Nonostante avessi 20 anni e fossi uno studente di Scienze politiche da un anno e mezzo, con una decina di esami sul libretto, fino al giorno della strage di Capaci non mi ricordo di avere avuto una coscienza politica vera e propria. Volontariato molto, ma per l’uomo: lo Stato era per me qualcosa di lontano, a parte il voto e poco altro. Quel 23 maggio 1992 fu un giorno importante per la mia vita, insomma, perché segnò uno spartiacque anche nel modo di studiare: con l’omicidio di Falcone sentivo che avevano ammazzato anche un pezzo di me, e per la prima volta io stesso mi sentivo lo Stato. Finiti i ricordi personali, passo alla giornata di oggi, visto che Giovanni Falcone è stato ricordato in Aula.

Comincio da Carra (Udc) e Cicchitto (Pdl), che ci hanno accusato tra le righe di voler spaccare l’Italia tra una destra filomafiosa e una sinistra antimafiosa; l’uno perché su questi temi il Paese deve essere unito, l’altro perché il governo Berlusconi ha fatto più di tutti gli altri nella lotta alla criminalità organizzata. La Lega ha naturalmente magnificato i successi di Maroni, dimenticando l’affossamento dell’Agenzia per i beni confiscati che con il prefetto Morcone stava dando risultati eccellenti. Per noi ha parlato Veltroni, e mi piace riportare il suo discorso integrale:

WALTER VELTRONI. Signor Presidente, venti anni fa, come oggi, alle 17,56, l’osservatorio scientifico di Erice registrò un piccolo evento sismico, ma non era terremoto, erano i 500 chilogrammi di tritolo che uccisero Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montanaro. Quell’ira di Dio nel cuore della Sicilia, sull’autostrada che congiunge Punta Raisi a Palermo, quello che gli stessi mafiosi definirono «l’attentatuni» fu l’inizio di una nuova fase dell’attacco mafioso allo Stato.
Giovanni Falcone era il nemico numero uno della mafia, perché aveva portato a termine il maxiprocesso e perché dalle sue idee stava nascendo un coordinamento del tutto nuovo dell’iniziativa dello Stato contro la mafia. Avevano già cercato di colpire Giovanni Falcone qualche anno prima all’Addaura, quando quell’attentato fu sventato, a quanto risulta, dall’arrivo di due ragazzi delle forze dell’ordine, gli agenti Agostino e Piazza, ambedue scomparsi subito dopo questo evento, l’uno ucciso insieme alla moglie in un attentato rimasto senza responsabili, l’altro assolutamente scomparso e poi – ora lo sappiamo per le dichiarazioni di un pentito – sciolto nell’acido.
Ci fu allora chi disse che quell’attentato era una montatura, qualcuno attribuì persino a Falcone la responsabilità di quella circostanza. Falcone è stato un uomo anche molto solo, come dimostra il voto del CSM che negò la possibilità a Falcone di andare a capo dell’ufficio istruzione della procura di Palermo e fu anche solo politicamente e credo che tutti, compresa la sinistra, debbano riflettere sulla solitudine di Giovanni Falcone in quel momento.
Falcone per la mafia andava punito. Riina aveva mandato un gruppo di killer a Roma con l’obiettivo di ucciderlo. Poi li richiamò e disse loro di tornare indietro, perché avevano trovato un’altra soluzione. Questa soluzione era «il botto», quello che assomigliava ad un evento sismico.
C’è una circostanza che va ricordata, perché questa parola, «botto», viene usata il giorno prima dell’attentato di Falcone. In quest’Aula si stava votando, Dio solo sa con quanta fatica, per eleggere il Presidente della Repubblica. Il giorno prima un’agenzia che faceva riferimento all’onorevole Sbardella disse che per arrivare ad una soluzione ci voleva un «botto esterno», come ai tempi di Moro, il giorno prima della strage di Capaci.
Se non vogliamo ricordare Giovanni Falcone con le parole della retorica, dobbiamo sapere che il problema fondamentale della presenza della mafia nel nostro Paese è dato dall’intreccio tra mafia e politica, un intreccio perverso: la mafia ha condizionato la politica e la politica ha usato la mafia, l’ha usata per i voti e l’ha usata per l’esercizio del proprio potere. Non ci si spiega altrimenti perché la mafia abbia fatto anche da agenzia per affari sporchi, perché la mafia abbia mandato dei suoi uomini ad uccidere Mino Pecorelli, un uomo legato alle torbide vicende che sono succedute alla morte dell’onorevole Aldo Moro: un intreccio perverso che segna la storia di questo Paese e io voglio dire esplicitamente e chiaramente che per molti momenti della storia italiana i referenti politici della mafia sono stati seduti lì, ai banchi del Governo della Repubblica italiana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Voti, potere e servigi e, mentre una parte dello Stato combatteva contro la mafia – La Torre, Mattarella, Chinnici, Costa, Ciaccio Montalto, Giuliano, Cassarà – un’altra stringeva patti, intavolava trattative, chiedeva voti e servigi. I misteri di questa storia, il grumo orrendo, l’entità della quale si parla giustamente rispetto alla storia del rapporto tra mafia e terrorismo hanno cercato di incidere sulla vita di questo Paese, soprattutto, cercando di conservare i poteri che esistono.
Sono passati vent’anni da allora, si sono fatti molti passi in avanti, sono stati dati colpi grandi da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, è cresciuta la coscienza civile: in queste ore, a Palermo, gli studenti, il Presidente del Consiglio e il Presidente della Repubblica danno la testimonianza di questo mutamento di coscienza del Paese.
Ma la mafia è potere, è potere finanziario e politico e, oggi, nel nome di Giovanni Falcone, credo che ciascuno di noi, in quest’Aula, dovrebbe assumere un giuramento sincero e severo: Giovanni Falcone era il nemico numero uno della mafia, sia la mafia il nemico numero uno della politica. Chi cerca, contratta, accetta voti, soldi, protezione e potere si rende responsabile di un reato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati dei gruppi Unione di Centro per il Terzo Polo e Futuro e Libertà per il Terzo Polo), che non è nel nostro codice, ma è un reato morale – il reato di alto tradimento – e sia, dunque, espulso dalla politica e dalla vita civile. Solo così, onoreremo davvero il ricordo e il sacrificio di Giovanni Falcone (Applausi – Congratulazioni).

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