Nessuna richiesta di aiuto internazionale, un decreto in scrittura, 3700 uomini e 670 mezzi della Protezione civile impegnati nelle zone terremotate; qualche decisione di emergenza è già stata presa la settimana scorsa dal governo (sospensione dell’Imu) e dal Parlamento (160 milioni dalla tranche di rimborsi elettorali), qualcos’altro (tipo l’allentamento del patto di stabilità) dovrebbe essere in arrivo nelle prossime ore. Il bicchiere mezzo pieno ci dice che lo Stato c’è e che l’Emilia non è sola; quello mezzo vuoto ci ricorda che nessun governo, in 66 anni di storia repubblicana, è stato capace di attuare un piano serio di lotta al dissesto idrogeologico, che in un Paese come l’Italia non è uno scherzo.

Con il limite di cui sopra, l’informativa del ministro Giarda è stata apprezzabile. Quanto al dibattito che ne è seguito, non ho nemmeno troppa voglia di mettermi lì a commentare: ne scelgo solo alcuni passaggi che mi hanno colpito e lascio a voi, se vorrete, le valutazioni. Nell’ordine: Pd, Lega, Udc, Pdl, Idv.

DARIO FRANCESCHINI. Non è il momento di fare analisi ma è il momento di sostenere tutte le forze che sono impegnate nelle loro funzioni ma anche tutti i volontari, quella straordinaria rete sociale e di volontariato che è l’Emilia Romagna e che sono le province coinvolte; dentro questo impegno spontaneo, non organizzato, anche tutte le nostre strutture di partito sono già a disposizione per ogni tipo di sostegno alla cittadinanza. (…) Il Governo si è già mosso: noi ci aspettiamo molto, Ministro Giarda, molto dal Consiglio dei ministri di domani mattina, perché in situazioni di questo tipo non si può usare la parola copertura come giustamente la si usa per altri problemi meno drammatici e meno urgenti. Bisogna trovare le risorse, bisogna potenziare. (…) Non è possibile che, da anni, di fronte ad ogni calamità naturale, riparta azzerato il dibattito sulle misure da alzare, su quelle fiscali, di aiuto, di sostegno e di misure. Noi riteniamo sia il momento di una legge quadro sulle calamità naturali, dentro la quale, poi, dentro quei criteri uniformi e predeterminati per tutti, si adottino i singoli interventi.

MASSIMO POLLEDRI. Credo questo nuovo decreto, signor Ministro, debba essere ripensato in due o tre aspetti, come la durata dell’urgenza. Veniamo da un passato dove vi erano alcune tristi situazioni che hanno mantenuto una situazione di decretazione d’urgenza per anni. Non voglio citare il Belice e non voglio citare altri avvenimenti della Sicilia, che per anni hanno goduto di un regime di emergenza. Ora, con il vostro nuovo decreto-legge, il n. 59 del 2012, sono previsti soltanto 60 giorni di emergenza e altri 40 giorni di eventuale proroga. Sappiamo tutti che questi cento giorni non saranno sufficienti, perché i tempi saranno più lunghi.

MAURO LIBÈ. Oggi c’è l’emergenza, dobbiamo essere uniti su questo, trovare i dispersi, i ricoveri per gli sfollati e rimettere in moto immediatamente le aziende che danno lavoro, perché noi – voglio ricordarlo – siamo bravissimi nell’emergenza. Questo è un Paese che ha grande cuore. Ogni tanto mi domando se abbia altrettanto cervello, perché c’è molta difficoltà a programmare.
Sappiamo che questi grandi eventi sismici – oggi ce lo spiegavano i tecnici – avvengono mediamente ogni 8 anni, tanti di dimensioni minori e non dimentico anche tutto il dissesto idrogeologico.

STEFANIA PRESTIGIACOMO. Signor Ministro, in questo momento è comprensibilmente altissima la paura delle popolazioni anche perché in queste ore tutti i sismologi stanno diffondendo commenti e previsioni via radio in tutte le televisioni. Auspico che ci sia più cautela nel diffondere inquietudine e più informazione e prevenzione per evitare che altre scosse possano causare altri lutti. (…) Oggi è il momento dell’emergenza e non è il momento di parlare di cosa sarebbe stato opportuno fare. Però, è noto a tutti che il tema della prevenzione, del modo di costruire le abitazioni, del dove costruirle e il grande tema del dissesto idrogeologico vanno affrontati seriamente e immediatamente dopo questa emergenza in maniera stabile, perché certamente, attraverso una prevenzione seria e accurata, avremmo potuto ridurre il numero dei danni e contare meno morti.

ANTONIO BORGHESI. Vorrei ricordare che, ogni volta che c’è stato un terremoto in Italia, abbiamo dovuto comprendere che colpevoli ce ne sono e ce ne sono stati tanti rispetto a questi danni. Voglio ricordare la scuola Jovine: il terremoto del Molise ha provocato la morte di ventisette bambini e di un insegnante. Con riferimento a quell’episodio, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna di cinque tra progettisti, costruttori e tecnici comunali. Peraltro, anche in questa vicenda dell’Emilia vi sono indagati per morti in fabbriche che sono crollate come castelli di carta. (…) Mi riferisco al Presidente della Repubblica Napolitano e al Sommo Pontefice Benedetto XIV: al Presidente della Repubblica mi permetto di suggerire che forse potrebbe definitivamente revocare la parata del 2 giugno che, com’è noto, ha un costo di circa 3 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori) che potrebbero essere destinati alle popolazioni terremotate; mi riferisco anche al Sommo Pontefice, Papa Benedetto XIV (Commenti) chiedo scusa, signor Presidente, Papa Benedetto XVI, chiedendo al Santo Padre di rinunciare al suo viaggio a Milano il cui costo, secondo il comune e le altre organizzazioni, assommerebbe a circa 10 milioni di euro che forse potrebbero essere anche questi destinati a queste popolazioni.

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2 commenti to “Emergenza continua”

  1. Lorenzo M. scrive:

    I Governi in questione non sono entita’ genericamente astratte, ma composti da persone, con nomi ben precisi, appoggiati in Parlamento da altre persone, anche loro ben identificate.
    Cosi’ come ben identificabili sono coloro che hanno emanato norme antisismiche risibili per l’Emilia Romagna, dove capannoni industriali eretti seguento tutte le regole (!) sono crollati come castelli di carte.
    Spero vivamente che nessuno dei responsabili di tutto questo abbia la faccia come il sedere di emettere pure un fiato, anche di solidarieta’, o si lasci andare ad esercizi di retorica che, alla luce del loro passato, sarebbe realmente offensivo nei confronti di chi in questa sciagura ha perso tutto.

  2. Jacopo scrive:

    più di una volta lorenzo ha il merito, se così si può chiamare, di esprimere quello che è esattamente anche il mio pensiero. vorrei andare, se possibile, un po’ più in là. io abito a sermide, poco sopra il ferrarese e poco sopra le zone del modenese c’è stato il terremoto. a finale emilia, proprio fra pochi giorni, solitamente in questo periodo iniziava la festa della birra; era, per noi, un po’ il segno che iniziava l’estate, che si comincia a uscire tutte le sere e non solo venerdì e sabato. a mirandola c’è la piscina, un po’ più lontana di quella di poggio rusco ma più bella. davanti alla ursa di bondeno (che poi non è nenanche a bondeno, ma si trova fra stellata e ponti spagna) ci passo davanti tutte le volte che vado dalla fidanzata, e in ogni caso ogni volta che vado a ferrara. sarà a un quindici chilometri da casa mia. il mio pensiero è questo: la ursa è crollata un sabato notte che era già una domenica mattina, e sotto ci è rimasto un marocchino di 29 anni che si chiamava tariq, che uno dei miei amici più cari, marocchino anche lui, conosceva molto bene; a finale, a cavezzo, a san felice e a mirandola hanno fatto andare a lavorare gli operai nei capannoni quando tutti sapevano che erano lì lì per crollare; eppure, dice chi oggi è sopravvissuto, bisognava andare lo stesso, anche perchè molti di loro avevano contratti semestrali, e quindi non era il caso di rifiutarsi. questo è il mondo del lavoro. è fatto di gente che fa i turni fra la notte del sabato e la mattina della domenica; di persone a cui tocca andare in fabbrica anche sapendo che basta un soffio di vento per fargli cadere il capannone in testa. e allora penso che chi blatera di flessibilità, chi dà lezioni, chi parla senza conoscere, chi vota tutto a occhi chiusi (non tutto, purtroppo e in verità), dovrebbe solo stare zitto, e vergognarsi. e cercare di capire, se mai ne è capace…

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