Una vendetta personale, o forse no, ma comunque un colpevole che ha confessato di aver fatto tutto da solo: preparazione artigianale delle bombe, posizionamento, esplosione con telecomando. Le indagini di Brindisi – sulla cui efficacia in molti stavano dubitando, per la difficoltà di identificare l’uomo – non restituiscono purtroppo la vita a Melissa, ragione per cui faccio fatica a gioire, ma una buona notizia comunque c’è: l’esclusione di piste terroristiche più ampie e pericolose, così come quella – su cui tra l’altro gli inquirenti erano stati sempre scettici – della criminalità organizzata. E forse questa storia dovrebbe farci riflettere un attimo, senza fare i tromboni, su quello che sta succedendo in Italia.

Coincidenze? Io ho smesso di crederci da tempo, da quando ho visto da bambino per la prima volta Andreotti in televisione. Ancora una volta non siamo stati in grado di proteggere i nostri ragazzi. Gli italiani lo pensano e io lo dico: da tempo ci si aspettava una bomba come questa, era nell’aria elettrica come prima di un temporale. (…) Io spero che siano trovati i delinquenti che l’hanno collocata e i mandanti. Soprattutto i mandanti. (…) Spero che Brindisi, che segue l’attentato a Adinolfi a Genova, non sia l’inizio di una militarizzazione del territorio, di leggi speciali, di neo terroristi e di depistaggi”.
(“Brindisi, cui prodest?” dal blog di Beppe Grillo, 19 maggio 2012)

“Oggi il cambiamento in Italia si sta manifestando attraverso i giovani e la Rete. La politica dal basso – che scuote i palazzi del potere – usa Internet. Se tale cambiamento si dovesse propagare sul piano nazionale, l’intreccio politica-mafia sarebbe in pericolo. Quindi i mandanti sono da cercare in pezzi deviati dei poteri dello Stato, che da anni hanno stretto un patto con le grandi organizzazioni criminali. Chi ha piazzato le bombe davanti a una scuola lo ha fatto tenendo all’oscuro la Sacra Corona Unita. È gente spietata che si è infiltrata nel territorio pugliese. La scelta di usare bombole del gas rende poi difficile rintracciare la provenienza di un eventuale esplosivo. Quindi anonimato assoluto. Tracce zero. Ho l’impressione che i mandanti siano i membri di quella Cupola Nera – composta da massoneria, politica corrotta, pezzi deviati dei servizi segreti e finanza speculativa – che da decenni tiene in scacco l’Italia. Il cambiamento sta scuotendo le fondamenta del loro potere. Si sentono minacciati. E quindi loro minacciano. Nel modo più feroce possibile”.
(“Brindisi, l’identikit dei mandanti”, dal blog di Enzo di Frenna sul Fatto quotidiano, 19 maggio 2012).

I due pezzi parlano da soli (e il neretto è quello originale), ma quattro considerazioni veloci mi sento di farle. Primo: la fiducia nelle istituzioni ha un livello così basso che, quando non sai di chi sia la colpa, c’è sempre un colpevole di default. Magari non ci azzecchi, ma la pancia del popolo ti verrà dietro. E se oggi la colpa non è tua, comunque lo è stata ieri: e via con le discussioni sulle stragi di Stato, che in questo caso non c’entrano nulla ma almeno ti consentono di uscire dall’imbarazzo senza dover ammettere che hai sbagliato. Secondo: i complottisti non sono mai convinti di nulla, quindi tra un po’ uscirà qualcuno che vedrà un collegamento tra il benzinaio che ha messo le bombe a Brindisi, l’aumento delle accise sui carburanti e il governo Monti. D’altra parte, e non è uno scherzo, c’è chi sta dando a Monti anche la colpa del terremoto. Terzo: le cose scritte erano fesserie, ma hanno avuto grande rilevanza; non so se le smentite avranno lo stesso rilievo negli organi di informazione. Basta un secondo per gettare un’ombra su qualcuno o su qualcosa, e a volte non basta una vita per toglierla. Quarto: la foto qui sopra è di un citofono qualunque. Non c’entra niente con le indagini e con il colpevole, così come non c’entrava niente il citofono del signor Claudio Strada, interrogato e poi subito rilasciato dagli inquirenti, che Sandro Ruotolo aveva già fotografato e messo in rete (“abita qui il sospettato della strage di Brindisi”). Qualcosa non va.

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Un commento to “Qualcosa non va”

  1. Egregio Sarubbi, lungi da me voler essere complottista (infatti nn lo sono) e quindi condividere certe opinioni discutibili, ma le lagne sulla sfiducia nelle istituzioni mi paiono fuori luogo, considerato che le recenti vicende della nomina della authority dimostrano come i componenti delle suddette istituzioni abbiano una faccia di bronzo talmente sviluppata da non far nulla per aumentare il tasso di fiducia. Per cui, bene i ragionamenti sul complottismo, ma per favore, argomentazioni un po’ più articolate e meno autocompatimento non guasterebbero.

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