Se non canto vittoria dopo le amministrative non è, come potrebbe pensare qualcuno, perché voglio poco bene al Pd. Al contrario, è proprio perché gliene voglio. E mi viene in mente, tanto per cambiare, un paragone calcistico: siamo in testa alla classifica e con l’ennesimo pareggio in trasferta abbiamo aumentato il vantaggio sulle avversarie dirette, che continuano a perdere; avremmo potuto vincere per chiudere i conti, mentre questa pareggite non ci aiuta. Da un lato, verrebbe da dire che si può anche vincere lo scudetto così, per inconsistenza dell’avversario, ma poi non ci si meravigli se i tifosi allo stadio sono sempre di meno; dall’altro, bisogna mettersi in testa che a furia di pareggi lo scudetto si può anche perdere, se qualcuno di quelli dietro infila una serie di vittorie e ti recupera 2 punti a domenica. Le vittorie spumeggianti infilate da Beppe Grillo, che pure in classifica è ancora parecchio dietro, ci dicono che è ora di ricominciare a far gioco e di riportare i nostri tifosi allo stadio, prima che cambino squadra.

Sono molto critico con l’approccio di Grillo alla politica, su vari fronti: il miliardario che vende dvd sul suo sito e poi si vanta dei 6 mila euro spesi per la campagna elettorale, onestamente, non è il mio tipo. Ma ora auguro ogni bene al trionfatore di Parma, perché faccio il tifo per la città: dopo l’esperienza devastante di Vignali e del suo giro di corrotti, i parmensi si meritano il miglior sindaco del mondo, e auguro con tutto il cuore a Federico Pizzarotti che riesca ad esserlo davvero. Io non lo avrei votato, ma credo che la sua vittoria sia utile a tutti. Può servire innanzitutto al suo partito di provenienza, perché finalmente esca dalla fase iconoclasta e si confronti con le difficoltà di un’amministrazione pubblica; non vorrei essere riduttivo nell’analisi, ma credo che il Movimento 5 Stelle sia ancora nella fase adolescenziale, quella in cui si afferma la propria identità in contrapposizione all’identità altrui, e che il passaggio alla vita adulta – l’assunzione, cioè, di responsabilità dirette – porterà con sé qualche cambiamento nel modo di porsi e di ragionare. Credo poi che questa vittoria di Grillo possa essere utile anche ai partiti tradizionali, e penso in particolare al mio, se riusciamo a capire il bisogno di una politica diversa, con nuovi protagonisti e soprattutto con nuovi metodi, più trasparenza e meno sconti. L’equivoco è abbastanza facile, e la discussione in corso alla Camera sui rimborsi elettorali ai partiti lo dimostra: se il Pd ha sempre pensato – e a mio parere continua giustamente a farlo – che la democrazia abbia dei costi, e che i partiti personali e quelli dei miliardari non siano la soluzione, non deve cambiare idea per paura di regalare voti a Grillo. Deve però ammettere, come sta facendo, che i soldi incassati finora sono troppi, e che – nella maggior parte dei casi – sono stati gestiti male: quanti ne sono arrivati effettivamente a pagare l’affitto dei circoli, quanti hanno finanziato iniziative dei militanti? Ecco, questo ultimo anno di legislatura deve servirci a far entrare aria fresca, a correggere gli errori: non è necessario snaturarci, anzi, basta essere il Partito democratico fino in fondo. E il primo che mi nomina Lusi o Penati è arrivato all’ultima riga in malafede o senza aver capito nulla.

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3 commenti to “La pareggite”

  1. Raffaele scrive:

    Buon lavoro a tutti gli eletti. Se mi permetti la malizia, sono molto curioso di vedere il M5S alla prova governo.

  2. Jacopo scrive:

    io credo, mi pare le elezioni lo dimostrino, due cose: la prima cosa l’hai detta tu nel post, e cioè che la richiesta che arriva è quella di un modo diverso di far politica, più vicino ai cittadini, più disinteressato, con meno soldi che però servono (sono convinto anch’io che senza soldi pubblici la politica resta in mano ai miliardari, specie quelli abili a parlare alla pancia, come berlusconi e grillo; peraltro in campagna elettorale il movimento avrà anche speso poco, ma il grillo ci ha guadagnato molto; lo vedrete alla prossima turneè che farà); insomma servirebbe quella che si chiama “la boccata d’aria fresca”; ecco perchè, ad esempio, bernazzoli ha perso a parma; ecco perchè ferrandelli ha perso a palermo, dopo una primaria che tutto è stato meno che una competizione veramente democratica e trasparente. ma l’altra cosa che la gente chiede, e che non ha avuto dal pd, è sempre la solita; una politica più di sinistra. il pd è stato letto come un partito non vicino alla gente, che candida sempre quelli (bernazzoli) oppure manda avanti, fra palesi irregolarità, soggeti assai lontani dal suo elettorato (ferrandelli); un partito che in parlamento quando si è trattato di mazzolare i soliti noti l’ha fatto subito senza tirarsi indietro: “c’è la crisi, tutti dobbiamo fare sacrifici, l’italia prima di tutto, siamo tutti sulla stessa barca (!!!!)”; peccato però che quando, e le occasioni ci sono state, si è trattato di dare veramente il segnale ai cittadini che qualcosa poteva cambiare, in realtà si è visto che niente è cambiato; cosa si fa sugli stipendi dei parlamentari? e sulla patrimoniale? e sui finanziamenti pubblici? e sulla legge anti-corruzione? e sulla crescita? e sulla criminalità? il pd fin qui, su tutti questi temi, ha fatto poco o nulla. per questo ha vinto le comunali profittando del coma si spera irreversibile del duo pdl-lega, ma non ha fatto il vuoto che avrebbe potuto, e dovuto, fare; spesso il candidato vincitore era uno di sel (cosa sarebbe successo a genova se al posto di doria ci fosse stata la vincenzi, o la pinotti?), a volte a perso di fronte a un grillino, in ogni caso ha trascinato alle urne pochissimi elettori; e allora ecco che, come dico sempre, lusi e penati contano non tanto per le vicende personali, pure gravi ma che è improprio estenere su tutto il partito; ma contano invece perchè sintomo di una formazione politica non più in grado di essere vicina alla cittadinanza, specie alle classi meno abbienti che dovrebbe rappresentare; urge trovare un rimedio: con le primarie, e che siano primarie vere, non truccate o pilotate; con delle alleanze chiare e univoche (il messaggio delle urne mi sembra evidente in che direzione va); in generale con un mod diverso di fare politica, un modo che affronti, tardi ma in tempo, i problemi del paese, e li affronti dalla parte giusta. forse il pd è ancora in tempo; altrimenti è probabile che le urne lo puniranno, come in parte è già avvenuto anche a questo giro, malgrado le apparenze…

  3. Lorenzo M. scrive:

    Cosa si debba fare e’ noto: analisi gia’ vecchie di tanti, tanti anni fa, quando c’erano ancora DS e Margherita, lo riportavano nero su bianco. E, in teoria, lo sa anche la dirigenza nazionale di questo partito, che ce lo ricorda ogni volta che puo’.
    Quello che e’ francamente insopportabile e’ il mancato passaggio dalle parole ai fatti: rinnovamento, trasparenza, partecipazione, etica, tutte belle parole a cui si fa un enorme fatica a dare un seguito.
    Nell’era dell’informazione digitale “sgamare” mancanze, omissioni, negligenze e’ diventato alla portata di tutti.
    Accade ad esempio per il dibattito intorno al finanziamento dei partiti, che si e’ trasformato in una giostra miserabile e penosa. In altri tempi, le dichiarazioni dei leader di partito sarebbero forse state sufficienti a tacitare la maggior parte delle critiche: ma oggi basta un click per scoprire che il tuo segretario ti sta prendendo per il culo, e che le proposte presentate dal partito che ti dovrebbe rappresentare sono semplicemente vergognose.
    Pensare al tempo che si e’ buttato via senza far niente, tempo che non tornera’ piu’ e che non ti ridara’ nessuno, tempo nel quale il tuo Paese e’ franato e la sua economia in ginocchio, tempo perso quando la strada da fare era gia’ nota, tutto questo fa venire in corpo una gran rabbia.
    E’ naturale, oltre ad essere stato gia’ previsto, che l’astensionismo oggi sia in costante crescita, cosi’ come l’appoggio a nuovi movimenti esterni ai partiti tradizionali. Chi oggi se ne meraviglia, o ha vissuto per anni in una torre d’avorio, o e’ in malafede.

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