Per amor di patria, nel vero senso della parola, oggi taccio sulla parata: le accuse di demagogia reciproche – di chi c’è stato e di chi no – sono ben peggiori della parata in sé, verso la quale non ho mai provato simpatia. E siccome il 2 giugno non è la festa delle Forze armate, ma quella della Repubblica, mi dispiace che ancora una volta si sia parlato di tutto tranne che della Repubblica, cioè di noi: del nostro sentire comune e del nostro stare insieme, insomma, in un momento (ormai lunghissimo, quasi infinito) in cui si tende invece a mettere sempre l’accento sulle divisioni. È come se avessimo dimenticato di essere una comunità, al di là di tutto: e non penso solo alla politica, ma anche alla società, che su questo aspetto ha colpe non meno gravi. Così mi è venuto in mente il primo messaggio alla Nazione di Enrico De Nicola, che il 28 giugno 1946 – a 26 giorni dall’esito del referendum istituzionale del 2 giugno – venne chiamato ad assumere la carica di capo provvisorio dello Stato. Lo lesse Saragat, allora presidente dell’Assemblea costituente, nella seduta del 15 luglio. Mi sembra terribilmente attuale in un momento come questo.

PRESIDENTE. Do lettura del messaggio che il Capo provvisorio della Repubblica italiana rivolge alla Nazione:
(Si leva in piedi – Si alzano pure i Ministri, i Deputati e il pubblico nelle tribune. Grida ripetute di: Viva la Repubblica! – Vivissimi, prolungati, reiterati applausi).
“Giuro davanti al popolo italiano, per mezzo della Assemblea Costituente, che ne è la diretta e legittima rappresentanza, di compiere la mia breve, ma intensa missione di Capo provvisorio dello Stato inspirandomi ad un solo ideale: di servire con fedeltà e con lealtà il mio Paese. Per l’Italia si inizia un nuovo periodo storico di decisiva importanza. All’opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione, non esclusi coloro i quali si siano purificati da fatali errori e da antiche colpe. Dobbiamo avere la coscienza dell’unica forza di cui disponiamo: della nostra infrangibile unione. Con essa potremo superare le gigantesche difficoltà che s’ergono dinanzi a noi; senza di essa precipiteremo nell’abisso per non risollevarci mai più. I partiti – che sono la necessaria condizione di vita dei governi parlamentari – dovranno procedere, nelle lotte per il fine comune del pubblico bene, secondo il monito di un grande stratega: Marciare divisi per combattere uniti.
La grandezza morale di un popolo si misura dal coraggio con cui esso subisce le avversità della sorte, sopporta le sventure, affronta i pericoli, trasforma gli ostacoli in alimento di propositi e di azione, va incontro al suo incerto avvenire. La nostra volontà gareggerà con la nostra fede. E l’Italia – rigenerata dai dolori e fortificata dai sacrifici – riprenderà il suo cammino di ordinato progresso nel mondo, perché il suo genio è immortale. Ogni umiliazione inflitta al suo onore, alla sua indipendenza, alla sua unità provocherebbe non il crollo di una Nazione, ma il tramonto di una civiltà: se ne ricordino coloro che sono oggi gli arbitri dei suoi destini.
Se è vero che il popolo italiano partecipò a una guerra, che – come gli Alleati più volte riconobbero, nel periodo più acuto e più amaro delle ostilità – gli fu imposta contro i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e i suoi interessi, non è men vero che esso diede un contributo efficace alla vittoria definitiva, sia con generose iniziative, sia con tutti i mezzi che gli furono richiesti, meritando il solenne riconoscimento – da chi aveva il diritto e l’autorità di tributarlo – dei preziosi servigi resi continuamente e con fermezza alla causa comune, nelle forze armate – in aria, sui mari, in terra e dietro le linee nemiche. La vera pace – disse un saggio – è quella delle anime. Non si costruisce un nuovo ordinamento internazionale, saldo e sicuro, sulle ingiustizie che non si dimenticano e sui rancori che ne sono l’inevitabile retaggio. La Costituzione della Repubblica italiana – che mi auguro sia approvata dall’Assemblea, col più largo suffragio, entro il termine ordinario preveduto dalla legge – sarà certamente degna delle nostre gloriose tradizioni giuridiche, assicurerà alle generazioni future un regime di sana e forte democrazia, nel quale i diritti dei cittadini e i poteri dello Stato siano egualmente garantiti, trarrà dal passato salutari insegnamenti, consacrerà per i rapporti economico-sociali i principi fondamentali, che la legislazione ordinaria – attribuendo al lavoro il posto che gli spetta nella produzione e nella distribuzione della ricchezza nazionale – dovrà in seguito svolgere e disciplinare.
Accingiamoci, adunque, alla nostra opera senza temerarie esaltazioni e senza sterili scoramenti, col grido che erompe dai nostri cuori pervasi dalla tristezza dell’ora ma ardenti sempre di speranza e di amore per la Patria: Che Iddio acceleri e protegga la resurrezione d’Italia!”.
(L’Assemblea saluta la fine del messaggio con vivissimi, prolungati, ripetuti applausi).

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5 commenti to “Amor di patria”

  1. Mario di Garda centro scrive:

    Messaggio veramente all’altezza e molto attuale però…il rischio è di non riuscire a non immedesimarsi nei tempi attuali; affrontare il fine mese senza nuovi servizi

  2. Mario di Garda centro scrive:

    SENZA NUOVI DEBITI

  3. Mario di Garda centro scrive:

    Messaggio veramente all’altezza e molto attuale però…il rischio è di non riuscire a immedesimarsi nei tempi attuali; affrontare il fine mese senza nuovi debiti(messaggio finale) scusate i refusi

  4. Fabrizio Scarpino scrive:

    Un discorso attualissimo,non vi è dubbio.

    Mi soffermo su un passaggio: All’opera immane di ricostruzione politica e sociale dovranno concorrere, con spirito di disciplina e di abnegazione, tutte le energie vive della Nazione>/i>

    Ci pensavo proprio oggi, mentre assistevo a una rappresentazione teatrale sulla nostra Repubblica, da parte di giovanissimi ragazzi di una Scuola Media: la rappresentazione è stata davvero bella e interessante, con momenti di forte commozione…
    Forse perchè influenzato dal fatto che eravamo in un Parco Comunale Cittadino, a pochi passi da una villa privata di un certo signore che a Roma risiedeva fino al Novembre 2011 a Palazzo Chigi, ma ho pensato a quanto lavoro ci sia da fare per la ricostruzione sociale e politica del Paese, dopo una brutta malpolitica (senza generalizzare ovviamente)

    I giovanissimi di Arcore e il loro bravo professore hanno già cominciato a mettere i primi mattoni per la ricostruzione: buon segno.

    Buonasera a tutti, buonasera all’On.Sarubbi.

    F.S.

  5. cicero tertio scrive:

    Sarò pignolo ma l’analisi del periodo non mi quadra in questo passo del discorso di De Nicola:
    “..Se è vero che il popolo italiano partecipò a una guerra, che gli fu imposta contro i suoi sentimenti, le sue aspirazioni e i suoi interessi, non è men vero che esso diede un contributo efficace alla vittoria definitiva… ”
    Per logica il popolo avrebbe quindi contribuito alla vittoria della guerra?… ma non fummo sconfitti? O forse fa parte della serie “I Savoia hanno sempre cominciato la guerra con un alleato e finito con un altro”?
    Vebbè roba del passato ora con la Repubblica cose del genere non possono esistere, siamo integerrimi, per non parlare poi con l’Europa, a cui abbiamo dato stoicamente già più della metà della nostra sovranità nazionale e rinunciato a quella moneta che ci fece ricchi da De Nicola fino al funesto 1999, per essere ripagati ora a far gli schiavi dei tedeschi a suon di spread.
    Ma l’ex-compagno Napolitano per me non è della forza morale di De Nicola, che diceva :
    “Ogni umiliazione inflitta al suo onore, alla sua indipendenza, alla sua unità provocherebbe non il crollo di una Nazione, ma il tramonto di una civiltà” quelli altri tempi… ora pragmatismo, Monti dopo Tremonti verso il tramonto.

    Per il resto questa volta, contrariamente al passato, avrei accettato stavolta che si rinunciasse alla parata, per far qualche risparmio, per lo stato di sofferenza di questo paese dovuto certo al terremoto ma ancor più alla perdurante situazione economica recessiva, mentre trovo semplicemente ignobile lo sperpero per il rinfresco al Quirinale (secondo Libero: duemila invitati, valletti e catering extra-lusso per politici, giornalisti, attori e imbucati vari) e nelle ambasciate all’estero. I sacrifici enormi imposti da questo governo con le tasse e i vari balzelli alla gente ed alle imprese imporrebbero quel rispetto verso di loro che, sono certo, De Nicola avrebbe avuto.

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