La polemica del giorno, perché una polemica bisogna farla sempre, è sull’incandidabilità per legge dei condannati in via definitiva. Finora non c’era nessuna norma, e da un punto di vista logico sarebbe anche giusto: se a un partito viene in mente di candidare personaggi impresentabili, gli elettori non lo votano e quel partito scompare. Il Partito democratico ha dalla sua nascita un codice etico, altri non so, e in base a questo codice etico alcune persone sono state espulse (Lusi) o lo sarebbero state (Penati), se non se ne fossero andate via da sole. In ogni caso, si è deciso di disciplinare la materia per legge, con una delega che il governo – così stabilisce l’ordine del giorno del Pd, approvato stamattina – dovrà esercitare entro 4 mesi, in modo da togliere ogni dubbio sulle candidature delle prossime elezioni. Ma mentre si discute di questo, e di un presunto comma salva-Penati che non ho ancora capito dove sia – la norma parla di concussione, mentre il giudice del riesame di Penati parla di corruzione – il problema è un altro, e lo dico in anticipo: così com’è, tutto il ddl anticorruzione rischia di non passare al Senato, perché nel Pdl già promettono battaglia. Ci vorrà un’altra fiducia, insomma, e pure in fretta.

Diverse cose lette sui giornali di oggi sono scritte in malafede, oppure da incompetenti, e tra le due ipotesi non so quale sia la migliore: cercando di non essere tecnico, faccio l’esempio della concussione, che alcuni organi di stampa davano per abolita. Nel resto d’Europa, non viene punito solo chi intasca i soldi, ma anche chi li dà, quando gli vengono richiesti ma nessuno lo costringe; l’Osce chiede all’Italia di fare lo stesso e questa legge lo fa. La concussione classica, quella con le minacce, resta uguale: anzi, il ddl anticorruzione aumenta la pena (da 6 a 12 anni); viene affiancata però da un’altra fattispecie, quella della concussione per induzione, in cui – non essendoci minaccia – paga sia il funzionario pubblico che intasca i soldi sia il privato che, avendo la possibilità di scegliere, glieli dà. Per il funzionario pubblico, il Pd aveva proposto una pena da 4 a 10 anni; il ministro, però, l’ha ritenuta troppo alta e nel testo blindato dalla fiducia l’ha fissata da 3 a 8 anni. Si manda a casa il governo per una cosa del genere? No, se siamo seri no: anche perché quella fiducia posta dal ministro Severino ha mandato a monte il progetto salva-Ruby del Pdl, che avrebbe voluto punire la concussione per induzione solo in caso di utilità patrimoniale. Non è un caso, infatti, che i più scontenti del testo siano proprio nel partito di Berlusconi: ieri in una ventina si sono astenuti sulla fiducia, e pure oggi, nella dichiarazione di voto, Cicchitto ha definito il ddl anticorruzione “una norma contra personam“. E poi, naturalmente, c’è il caso Di Pietro, che se la prenderebbe anche con la riforma del diritto canonico se questo servisse alla sua campagna elettorale permanente: il suo show di oggi alla Camera è il prevedibile copione di chi, da qui a fine legislatura, non ha altri obiettivi che limitare la fuga di voti verso Grillo, non essere spazzato via da un’antipolitica ancora più forte della sua. E così cerca di difendersi attaccando tutti gli altri, pensando di uscirne indenne: tutti i deputati tranne i suoi “alzano la mano a comando”, tutti i partiti tranne il suo sono pieni di corrotti. E ieri nei banchi dell’Idv si scherzava già su un governo insieme a Grillo, con Luigi De Magistris – testuale – “ministro alle manette”. Noi non cantiamo vittoria, perché c’è poco da cantare, ma di una cosa siamo certi: il ddl anticorruzione, come ha detto oggi Dario Franceschini, è il primo passo nella direzione verso la normalità.

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Un commento to “Verso la normalità”

  1. Jacopo scrive:

    veramente la critica principale, che era quella che fanno ad esempio anche “tecnici” del calibro di pier camillo davigo, è questa: se si inserisce una concussione “per induzione”, cioè senza la minaccia del pubblico ufficiale, allora diventa molto più complicato, nella realtà concreta, riuscire a distinguere fra azione del pubblico ufficiale sull’altro autore del reato, e corruzione dell’altro sul pubblico ufficiale; si passerebbe quindi al diverso reato di corruzione; tipico esempio il caso ruby; qui berlusconi ha esattamente “indotto”, e non direttamente minacciato; eppure è un atto gravissimo il suo, per cui 1) non si capisce perchè debba essere punito di meno della concussione con minaccia, se poi i suoi effetti pratici sono egualmente dirompenti, e 2) in questo modo il pubblico ufficiale autore del reato potrebbe sempre provare a dimostrare che è stato l’altro a corromperlo e non lui di sua iniziativa a farsi dare i soldi. senza contare l’avvertimento di cicchitto al governo (“uomo avvisato mezzo salvato”). però qualcuno ci vede un “ritorno alla normalità”! proprio vero: non si sa cosa sia peggio, fra incompetenza e malafede…

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