È un discorso complicato, quello su Equitalia, e per farlo bisogna premettere qualche domanda. È lecito che uno Stato chieda tasse ai propri cittadini? È lecito che sanzioni chi non rispetta le regole? È lecito che preveda un sistema di riscossione, per quei cittadini che non pagano quanto dovuto? Se una delle tre risposte fosse no, sarebbe giusta e logica una rivolta civile; altrimenti, discutiamo pure sulle modalità di pagamenti e sanzioni ma non stiamo dalla parte di chi spacca vetrine e tira petardi contro un’agenzia di riscossione, o ne mura l’ingresso, anche perché il suo lavoro è nell’interesse di tutti.

Se il problema dell’Italia è l’evasione fiscale, che toglie risorse al pubblico e fa pagare di più agli onesti, la riscossione va difesa e non attaccata; non posso tuonare la mattina contro chi non paga le tasse e il pomeriggio contro chi cerca di fargliele pagare. D’accordo, in tempi di crisi contestualizziamo pure, perché dietro un mancato pagamento può nascondersi una difficoltà momentanea: per questo approvammo alla Camera, qualche mese fa, apposite mozioni, in cui ad esempio il Pd chiedeva un momento preventivo di confronto fra Equitalia e debitore; altro potrà essere fatto, e sono sicuro che Monti giovedì se ne farà carico, sul fronte delle sanzioni e della rateizzazione o magari della compensazione con i crediti esistenti. Ma l’importante è avere sempre chiaro il confine della legalità, che invece sta sfuggendo a una parte del mondo politico in perenne ricerca di consenso. Lo scrive bene Dario Di Vico, sul Corriere di oggi:

“Se vi vogliono ridiscutere le regole di ingaggio lo si faccia ma non si può delegittimare quotidianamente l’azione dei suoi uomini e giustificare così ogni nefandezza nei confronti di Equitalia. I sindaci quando dovranno gestire localmente la riscossione avranno tutto il tempo di dimostrare la loro capacità, saranno sicuramente in grado di coniugare efficacia e rispetto del cittadino ma fino ad allora è bene che si dimostrino classe dirigente. Perché solo nella giornata di ieri abbiamo avuto un assalto alla sede napoletana, l’invio di un pacco bomba alla direzione generale, due ispettori aggrediti a Milano e una telefonata minatoria agli uffici di Viterbo. In più il cronista non può non constatare come a cinque mesi dagli attentati di dicembre ancora non si sappia nulla di certo sugli autori dei quei gesti che segnarono l’inizio di una vera e propria campagna terroristica. È chiaro che in queste condizioni solo un kamikaze potrebbe chiedere di lavorare ad Equitalia. Con tanti saluti alla lotta contro l’evasione fiscale”.

Traduco: se Equitalia si rompe le scatole di ricevere bombe, a un certo punto comincia ad allentare la morsa; siccome siamo in Italia, comincia a diffondersi la leggenda metropolitana che pagare le multe è da fessi, perché tanto non ti fanno niente, e salta tutto il sistema di regole. Le tasse diventeranno come il cestino all’offertorio durante la Messa – chi vuole, mette qualcosa, ma tanto il prete non controlla – e le aliquote certamente non diminuiranno (ho voluto essere ottimista). Ma soprattutto, l’Italia non cambierà mai, come nota Stefano Menichini su Europa:

“Per decenni la politica s’è data da fare per garantire protezione ai singoli e alle categorie. La flessibilità fiscale era parte del patto non scritto della Prima repubblica ed è diventata emblema della Seconda, marcata da condoni e berlusconismi. Tanto, benevolenza, maglie larghe, e mancati controlli (da cui il mio vizio, premiato, di non pagare le multe) finivano a carico della collettività, come indebitamento e come pressione fiscale esagerata: una denuncia che è diventata tormentone dei riformisti. Ora, dopo appena sei mesi di inversione di marcia, rigore e legalità appaiono insopportabili, insostenibili a causa della crisi. Partiti e teorici del laissez faire ripropongono lesti l’ideologia dello Stato esattore oppressore. Piccoli, medi e grandi, tutti scoprono l’ingiustizia di dover rispettare (con la mora, purtroppo) regole mai rispettate. Dietro il velo doloroso dei suicidi si costruisce la rivincita dell’Italia dei furbi, travestita perfino da antagonismo sociale. E si chiude la finestra, anzi lo spiraglio, che miracolosamente si stava aprendo verso un Paese civile e normale”.

Anch’io, da cittadino e da contribuente, ho la mia storia sull’Agenzia delle entrate e sull’ottusità di certi strumenti di verifica: a chi interessasse, potrei anche raccontarla. Se provo grande dolore per i suicidi di queste settimane, però, la preoccupazione non è minore per le fasce deboli della popolazione che ricevono servizi scadenti anche per colpa di chi non paga il suo debito con lo Stato.

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8 commenti to “Il confine della legalità”

  1. Fabrizio Scarpino scrive:

    Sì, con le riflessioni odierne il “caso” Equitalia e
    Agenzia delle Entrate mi è più chiaro.

    Fermo restando il profondo dolore umano per i casi di
    suicidi, bisogna stare attenti a tentativi del tipo:
    attacchiamo,nascondiamoci dietro a certi antagonismi,
    così le Tasse non le paghiamo di nuovo, come in passato.
    No,non mi piace per niente questo discorso.

    Detto questo però, gentile On.Sarubbi, non possiamo
    non tener presente come la pressione fiscale nel nostro
    Paese sia altissima…Su questo,ci sarà da intervenire.

    Augurandole buon lavoro e buona Domenica,
    la saluto cordialmente,

    F.S.

  2. Sarah scrive:

    Hai dimenticato una domanda: “Equitalia svolge il suo compito in maniera corretta?”
    Pago l’affitto del negozio dove svolgo la mia attività. Il padrone di “casa” paga regolarmente la TARSU e me la addebita. TUTTI gli anni mi arriva da Equitalia una lettera in cui mi si accusa non pagare suddetta tassa. TUTTI gli anni ho solo pochi giorni per mandare mail, fax e quant’altro per dimostrare che la tassa è stata pagata. Equitalia è in buona fede e sono tonti o spera che io non riesca, magari per distrazione, a mandare tutti i documenti in tempo, in modo da addebitarmi una bella multa?!

  3. Max_Cap scrive:

    Ma come mai nessuno di questi accademici e soloni sproloquianti si preoccupa di vericare matematicamente se Equitalia stia svolgendo correttamente il proprio compito?
    Perché nessuno si preoccupa di veificare gli interessi che applica ben oltre il 30%?
    Come mai nessuno verifica se sia legale ipotecare una casa per importi inferiori ai 20.000,00 euro? Legalmente non si potrebbe, ma accade.
    E che dire dell’agio di riscossione che aumenta ogni giorno?
    Ma per pagare le tasse non c’é già l’Agenzia delle Entrate che é quella che fa le verifiche; nessuno mi risulta ha tirato bombe agliuffici dell’Agenzia.
    Qualcosa vorrà pur dire…

  4. Rosanna scrive:

    Dipendente statale (docente), separata con affido totale del figlio ( nonostante legge affido condiviso. Detraggo tutte le spese per figlio a carico ( sai che cifra )Ma siccome quel buon uomo del mio ex ( megadirigente ) fa sempre se può il finto tonto e si detrae il 50%. Equitalia mi costringe da 3 anni a rimborso e dimostrare con copia conforme dell’atto di separazione che ho il figlio a carico. La copia conforme si paga in tribunale 7€ per ogni foglio.. spesa totale 35€
    Non dico quante volte “professionisti” non mi hanno rilasciato la ricevuta o fattura. Si faccia qualcosa di equo, prego!!!!

  5. Lisa scrive:

    Gentile Onorevole, mai come leggendo questo post mi sono resa conto di quanto i politici siano lontani dal momdo della piccola imprenditoria, vivono nel ns. Paese, ci rappresentano, fanno lotte importanti per i diritti umani degli immigrati, si lamentano del fango che ingiustamente gli cade addosso ogni giorno… eppure quando si leggono queste cose ci rendiamo conto che sono come marziani… del tutto incapi di comprendere la drammaticità di una realtà al loro fianco…
    Non sanno che la maggior parte dei piccoli imprenditori italiani hanno reinvestito i risparmio di due generazioni nella loro attività per tentare di superare la crisi del 2008, non si rendono conto che molte volte il 16 di ogni mese molti di noi sono combattuti dalla scelta se pagare i dipendenti, persone con famiglie e necessità di sopravvivenza, o pagare i contributi, non sanno che a fine settimana diventa difficile ritagliarsi i 100 Euro per la spesa per le nostre famiglie. Non discuto il fatto che le tasse vadano pagate,è stata sempre una priorità nella mia lunga attività imprenditoriale, ma discuto il sistema che non tiene conto della situazione storica dei contribuenti, non tiene conto del fatto che dopo decenni di pagamenti regolari siano costretti loro malgrado per mancanza di liquidità a rimandare qualche pagamento e siano trattati come il peggiore degli evasori. La dignità della persona dovrebbe sempre essere salvaguardata dalla Stato…. specialmente in questo periodo in cui sono richiesti sacrifici pesanti, rinunce per i generi di prima necessità per le nostre famiglie e poi ci troviamo ad ascoltare discorsi come quello di Bossi “i soldi dei finanziamenti pubblici sono della Lega e se vogliamo li buttiamo dalla finestra”
    Sapete che vi dico …. il treno sta passando in fretta decidetevi a scendere dall’ astronave ….. prendete contatto con la realtà oppure sarete spazzati via dalla storia che passa…. vostro malgrado a

  6. cicero tertio scrive:

    Avrei voluto non più intervenire, ma dopo aver letto con molta considerazione il commento lucido e pacato ma giustamente indignato di Lisa, condividendolo in pieno non mi posso tenere.
    Ho già qui spiegato, predicando al deserto, il meccanismo subdolo e criminale dell’euro, ( citando Paolo Barnard con la sua opera “Il più grande crimine”) che è a monte di questa crisi, che che a muio avviso sarà sempre più grave finchè non ci libereremo da questa schiavitù riprendendo la nostra sovranità monetaria.
    Da tempo poi ho detto quel che penso sul rimedio impostoci ossia su questo governo pro-europeo degli sconosciuti non eletti da alcuno,il governo del golpe del presidente Napolitano, aridi tecnocrati lontano dalla realtà sociale, chiusi nei loro schemi e nella loro presunzione cattedratica bocconiana, gente a reddito fisso che mai ha rischiato (e che reddito..) che non tocca la casta parassitaria politica che non riduce i privilegi e finaziaria di avvoltoi che lo sostiene in una simbiosi incestuosa per fare quali misure mirabolanti ? finora solo tassare pesantemente a raffica (a questo punto eufemismo di ammazzare) chi lavorando ha sempre finora sostenuto il paese e in particolare mettere in ginocchio o far fallire i piccoli imprenditori, quelli che hanno finora sostento l’economia reale del paese ed una volta persi non saranno più sostituiti con un danno irreparabile.
    Quando mai si è sentito questo bollettino quotidiano di suicidi di imprenditori? Quando mai questo quotidiano stillicidio di aziende che chiudono, lavoratoricassa integrazione, licenziamenti, bancatrotte. Circa 7 milioni di persone attive oggi sono disoccupate, cassaintegrate. espilse, con tutto il peso economico conseguenteper la nazione e i dolori umani per i singoli. Quale futuro ora c’è dietro l’angolo quando la situazione non fa che peggiorare, quando le banche non erogano più il credito, o quando danno qualcosa il tasso è proibitivo anche perchè lo spread è oltre 400 con la Germania che fa festa sulle nostre spalle?
    C’è del perverso in tutto questo, mi sorge il dubbio che ci sia qualcosa di ben più losco, far scientemente fallire il paese perchè qualcun altro poi ne raccolga le spoglie.

  7. pfra64 scrive:

    non ho parole, ho provato a rifletterci qualche minuto ma non sono riuscito a trovare le parole per esprimere la mia indignazione.
    Cercare di far passare questa cosa di Equitalia come una lotta fra il bene (lo Stato) e il male (i furbetti evasori) è una operazione maligna e falsa,

    per non parlare dell’idiozia di quella frase (i suicidi strumentalizzati per “la rivincita dell’Italia dei furbi”) che qualifica il giornalista che l’ha scritta

    In che mani siamo se i nostri giornalisti parlano per slogan, frasi fatte e filastrocche.
    Chi non ha mai avuto una azienda non può capire, neanche in parte, quanto lo Stato sia predatore.

    Allora, visto che è la lotta fra i dipendenti virtuosi e le aziende farabutte, ho una proposta: facciamo che i dipendenti abbiano gli stessi diritti/doveri delle aziende.

    diritti
    1) I dipendenti possono scaricare alcune voci, come le azienda,
    2) recepiscono l’intero lordo e pagano loro le proprie tasse (e non il datore come sostituto d’imposta), come le aziende

    doveri:
    3) le tasse su uno stipendio le pagano anche se ancora non lo hanno recepito. come le aziende
    4) le tasse sugli stipendi le pagano anche se proprio non li riceveranno più (perché il datore sta fallendo), facciano causa al datore, quando si chiuderà tutto chiederanno il rimborso allo Stato, come le aziende
    5) a fine novembre pagheranno l’anticipo di tasse anche sull’importo di dicembre, che presumibilmente percepiranno a metà gennaio (sempre SE lo recepiranno, ma questo allo Stato non importa), come le aziende
    6) se per motivi di cassa integrazione o simili avranno una riduzione dello stipendio, comunque anticipi e tasse di quest’anno le dovranno pagare almeno come l’anno scorso, come le aziende
    7) sempre in caso di riduzione o non percepimento dello stipendio, dovranno comunque pagare in base a degli studi di settore che calcoleranno lo stipendio medio che un lavoratore di quella categoria percepisce, come le aziende
    7) si dovranno obbligatoriamente iscrivere ad un ente inutile e pagarne le quote per forza, come succede per le aziende con, ad esempio, la Camera di Commercio.

    Attendo fiducioso che i giornlisti citati sopra, paladini del bene, accettino questa mia proposta, poi ne riparliamo.
    Ci sarà da ridere.

  8. Lory scrive:

    “Piccoli, medi e grandi, tutti scoprono l’ingiustizia di dover rispettare (con la mora, purtroppo) regole mai rispettate. Dietro il velo doloroso dei suicidi si costruisce la rivincita dell’Italia dei furbi, travestita perfino da antagonismo sociale. E si chiude la finestra, anzi lo spiraglio, che miracolosamente si stava aprendo verso un Paese civile”

    Riporto sopra le assurde parole dell’ articolo postate dall’ Onorevole…. di una superficialità e populismo inaudite… le aziende che adesso si trovano in difficoltà non sono quelle dei furbetti… i furbetti non hanno dipendenti per i quali pagano i contributi ma hanno lavoranti con finta partita iva… i furbetti hanno costi di gestione aziendale meno elevati più probabilità di lavoro in questa stretta del mercato… pagano e lavorano in nero..non hanno tasse da pagare… EVADONO…giusto perchè sono furbetti e le difficoltà maggiori le abbiamo noi “TONTI” QUELLI CHE LE REGOLE LE RISPETTIAMO…..
    Sperando che la politica riesca a vedere al di là del proprio naso e dei propri privilegi… sperando che riesca a vedere le difficoltà di un paese che vede gli onesti bistrattati e ridotti alla fame e tratta come ladr ….posto la presentazione dell’ ultimo libro di E. Nesi… augurandole On. Sarubbi che mai debba trascorrere notti come le mie
    “La crescita economica non la creeranno certo i politici o i banchieri, che del resto non l’hanno mai creata, ma il lavoro di tutti quei milioni di uomini e donne che ogni mattina si siedono davanti a computer diacci, danno la via a macchinari sporchi, salgono su furgoni e camion smarmittati, afferrano i loro telefoni e avviano a lavorare: inviano e ricevono ordini e fatture e note di credito e note di debito e lettere di credito, e gestiscono anticipi e ritardi e consegne e annullamenti e campionature e reclami, e rispondono alle email, ai fax, alle lettere; e tagliano, cuciono, impilano, saldano, controllano, costruiscono, assemblano, fondono, spediscono e caricano e scaricano pesi e mille altre di queste minime e preziosissime attività umane. Sono loro gli eroi e le eroine che ogni giorno maneggiano coraggiosi la sostanza stessa del lavoro, e di esso permeano le loro vite – spesso portandoselo a casa, chi nel pensiero chi addirittura materialmente.
    Proprio in questi minuti le loro sveglie stanno per suonare. Chissà quanti già le fissano a occhi sbarrati, reduci da notti insonni come la mia, e sanno perfettamente che il sonno invano cercato per ore piomberà su di loro non appena avranno premuto il pulsante che interrompe il segnale della sveglia, e nel nuovo silenzio della camera da letto s’accorgeranno di quanto è diventato difficile, e pesante, quasi insopportabile abbandonare il tepore delle coperte e alzarsi, già esausti, per andare a lavorare, cercando di dimenticare l’angoscia che ha spezzato i loro sonni e avvelenato le loro notti.”
    E. Nesi “Le Nostre vite senza ieri”

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