Da oggi e per qualche giorno, wifi permettendo, vi parlerò di diritti umani. Sono infatti in viaggio per Ottawa, in Canada, dove da domani a domenica si tiene il sesto incontro mondiale dei parlamentari sul Tibet, a cui sono stato invitato anch’io. Del Parlamento italiano dovremmo essere in quattro: tre deputati (Matteo Mecacci, Gianni Vernetti ed io) e una senatrice (Manuela Granaiola), nessuno dei quali – ci tengo a dirlo, visto il momento – a spese del contribuente. Il Tibet non è un tema molto presente nel dibattito pubblico italiano: un po’ per la nostra consueta indifferenza alla politica estera, un po’ perché la Cina è la Cina. Ripenso, ad esempio, alla mia richiesta nel 2008 di boicottare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino, pur partecipando regolarmente ai Giochi: trattandosi di Cina cadde naturalmente nel vuoto, ma se fosse stato l’Iran chissà come sarebbe andata a finire.

Le notizie cadono abbastanza nel silenzio, ma nell’ultimo anno si sono dati fuoco 35 tibetani, in maggioranza giovani monaci, per protestare contro la colonizzazione cinese. Il Dalai Lama – che tra l’altro ha lasciato nel 2011 il ruolo di guida politica – non chiede l’indipendenza da Pechino, ma si batte pacificamente per il riconoscimento dell’identità del Tibet. Che da 63 anni resiste a tutti i tentativi di invasione, come ricorda Elisa Borghi su Nota politica:

“La campagna cinese per l’assimilazione del Tibet va avanti dal 1949 un po’ con tutti i mezzi: dall’invasione militare a quella demografica, per finire con la colonizzazione economica e culturale. E tanto impegno ha dato i suoi frutti: nel 1959 in Tibet esistevano 6259 monasteri, oggi ne restano in piedi otto. Nel 1952 Mao lamentò il fatto che la ‘regione’ fosse scarsamente popolata e si pose l’obiettivo di quintuplicarne gli abitanti: i cinesi sterilizzano le giovani ragazze nomadi autoctone e favorirono l’ingresso dei compatrioti di etnia han sull’altopiano. Il risultato è che oggi in Tibet vivono otto milioni di cinesi e sei di tibetani, e che cosa possono fare sei milioni di tibetani di fronte all’esercito più grande del mondo? La Cina negli ultimi anni è andata aumentando in modo esponenziale il budget per la Difesa e destina una buona parte di questi soldi a quella che il governo di Pechino definisce la “sicurezza” (cioè la repressione dei moti per l’autonomia), delle provincie periferiche, come lo Xinjiang e il Tibet. Nonostante questo enorme dispiegamento di uomini e di mezzi il popolo tibetano continua a fare paura a Pechino. Per una ragione principalmente culturale: la forza di questi uomini è la loro identità, il loro credere in un mondo completamente diverso, anche dal confucianesimo. La loro religione, il buddismo tibetano, non ne permette l’assimilazione culturale. I cinesi hanno capito che solo distruggendone l’identità possono assimilarli per poi essere completamente liberi di manovrare in un territorio da cui nascono i fiumi più importanti dell’Asia (che bagnano due miliardi e mezzo di persone). Senza contare che una piattaforma di ottomila metri è l’ideale per il lancio di missili”.

Un report pubblicato ieri dall’International Campaign for Tibet ha denunciato il genocidio culturale in atto, chiedendo una reazione “robusta” della comunità internazionale. Non so quanto potremo fare davvero, ma sto andando in Canada proprio per capirlo.

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2 commenti to “Dalla parte del Tibet”

  1. Dea scrive:

    Giusto per parlare della Cina, magari non lo sai ma nella regione di XinJiang, sopra al Tibet, la maggioranza della popolazione e’ musulmana e una certa percentuale protesta per avere indipendenza.
    Piccolo particolare: a differenza dei tibetani, questi movimenti indipendentisti sono MOLTO violenti, continuano a commettere atti di terrorismo contro la popolazione Han (in particolare le donne in posti tipo scuole e mercati).
    Nel 2009 ci fu una violenta ribellione finita in parecchio sangue, fonti non ufficiali (una amica che e’ stata testimone) parlano di migliaia di morti e sangue ovunque, molti piu’ di quelli dichiarati.
    Mi piacerebbe che tu commentassi questi fatti perche’ purtroppo io ho solo fonti wikipediane e appunto questa mia amica, di etnia Han e abitante nella regione, soprattutto non ho una visione globale che spero tu abbia.
    Ti ringrazio in anticipo se trovassi un po’ di tempo a riguardo.
    Se servisse ecco il link a wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Xinjiang

  2. cicero tertio scrive:

    La Cina detiene circa la metà del debito americano e ne detiene anche di altri paesi europei. Ormai per tutti i paesi occidentali invitare i Dalai Lama è diventato troppo imbarazzante e pericoloso per la paura di ritorsioni cinesi. Il Tibet temo che non avrà scampo, purtroppo, ma è giusto supportare la sua legittima causa.

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