Stiamo parlando da mesi della necessità di dare segnali di rinnovamento, con una frequenza proporzionale ai risultati elettorali del Movimento 5 Stelle: una parte di quei voti, infatti, non è dovuta al programma di Grillo, ma alla richiesta di una maggiore trasparenza in politica, di pratiche nuove e coraggiose, da qualunque parte vengano. Abbiamo un’occasione buona proprio in questi giorni, con le nomine all’Agcom e al Garante della privacy: fino a qualche tempo fa si sarebbero potute scegliere persone senza nessuna competenza specifica, purché vicine ai singoli partiti, e nessuno avrebbe obiettato nulla; oggi, però, questo metodo – che trovavo scorretto anche prima, sia chiaro – mi sembra pure insostenibile di fronte all’opinione pubblica. E così, insieme a Sandro Gozi, ho scritto questo articolo per L’Unità, sperando di innescare una competizione virtuosa nella ricerca dei candidati migliori.

Se c’è una domanda che a nessun paziente verrà mai in mente, sul lettino della sala operatoria, è quella sull’orientamento politico del chirurgo: l’unica speranza è che sia bravo, capace, esperto. E la stessa considerazione – vero e proprio cavallo di battaglia del Pd nelle discussioni in Commissione affari sociali della Camera sul governo clinico, ossia su una gestione più trasparente della sanità – vale anche per un membro delle varie autorità di garanzia su cui il Parlamento ha potere di nomina: l’importante è che ci vada una persona competente, tra le più competenti su piazza, e tutto il resto passa in secondo piano. Finora non è stato sempre così, ma il prossimo appuntamento di mercoledì 6 giugno – quando deputati e senatori saranno chiamati a eleggere componenti dell’Agcom e del Garante della Privacy – ci offre la possibilità di dare un segnale di buona politica, rinnovando logiche sempre meno comprensibili ai cittadini.
In una lettera inviata a tutti i parlamentari nei giorni scorsi,
Agorà digitale esortava all’astensione: non partecipare al voto – scriveva l’associazione – era “l’unica possibilità” per denunciare l’assenza di “un contesto trasparente e rigoroso” nei meccanismi delle nomine, “incluso un sistema pubblico di deposito delle candidature”. Pur condividendo l’esigenza di nuove pratiche, noi abbiamo invece deciso di non raccogliere l’invito: ci sembrava che il modo migliore di contribuire alla trasparenza fosse quello di presentare delle candidature pubbliche, naturalmente con curriculum allegato, e di sottoporle al giudizio del Parlamento insieme a tutte le altre. E le abbiamo prese “dal basso”, ammesso che l’espressione abbia ancora un senso, andando oltre le appartenenze di gruppo e guardando alle competenze.
Per l’Agcom abbiamo appoggiato, fin dal primo momento, la candidatura di Stefano Quintarelli, che sulla rete ha raccolto un enorme consenso e che ci sembra l’uomo con le competenze migliori per poter affrontare le sfide che l’Autorità garante delle comunicazioni si trova davanti: dalla regolamentazione della par condicio all’assegnazione delle radiofrequenze, passando per le nuove discipline di internet e del settore delle telecomunicazioni. L’abbiamo fatto insieme a un’ottantina di colleghi, senza preoccuparci del loro schieramento, sperando che – una volta tanto – a nessuno venga la tentazione di fermarsi al dito senza vedere la luna.
Mancava un candidato analogo per la Privacy: una figura, cioè, che avesse grandi competenze tecniche nel settore e che desse un profondo segnale di rinnovamento. Ci è venuta in soccorso l’autocandidatura dell’avvocato Luca Bolognini, classe 1979, attuale presidente dell’Istituto italiano per la Privacy, docente in vari atenei e piuttosto noto tra gli addetti ai lavori: non avendo partiti di riferimento, non pensava nemmeno che il suo curriculum sarebbe finito sul tavolo del presidente Fini. Invece così è stato, per l’iniziativa nostra e di altri tre nostri colleghi (Lanzillotta, Pezzotta, Di Biagio) che hanno raccolto l’invito.
Non sappiamo come andranno a finire le nomine della prossima settimana, ma di una cosa siamo comunque soddisfatti: del fatto che finalmente – in questa occasione – si sia ricominciato a parlare di curriculum, di competenze, di merito, in un’Italia sempre più bloccata. Ci auguriamo che gli altri candidati siano all’altezza.

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Un commento to “Dal basso”

  1. Teresa Gambardella scrive:

    Bella iniziativa! Cominciamo da qui

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