Già parlare di Vatileaks mi mette in imbarazzo, come cristiano, perché la mia Chiesa è differente: la mia Chiesa è una casa di vetro, innanzitutto, non un contenitore oscuro dal quale ogni tanto qualcosa “cola giù” (to leak, appunto) perché si è aperta una fessura imprevista. Ma credo che imbarazzi ancora di più Joseph Ratzinger, l’uomo che – con il suo predecessore ancora in vita, il 25 marzo 2005 – sollevò per primo il coperchio, in quella via crucis al Colosseo che Giovanni Paolo II, morto appena 8 giorni dopo, gli affidò personalmente.

Nona stazione, Gesù cade per la terza volta. Scrive Ratzinger, nella meditazione: “Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”. E aggiunge, nella preghiera: “Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. (…) Tu, però, ti rialzerai. Ti sei rialzato, sei risorto e puoi rialzare anche noi”.  Poi diventa Papa e gli scoppia in mano lo scandalo pedofilia, al quale reagisce con trasparenza e durezza (vedi la lettera alla Chiesa d’Irlanda); sul fronte economico, che non è proprio il suo forte, compie qualche atto formale (tipo l’istituzione dell’Autorità di informazione finanziaria) ma sostanzialmente si fida un po’ troppo. Per quello che ho colto in questi anni, da osservatore esterno, mi sembra insomma che il Papa sia la parte lesa per eccellenza; ma ciò non fa venire meno in me quella che Roberto Beretta, sul blog Vino nuovo, chiama “santa indignazione”, di fronte a un panorama desolante come quello dipinto dal libro di Nuzzi. Cito qualche frase dal suo post, che merita comunque di essere letto per intero:

“Anzitutto il Vaticano e qualcuno dei personaggi tirati in ballo si sono limitati finora a opporre una difesa certamente legittima, ma puramente formale: le carte sono state rubate, valuteremo se denunciare il caso, inchieste, ricettazione, complotti, ‘corvi’… Fate pure, ne avete diritto e fors’anche dovere. Ma – a me come cristiano – prima del livello infimo di protezione dei segreti vaticani o delle violazioni del diritto internazionale, fa scandalo quello che in quei testi leggo. (…) La Chiesa inoltre si è spesso vantata del suo sistema di governo, fondato su una dedizione assoluta dei dirigenti e sulla loro coscienza della missione spirituale da adempiere, guardando dall’alto in basso i compromessi cui invece la ‘povera’ democrazia è costretta per fare i conti coi complicati equilibri del pluralismo e dei numeri. Ma questo libro conferma piuttosto le voragini di immoralità che lo schema di potere ecclesiastico ha di fatto creato, permettendo una gestione senza efficaci e tempestivi controlli, esponendosi ai maneggi di consorterie di ‘amici’, non garantendo alcuna difesa a chi denunciasse il malaffare, mescolando con assoluta spregiudicatezza l’uso del denaro e il possesso del sacro… (…) Terza (ma ce ne sarebbero molte altre…) delle questioni che il libro mi ha suscitato: qual è il grado di controllo che il famoso e super-citato ‘popolo di Dio’ può avere sugli abusi – sempre possibili: siamo uomini e peccatori… – della sua classe dirigente? Dove sta il ruolo da ‘gendarme’ – o se si preferisce da ‘guardia svizzera’… – della stampa cattolica nei confronti degli apparati interni della Chiesa (per esempio: non ho mai visto un settimanale religioso condurre una vera inchiesta su qualcosa di spinoso all’interno della propria diocesi)?”

Nuzzi ha certamente trovato un filone redditizio, come Stella e Rizzo lo hanno trovato sulla casta, ma il trend elettorale degli ultimi anni ci dimostra che prendersela con gli autori non dà grandi risultati. E non parlo dell’ammutinamento, pure possibile, sull’8 per mille: mi preoccupa molto di più, da cristiano, l’astensionismo crescente alla Messa.

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4 commenti to “Vatileaks”

  1. giorgio scrive:

    Come dicono i Rogazionisti:
    Signore manda apostoli Santi alla tua Chiesa

  2. magociclo scrive:

    Grazie per il coraggio che mostri nell’affrontare un tema che invece nelle parrocchie e nei vicariati è tabù assoluto: quello della gravissima crisi in corso nella gestione del potere temporale della Chiesa. Alle mie ripetute domande a semplici sacerdoti o ad alti prelati su quanto sta accadendo in Vaticano il commento è sempre “non conosciamo e quindi non giudichiamo. Ti invitiamo alla preghiera perché passi presto questa bufera”. Che può essere anche vero, ma che certamente non estingue la mia sete di verità. È fondamentale che i cattolici parlino di questi argomenti, che ricevano informazioni complete e trasparenti e non solo le veline di “vatican news” e che abbiano la possibilità, nelle forme e nei modi più opportuni, di far ascoltare e pesare la loro voce alle autorità ecclesiastiche.
    Credo sia venuto il momento di stringerci a fianco del Papa e chiedere a gran voce che i mercanti siano scacciati dal Tempio di Dio, utilizzando tutta la carità ma anche l’energia necessarie.
    E concludo con un pensiero sul “maggiordomo” del Papa, oggi agli arresti. Conosco quest’uomo da anni, come genitore della scuola frequentata dai miei figli e mai avrei pensato che potesse finire in questo modo. Certamente la mia valutazione non alcun valore giuridico, ma spero che i giudici vaticani sappiano cosa stiano facendo e non si limitino a vedere la pagliuzza negli occhi del vicino.

  3. Gianni Lombardi scrive:

    Come nel resto d’Italia (e forse anche in parte d’Europa), anche in Vaticano ci vuole più trasparenza e più democrazia.

  4. Jacopo scrive:

    secondo me l’affaire che sta emergendo adesso è solo l’ultima, ennesima conferma del potere enorme, inaccettabile in qualunque altro contesto europeo, che ha la chiesa cattolica in italia, per mano del vaticano. qui non abbiamo più un culto; abbiamo un comitato d’affari, che come tutti i comitati d’affari intrallazza, in modo più o meno opaco. spostano soldi, si dividono fette di potere, operano, con successo, per indirizzare l’opera del parlamento, che dovrebbe essere l’organo rappresentativo di tutti gli italiani. io questa vicenda la vedo in continuità con i famosi “raduni per una buona politica”, prima qello di todi, poi quello recentissimo di roma; banchieri, cardinali, esponenti di associazioni di volontariato finanziate con soldi pubblici (come la caritas), ciellini in gran quantità più qualche squallido maitre-a-penser; è torbido il mondo che gravita attorno alla chiesa cattolica in italia. il suo obiettvio, mi pare, è quello di influenzare il potere pubblico, tant’è vero che sulle questioni che davvero interessano a loro, come i temi etici, o le carrettate di soldi pubblici che arrivano alla chiesa e a varie organizzazioni cattoliche (perchè mai, mi chiedo, uno stato dovrebbe finanziare il volontariato?), non si muove foglia se loro non vogliono. è chiaro che, con un papa che, per la sua storia personale,, si trova poco a suo agio in questo circo, allora si scoprono anche cose che non si dovrebbero scoprire, e che non si sono mai scoperte quando imperversava un politicante furbo e opportunista come era wojtila (uno che, lo dico da ateo, sta alla fede come berlusconi sta alla politica). figure invece come don gallo, o don ciotti, sono emarginate, e costrette a fare le loro battaglie nonostante il vaticano e nonostante questa “galassia” che attorno ad esso gravita (peraltro sono due preti che, per le loro iniziative, si appoggiano solo sui contributi volontari; ragion per cui, se avessi un reddito mio, qualcosina a loro la darei, e volentieri). quando chi dovrebbe occuparsi di anime si occupa invece di tutt’altro, è poi un triste pretendere che la gente vada a messa…

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