per Syriza. Con un sottotitolo mai detto, perché fin troppo scontato: loro sì che sono la vera sinistra, mica come voi mollaccioni del Pd; loro sì che sono l’alternativa al governo dei poteri forti, mica come voi che vi siete messi nelle mani dei banchieri. Chiaramente la mia risposta era no, e non perché la controfigura giovane di Nichi Vendola mi ispiri meno dei conservatori: era no, perché sono convinto che non avrebbe risposto diversamente neppure un antifascista come Altiero Spinelli, autore del Manifesto di Ventotene.

Scriveva Spinelli, se lo ricordate, che in certi momenti della storia non sono le categorie destra e sinistra a spiegare tutto. Essere reazionari del 1943 non significava per lui combattere il socialismo, ma tenersi stretta la sovranità nazionale “lasciando solidificare la lava incandescente delle passioni popolari nel vecchio stampo”; essere progressisti, al contrario, significava accettare una cessione del potere politico nazionale in nome di un sogno più grande: “un saldo Stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali; spezzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari; abbia gli organi e i mezzi sufficienti per far eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consenta una plastica articolazione e lo sviluppo di una vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli”. L’errore grande dell’Europa, in questi decenni, è stato quello di mettere il carro della moneta unica davanti ai buoi dell’unione politica: le due cose dovevano andare di pari passo, e invece così non è stato. Ora, però, qualsiasi passo indietro sarebbe letale (come del resto sa pure la Germania, che ha il 45% di export in eurozona): ecco perché le elezioni di ieri in Grecia non sono state un voto politico sull’asse tradizionale conservatori-progressisti – il 30% di volatilità rispetto alle consultazioni di un mese fa non è casuale – ma un referendum vero e proprio sull’euro, che per fortuna ha dato il risultato più ragionevole. Sulla Stampa di oggi, Marco Zatterin mi pare estremamente lucido.

“I greci hanno votato contro il suicidio. Samaras farà probabilmente un governo. Certamente chiederà di modificare il memorandum firmato al momento di incassare il secondo piano di salvataggio. Altrettanto certamente, l’Europa gli darà più respiro, tempi più lunghi e tassi di interesse scontati. In questo contesto, Atene avrà i margini per fare le riforme necessarie e tirarsi fuori dai guai. Il suo futuro è nelle sue mani, oltre che nelle dighe anticrisi che l’Ue saprà costruire.  Non è detto che ce la faccia. E’ però detto che ce la può fare. L’Europa, nel frattempo, dovrà mettere mano alla propria vita comune. Non senza fatiche, suspense e litigi, di qui a fine anno si può immaginare che ridisegni il profilo della prima alleanza economica e politica. Faranno un piano per la crescita, questo sì. Andranno verso l’Unione bancaria, e si può credere anche verso qualcosa di molto simile agli eurobond. Tutti, anche Angela Merkel, stanno capendo che serve più Europa, se non altro perché rompere il giocattolo vorrebbero dire tuffarsi nella catastrofe. Ci aspettano giorni di negoziati difficili. Ma la regola è quella di sopra”.

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3 commenti to “Salvi, per ora”

  1. cicero tertio scrive:

    I greci hanno dovuto votare per disperazione sotto ricatto, l’alternativa era tra vivere ora di carità con gli aiuti pelosi europei o affrontare la fame nera. Interpretare la loro politica come soluzioni di destra o di sinistra più o meno europea sono esercizi pindarici. Più verosimile se chiedersi se hanno solo rimandato la loro capitolazoione se la Culona non si smuove. La notizia è che pare che avrebbe preferito la vittoria di Syriza per espellerla dall’euro.
    Stamattina i mercati salivano sui risultati della Grecia, ora mentre scrivo la borsa italiana perde il 2,34% lo spread è risalito a 464, adesso bruciano le banche spagnole. pare che ci vogliano 300 miliarddi per risanarle. Si mette una toppa ad Atene e scoppia la gomma a Madrid, questa è l’Europa, queto è l’euro, complimenti alla mamma che lo fece.

  2. Jacopo scrive:

    peccato che syriza, per bocca del suo stesso leader alexis tzipras, non abbia mai detto di voler portare fuori la grecia dall’euro; piuttosto, e ben diversamente, l’intenzione sarebbe stata di rinegoziare le condizioni capestro di rientro dal debito, condizioni capestro imposte dalla germania della merkel, e dalle banche; debito che ha contribuito a creare l’enorme corruzione e inefficienza che sono state la cifra dei governi di centro-destra che hanno governato la grecia per tanti anni fino all’altro ieri, se si esclude la brevissima fase papandreu; poi è venuto un governo tecnico che ha letteralmente affamato il paese; poi è arrivato di nuovo il centrodestra; normale che ti feliciti per la sua vittoria, visto che, in parlamento, sei alleato di un centrodestra ugualmente disonesto, corrotto e incapace; almeno però, lascia riposare in pace il povero spinelli, che non si può più difendere, e magari informati solo un pochino di più…

  3. cicero tertio scrive:

    guardatevi questo video che spiega meglio di me la situazione in cui ci troviamo ripercorrendo la storia dell’economia dalla fine della seconda guerra ai giorni nostri de evidenzia infine la grande truffa dell’euro che arricchisce ora la Germania.
    On. Sarubbi glelo mostri anche a Bersani che dichiara che uscire dall’euro sarebbe una pazzia. Una pazzia è rimanervi se non cambia la musica. Quella di Wagner, che i crucchi diffondevano nei loro lager.

    http://www.youtube.com/watch?v=t_ssGy0LXo0

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