
La differenza tra una maggioranza tecnica e una politica si è vista tutta oggi in Sala del mappamondo, dove erano riunite in congiunta le commissioni Affari costituzionali e Giustizia per l’esame del ddl anticorruzione. In teoria non ne farei parte, in pratica mi è stata chiesta una sostituzione per una collega impegnata nel suo collegio negli ultimi giorni di campagna elettorale prima del ballottaggio: ho detto di sì e ho fatto bene, perché ho visto con i miei occhi quello che avevo letto nelle cronache di questi giorni. Ho visto gli ultimi giapponesi, come li aveva definiti l’altro giorno Michele Serra, rispondere alla chiamata di un capo che in teoria non avrebbe più molto da difendere; in realtà, se vai nei dettagli, scopri nell’atteggiamento del Pdl una ragione privata (il caso Ruby) e una politica (la tattica verso il Pd).
Guardando il mondo con gli occhi di Berlusconi, fa una grande differenza la definizione di concussione: se è tale soltanto quella che comporta una dazione di denaro, come sta cercando di dire il Pdl, allora non può rientrarci la telefonata in questura dell’ex presidente del Consiglio per liberare la nipote di Mubarak. Politicamente parlando, fa molto più comodo un Pd vicino alle posizioni giustiziaste di Di Pietro e dunque più distante da quelle garantiste dell’Udc, che in questo modo si sentirebbe attratto dalla riunione dei moderati eccetera eccetera. Anche oggi, in effetti, non è che l’Udc si sia sporcata molto le mani: con la scusa che non sarebbe stato giusto votare solo un emendamento (il nostro) mentre parecchi altri erano stati accantonati o ritirati, il partito di Casini si è astenuto sull’aumento delle pene relative all’articolo 319 del codice penale sulla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. Astenuti anche la Lega (che si sta pian piano staccando dalla linea del Pdl, anche in nome del rinnovamento sbandierato da Maroni) e i radicali (che per principio sono contrari all’aumento della reclusione, e confondono la lotta all’emergenza carceri con la necessità di un taglio lineare delle pene), hanno comunque votato insieme a noi Idv e Fli: dalla pena attuale di 2-5 anni si passa dunque a 4-8 anni, più in là del tentativo di mediazione del ministro Severino, che aveva previsto 3-7 anni. Ma è stata comunque una delle poche votazioni del pomeriggio, perché i lavori sono stati anestetizzati dall’ostruzionismo smaccato del Pdl: Stracquadanio che la prende larga e racconta le sue esperienze personali con la giustizia penale (12 processi e una sola condanna, quasi fosse un vanto), Costa che riapre discussioni sul senso della vita e chiede “pause di riflessione” emendamento dopo emendamento, Contento che che rinfaccia al ministro di non aver risposto alle sue telefonate. Quando ancora si pensava di poter sbloccare l’impasse, tutti i partiti tranne il Pdl hanno accettato di ritirare i propri emendamenti, per arrivare in tempi brevi in Aula e poterli poi votare lì; alla fine, visto che il Pdl non mollava di un centimetro, abbiamo chiesto e ottenuto di votare il nostro emendamento sulle pene, portando almeno a casa un primo risultato. Chi sa qualcosa di giustizia sa che le pene scritte sul codice, in sé, contano fino ad un certo punto: dipende dall’orientamento dei giudici (applicare la minima o la massima fa una bella differenza) e da tutta una serie di sconti procedurali che si possono comunque ottenere. Ma il segnale politico di oggi è abbastanza chiaro: ora che il Pdl non ha più l’appoggio della Lega, e che la Lega è in cerca di una nuova verginità politica, sulla giustizia qualcosa può riaprirsi davvero: difficile che decidano di far cadere Monti per questo, visti anche i sondaggi dell’ultimo periodo.
Tags: andrea sarubbi, berlusconi, corruzione, giustizia, governo, idv, Lega, parlamento, partito democratico, Pd, Pdl, Ruby, udc
2 commenti to “Se chiama il capo”
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Come volevasi dimostrare…
CORRUZIONE: PDL, PD CERCA INCIDENTE
(ANSA) – ROMA, 17 MAG – ”Il testo su cui si lavora” per l’anticorruzione ”e’ il nostro. Ora alla Camera vogliono fare gli eroi e i fenomeni. Se pensano di far rinascere un’alleanza con l’Idv per mettere in imbarazzo noi non e’ un metodo leale. Non vorrei che puntino a creare incidenti per far saltare il governo”. Cosi’ Angelino Alfano su quanto accaduto oggi.
Speriamo si possa fare qualche passo in avanti sulle
tematiche della Giustizia…
Un risultato il Pd l’ha già
ottenuto ieri in Commissione,ma il PdL lo conosciamo bene,
molto bene.
Attendiamo, vediamo, speriamo.
Cordialità,
F.S.