La pronuncia della Cassazione sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova chiude un capitolo, quello della cronaca, e ne apre uno nuovo, quello della storia. Per chi non lo sapesse, i giudici hanno respinto il ricorso dei ministeri di Difesa, Interno e Giustizia, confermando il pagamento dei 10 milioni di euro di risarcimento alle vittime, malgrado l’assenza di uno specifico reato di tortura in Italia abbia già portato alla prescrizione dei crimini. Dopo i tre gradi di giudizio – in realtà ne sarebbero bastati anche due, perché il terzo non entra nel merito – non resta davvero più niente da aspettare ed è ora che il Parlamento dia vita a quella commissione d’inchiesta che per ben due volte è stata bocciata:la prima dalla maggioranza di Centrodestra, la seconda dal voto dell’Idv. La quale Italia dei valori, nel frattempo, mi sembra abbia cambiato atteggiamento.

Ne ho parlato proprio questa settimana con Antonio Di Pietro, in maniera informale, e mi è sembrato di capire che le remore dell’Idv fossero soltanto legate ai tempi del giudizio: ora che siamo agli sgoccioli del processo, si può ricominciare a parlarne. Esiste già alla Camera una proposta d’inchiesta, a prima firma Gianclaudio Bressa (Pd) e firmata, tra gli altri, anche da me: è il Doc. XXII, n. 6, presentato il 20 novembre 2008 ma ancora in attesa di essere votato.

“È istituita, ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta, di seguito denominata «Commissione», al fine di indagare sulle vicende relative ai fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione del vertice dei Paesi del G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum.
La Commissione ha il compito di:
 a) ricostruire in maniera puntuale la dinamica degli scontri e degli avvenimenti accaduti a Genova in occasione del vertice dei Paesi del G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum; 
b) accertare se durante i giorni in cui ha avuto luogo il vertice dei Paesi del G8 si sia verificata la sospensione dei diritti fondamentali garantiti a tutti i cittadini dalla Costituzione; 
c) ricostruire la gestione dell’ordine pubblico facendo luce sulla catena di comando e sulle dinamiche che hanno provocato le azioni di repressione nei confronti dei manifestanti, l’irruzione delle Forze dell’ordine nella scuola ‘Diaz’ e i fatti avvenuti nella caserma di Bolzaneto”.

L’articolo 2 parla della composizione (20 deputati), il 3 dei poteri e limiti (gli stessi dell’autorità giudiziaria, la non opponibilità del segreto di Stato né di ufficio), il 4  dell’obbligo del segreto fino al termine dell’inchiesta, il 5 dell’organizzazione dei lavori, il 6 della durata (“La Commissione conclude i propri lavori entro dieci mesi dalla data della sua costituzione ed entro i successivi due mesi presenta alla Camera dei deputati una relazione conclusiva”). Solo la durata dovrebbe essere un po’ accorciata, vista la scadenza della legislatura, ma tutto il resto va bene così com’è. E il testo della relazione di Bressa, che copia-incollo qui sotto, mi pare che ne spieghi bene il senso.

“Onorevoli Colleghi! – La ricostruzione dei gravissimi fatti accaduti a Genova nel luglio 2001 in occasione del vertice G8 e delle manifestazioni del Genoa Social Forum è stata oggetto, nel corso della XIV legislatura, di un’indagine conoscitiva svolta da un Comitato paritetico istituito nell’ambito delle Commissioni affari costituzionali della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica: la citata indagine conoscitiva, anche se condotta in modo serio, si concluse, però, a causa di un’aspra contrapposizione politica, in maniera non uniforme, arrivando alla stesura di più relazioni, di maggioranza e di minoranza. Le considerazioni conclusive dell’indagine nella relazione di minoranza rinviarono, dunque, ai compiti che, già nella XV legislatura, ci indussero a presentare una proposta di inchiesta parlamentare volta all’istituzione di una Commissione monocamerale di inchiesta (Doc. XXII, n. 5, XV legislatura).
È bene ricordare che il Consiglio d’Europa espresse giudizi molto duri con una risoluzione che pose l’Italia sotto accusa per la violazione dei princìpi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: il Consiglio d’Europa non esitò, infatti, a definire quei giorni come giorni di «sospensione della democrazia e dei diritti civili»: e questo proprio nel nostro Paese, ovvero un Paese che vanta una civiltà giuridica fra le più alte d’Europa.
La nostra proposta di inchiesta parlamentare chiarisce puntualmente la differenza fra il lavoro della magistratura e gli obiettivi del Parlamento: le finalità dell’inchiesta parlamentare sono per loro natura differenti da quelle dell’inchiesta giudiziaria, alla quale spetta accertare fatti e responsabilità personali, mentre l’inchiesta parlamentare tende ad accertare fatti e a verificare tesi di ordine generale, al fine di formulare proposte di revisione normativa o iniziative politiche utili e costruttive. L’intento del Parlamento deve, dunque, essere quello di fare luce soprattutto sulle responsabilità politiche che hanno inciso sulla linea di comando di quelle azioni che hanno scritto una pagina della storia nazionale così controversa.
Nel momento in cui proponiamo l’istituzione della Commissione parlamentare di inchiesta per accertare adeguatamente le responsabilità politiche e amministrative sui fatti del luglio 2001, ci preme riaffermare, come già facemmo nell’indagine conoscitiva della XIV legislatura, la nostra fiducia nelle Forze di polizia. Oltre centocinquanta anni di storia, moltissimi morti e il lavoro quotidiano volto a garantire il bene dei cittadini che viene svolto da migliaia di persone malpagate, testimoniano ogni giorno la fedeltà delle Forze di polizia alla nostra Costituzione e la loro difesa dello Stato inteso come comunità di valori, diritti e doveri. Nessuno, dunque, a nostro avviso, ha bisogno di essere rassicurato sulla fedeltà alla Costituzione delle Forze di polizia nel nostro Paese. Le Forze di polizia italiane hanno saputo conquistare questa fiducia non solo attraverso il quotidiano impegno, ma anche attraverso la lotta contro le organizzazioni terroristiche e le organizzazioni mafiose. La polizia che era in strada a Genova è la stessa che ci ha liberato dal terrorismo rosso e dallo stragismo nero; è la stessa che ha arrestato i più importanti capi delle organizzazioni mafiose. Gli errori che sono stati commessi a Genova non possono essere utilizzati per rompere questo rapporto di fiducia”.

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