Mettiamola così: fino a qualche tempo fa, e non serve nemmeno andare indietro con gli anni, le nomine di competenza parlamentare avvenivano con un bigliettino distribuito dai segretari d’Aula o un sms mandato dagli uffici del gruppo. Non è roba di oggi, è roba di sempre: De Gasperi dava probabilmente indicazioni di voto, Berlinguer pure, Moro pure, e credo pure Einaudi e tutti i padri della Patria. Secondo alcuni – tra i quali non io, ma è un dettaglio – si tratta di una procedura opportuna: trattandosi di nomine di competenza parlamentare, e non di concorsi pubblici, è naturale che ci sia un rapporto di fiducia anche politica tra nominante e nominato. Il problema è che, nel corso degli anni, il requisito della fiducia politica è rimasto troppo spesso l’unico richiesto, a scapito dell’altro – quello della competenza – che invece la legge richiede espressamente. Non c’è da meravigliarsi né da offendersi, dunque, se i cittadini richiedono più trasparenza.

La procedura attuata in questi giorni sulle nomine di stamattina (Agcom, Privacy e giustizia amministrativa) avrà pure qualche buona intenzione, ma è ancora strapiena di difetti: tanto è vero che, con alcuni colleghi radicali e di altri gruppi, abbiamo presentato una proposta di modifica del regolamento che preveda specifiche audizioni dei candidati. Stavolta, invece, i cv ci sono arrivati lunedì sera, e neppure tutti, perché solo nella tarda mattinata di ieri la presidenza ci ha spedito gli ultimi; tra i quali, guarda un po’, alcuni “pesanti”, ossia di candidati – tipo Soro o Posteraro – che stamattina sono stati eletti. Il Pdl non ha di questi problemi, perché può permettersi di votare pure un cameriere di Arcore senza che i suoi elettori battano un colpo; per scegliere tra i nomi proposti da noi parlamentari, invece, il Pd si è inventato una sorta di primarie interne, che io ho naturalmente perso. Le mie candidature – le ripeto qui, ma le avevo già annunciate pubblicamente tempo fa – erano Stefano Quintarelli per l’Agcom e Luca Bolognini per il Garante della Privacy; i nomi scelti dalla maggioranza dei miei colleghi, nelle primarie di ieri a scrutinio segreto, sono stati invece Maurizio Decina (grande esperto del settore) per l’Agcom e Antonello Soro (nostro ex capogruppo alla Camera, prima di Franceschini) per la Privacy. Su Bolognini ero consapevole di aver presentato una candidatura di bandiera, e lo sapeva anche lui; su Quintarelli mi ero aggiunto all’iniziativa di un’ottantina di parlamentari, che Fli aveva cavalcato – a mio parere sbagliando pure, perché Quintarelli non doveva avere una caratterizzazione di parte – e che poi ha mollato per strada dopo aver ricomposto il dissidio con l’Udc. Sull’esito delle votazioni conservo più di una perplessità: un po’ perché sento già parlare di possibili ricorsi, da parte di associazioni, sulla competenza dei nomi scelti; un po’ perché, visto il carattere ondivago dell’Udc, un commissario dell’Agcom in quota Casini-leader-del-nuovo-Centrodestra rischia di squilibrare fortemente la composizione dell’Autorità di garanzia proprio durante la prossima campagna elettorale. Detto questo, e non è poco, mi sento dispiaciuto ma sereno: ho fatto la mia battaglia, anche se l’ho persa, e la rifarei ancora. Anzi, la rifarò ancora al prossimo giro di nomine, se sarò sempre qui.

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8 commenti to “Battaglia persa”

  1. Angelo Chiello scrive:

    Il fatto è che queste Autorità, nei prossimi 7 anni, faranno (o non faranno) il loro lavoro apportando delle modifiche nella vita e nel lavoro di persone: persone vere, con bambini e/o anziani a carico veri, con lavori veri che possono essere persi.
    Quindi nel gioco del posizionare le bandierine che è stato fatto, in questa occasione come in molte altre, mi chiedo: chi decide, ha anche il vago sentore che, dietro questra strategia esclusivamente politica, ci saranno vite di persone che sanno modificate?
    Al momento questa è l’unica domanda: vorrei sapere se si ha coscienza che nel bene e nel male le decisioni prese nelle Aule del Parlamento hanno fattiva influenza nella vita/morte delle persone.

  2. matteo scrive:

    Ho 21 anni, amo tanto la Politica e il Partito Democratico.
    Oggi, però, è un giorno di estrema delusione e tristezza.
    Grazie, Andrea, per il tuo impegno esemplare.
    Da domani si riparte, ma oggi c’è una sconfitta che brucia.

  3. Virgil Caine scrive:

    Scusa ma la tua frase “un commissario dell’Agcom in quota Casini-leader-del-nuovo-Centrodestra rischia di squilibrare fortemente la composizione dell’Autorità di garanzia” mi sembra andare contro quello che hai affermato in precedenza riguardo la necessità di candidati competenti.

  4. Andrea Sarubbi scrive:

    @Virgil Caine: infatti il commissario dell’Agcom scelto dall’Udc non ha nessuna competenza in materia. Nessuna. È un alto funzionario della Camera, che sicuramente si intende di diritto in generale (e in particolare di diritto costituzionale e regolamenti parlamentari) ma non so nemmeno se sappia accendere il computer o se abbia un’idea delle frequenze televisive. Evidentemente Casini lo ha scelto per altri motivi. Se il candidato del Terzo Polo fosse stato Quintarelli, che è un esperto riconosciuto del settore, non avrei avuto niente da dire.

  5. Jacopo scrive:

    un piccolo aneddoto, direttamente dalla mia, breve, militanza nel pd. proprio un anno fa, a mantova c’erano le elezioni provinciali; dopo aver perso il sindaco della città (fra l’altro ottimo, fiorenza brioni) a causa di un comportamento del partito da condanna all’ergastolo, il problema di vincere diventa davvero un problema, in una provincia in cui la vittoria è sempre stata una formalità, a parte i quattro anni di davide boni in pieno boom della lega negli anni ’90. si rischia di ripetere il capitombolo, anche perchè il candidato del centrodestra sarà ancora un leghista, per la precisione un pezzo da novanta (almeno a livello provinciale) come il deputato gianni fava (che forse conoscerai), maroniano di ferro. la scelta cade, senza lo straccio di una discussione con i segretari della provincia, su un tal alessandro pastacci. costui è sindaco di quistello (il paese di bruno tabacci), a capo di una lista civica che vede all’opposizione sia il pd che il pdl. proprio per questo pastacci, classe ’74 e quindi in piena ascesa politica, rilascia un’intarvista alla gazzetta di mantova, dicendo che è “in attesa di una chiamata”, di chi non importa. il pd di mantova avrebbe altre candidature, alcune ottime, ma si fionda su pastacci, perchè così al ballottaggio anche i voti dell’udc convergeranno su di lui (pastacci è un terzopolista d.o.c.); e già qui si vede la profondità del pensiero dei dirigenti; inoltre gli strappano una promessa, anzi uno scambio; tu presidente della provincia con i nostri voti, in cambio noi in maggioranza a quistello alleati con la tua lista (ci sono anche le comunali a quistello); arriva il segretario provinciale del pd a spiegarci la scelta; e ci chiarisce che, dei 7 assessori, 4 andranno al pd, uno a idv, uno a sel, uno a comunità e territorio (la lista di pastacci); usa una bella metafora, il segretario: “per gli assessori useremo il bilancino del farmacista”; ti dirò, altre cose sono venute dopo, ma questa è stata forse la prima, che mi ha fatto perdere passione e voglia di militare nel partito democratico. due giorni fa hai parlato dell’azione meritoria dei sindaci dei (piccoli) comuni emiliani colpiti dal terremoto: ma basta salire solo di un po’, al livello provinciale, ed ecco cosa diventa, spesso, il pd, soprattutto nelle zone dove ha più voti; non mi sono stupito, perciò, dell’orrenda spartizione sull’agcom; anche lì è stato usato il “bilancino del farmacista”. in una tornata elettorale in cui il centrosinista ha sbancato dappertutto, prendendosi anche milano, pastacci è diventato presidente della provincia di mantova al ballottaggio, prendendo quasi il 60%, trascinato dai comuni rossi del basso mantovano, primi fra tutti come sempre suzzara(il comune più grande assieme a castiglione delle stiviere) e pegognaga (il paese del deputato marco carra), dove si veleggia fra il 70 e l’80%. a quistello la sua lista ha vinto ancora le elezioni, (sindaco è diventato uno che ha un anno più di me e faceva il mio liceo), ma si son ben guardati dal tirar dentro anche il pd; poi, visto che la sua lista aveva preso uno zerovirgola di voti in più del previsto, ha provato a nominarsi due assessori, invece dell’uno che era stato previsto, togliendone uno al pd, che ha risposto picche, o all’idv, che a mantova è commissariata; ignoro tuttora gli strascichi di questa vicenda così edificante…

  6. Lorenzo M. scrive:

    Il PD ha dimostrato, in questa occasione, di essere uguale al PDL. Ci sono singoli personaggi che mostrano ogni giorno la loro diversità, come il nostro ospite. Mosche bianche.
    Se il partito si sciogliesse stasera, in pochi ne sentiranno la mancanza: ormai, e’ solo una lunga serie di occasioni perse. Non vale la pena andare avanti, chi può smetta almeno di rendersene complice.
    Se l’intenzione è quella di consegnare il paese a Grillo, ci state riuscendo perfettamente.

  7. Mario di Garda centro scrive:

    volevo rifarmi a quello che scrive Angelo Chiello per sottolineare quanto il parlamento italiano sia da tempo, lontano dalla vita di noi comuni mortali

  8. Mario di Garda centro scrive:

    Andrea, tu dici: “mi sento dispiaciuto ma sereno: ho fatto la mia battaglia, anche se l’ho persa…” Si, tu sei sereno però la battaglia l’ha persa tutto il PD

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