Ci risiamo anche quest’anno, ma d’altra parte un governo diverso da quello del 2008 non significa che nel frattempo sia cambiato pure il Parlamento: sabato e domenica, alle amministrative, ci sarà un pezzo d’Italia che non potrà votare. Nonostante i dati dell’ultimo censimento e nonostante il buonsenso, infatti, da noi il diritto di voto agli immigrati regolarmente residenti continua a funzionare a binario singolo: sì se sei comunitario, no se la tua origine è fuori dall’Ue. Romeni e ucraini sceglieranno il loro sindaco, filippini e americani non ne avranno diritto: è il solito problema della Convenzione di Strasburgo, che il nostro Paese applica a commi alterni, trascurando la lettera C.

Sono rimasti in pochi, perfino a destra, a credere alla favola di un voto immigrato tutto orientato a sinistra: non è un caso che lo stesso Alemanno, nell’ultimo incontro con la comunità romena – un fulmine sulla via di Damasco o due calcoli in vista del 2013? – abbia promesso di voler facilitare il voto dei 35 mila aventi diritto, mandando i certificati elettorali direttamente a casa per evitare la trafila dell’iscrizione nelle liste. Eppure, il problema dei non comunitari rimane ancora un tabù: nonostante le varie proposte di legge in merito (tipo la Veltroni-Perina, all’epoca bipartisan) e le campagne di raccolta firme (“L’Italia sono anch’io” ne ha raccolte 100 mila), siamo arrivati a queste amministrative come un anno fa. Anzi, peggio, perché nel frattempo il numero di residenti da 5 anni è aumentato: in alcune città la fetta di popolazione tagliata fuori è davvero paradossale (i non comunitari residenti a Piacenza sono addirittura il 14,4%, uno su 7), ma anche la media nazionale è piuttosto alta (il 5,3%) e addirittura doppia nei Comuni maggiori (tipo Como, Parma e Verona). Se il diritto di voto alle Politiche è tradizionalmente legato alla concessione della cittadinanza – che è un problema a parte, come ben sappiamo, e come testimonia il misero 1,5% di nuovi italiani nel 2010 sul totale degli stranieri residenti nei Comuni capoluogo in cui si vota – almeno quello alle amministrative dovrebbe essere legato alla residenza, come la stessa Convenzione di Strasburgo ci chiede da vent’anni, come dal Consiglio d’Europa ci hanno ribadito un anno fa e come in diversi Paesi è realtà da parecchio tempo. Sabato e domenica, nei Comuni interessati dalla consultazione, i volontari della campagna “L’Italia sono anch’io” distribuiranno degli adesivi, con la scritta “Io non posso votare”: fatevene regalare qualcuno, perché tra un po’ – quando avremo finalmente cambiato questo Parlamento a trazione leghista – si potranno rivendere come reperti di antiquariato, preziose testimonianze dell’epoca in cui l’Italia era miope.

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Un commento to “Gli astenuti per forza”

  1. cicero tertio scrive:

    Se l’Europa andrà avanti come sta facendo in questi tempi tra non molto anche i rumeni e gli ucraini perderanno il diritto di voto a causa della sua implosione.
    Per gli amatori dei reperti d’antiquariato vorrei segnalare la decisione odierna dell’Arabia Saudita di impedire alle proprie donne di partecipare alle Olimpiadi di Londra perchè è in pericolo la loro verginità (per fortuna per le nostre atlete il problema non si pone…).

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