Il teorema artigianale sulla fuga dei cervelli dice che gli euro destinati alla ricerca sono inversamente proporzionali ai chilometri percorsi dai ricercatori: con borse di studio vicine allo zero, i nostri cervelli vanno dall’altra parte del mondo; con borse di studio alte, restano in Italia. Tutto serviva, insomma, tranne che una tassazione sul merito: lo sapeva anche il governo, che infatti non l’aveva prevista. Poi è accaduto che, nell’esame al Senato, due parlamentari della Svp si siano posti il problema di equiparare il resto d’Italia a Bolzano, dove evidentemente le borse sono tassate, ma ne è venuto fuori un pastrocchio che per fortuna abbiamo cancellato alla Camera. Grazie a twitter e alla rete, bisogna dirlo.

Tutto si è svolto in modo rocambolesco: la norma, contenuta nel decreto fiscale, non era stata assegnata alla mia Commissione (Affari Sociali), che si occupa di sanità, ma alla Commissione Cultura, privilegiando l’aspetto delle borse di studio. E così me ne sono accorto quasi per caso, a ridosso della scadenza per la presentazione degli emendamenti: mi è arrivata una segnalazione su twitter di uno specializzando, insieme a una mail di spiegazione dettagliata. Ci ho studiato su velocemente, ma i pareri in merito non erano omogenei: per Repubblica e per Il Sole 24 Ore, ad esempio, la modifica del Senato era positiva, con tanto di titoli trionfalistici (“Borse di studio, arriva l’esenzione fino a 11.500 euro”). Alla fine, considerato il tutto, mi è sembrato comunque che gli specializzandi avessero ragione, e così ho presentato (a 20 minuti dalla scadenza dei termini) l’emendamento soppressivo 3.33, che diversi miei colleghi del Pd hanno firmato. Il resto, forse, lo sapete: il 3.33 – seguito dall’emendamento fotocopia 3.35 di Di Virgilio (Pdl), che ne ha presentati anche altri più soft – è stato approvato all’unanimità dalla Commissione Finanze e la tassazione è saltata. Ma stamattina gli specializzandi sono venuti ugualmente in piazza Montecitorio, e hanno fatto bene, perché diversi problemi rimangono sul tavolo. Proprio oggi pomeriggio – tanto per dirne una – avevamo in audizione Renata Polverini, per spiegarci il disastro sanitario della Regione Lazio; non si è presentata, ma il subcommissario da lei inviato si è lamentato della mancanza di personale sanitario. Poco prima, gli specializzandi in piazza spiegavano l’altra faccia della medaglia: interi reparti sulle loro spalle, orari di lavoro di 296 ore al mese con turni che la legge non prevede, stipendi tra i più bassi d’Europa, una gavetta infinita se non hai un barone a tirarti su. Ci mancava solo la tassazione, insomma, che sarebbe costata a ognuno di loro più di 200 euro al mese. E rimane comunque qualche altro nodo da sciogliere, dicevo prima, tipo il caso di una borsa di studio universitaria per dottori di ricerca finanziata non dall’università direttamente ma da fondi europei: in questo caso, come in altri, la legge (del 1986) prevede che l’importo sia assimilato al reddito e che quindi si paghi l’Irpef su tutto. Ci sono parecchie cose alle quali bisogna mettere mano in Italia, e la ricerca è in prima fila: l’importante è considerarla non come spesa pubblica, ma come investimento.

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2 commenti to “Dietrofront”

  1. cicero tertio scrive:

    Avete approvato il pareggio di bilancio imcastonato nella Costituzione? e mo’ so’ uccelli per dibetici per tutti, meritevoli o meno fino ad arrivare ai ludopatici….
    coraggio adesso vi aspetta un’altra performace parlamentare: ratificare il famigerato fondo cosiddettto “salvastati” sigla ESM che, gestito da persone non elette e dotate di immunità, sequestrerà la sovranità nazionale a quei paesi che dovranno farne ricorso, ricattandoli ai loro diktat. Ci costerà 125 miliardi, avrà una capienza di 800 mld in parte già utilizzati da Grecia, Portogallo e Irlanda e probabilmente il resto di questi soldi li utilizzerà la Spagna così poi non ce ne saranno più per noi in caso di bisogno.
    guardare questo video che spiega la gravità di cosa comporterebbe la ratifica :
    http://www.youtube.com/watch?v=JrFwwj7m-Jw

  2. Vincenzo scrive:

    On. Sarubbi, da futuro specializzando volevo ringraziarla per l’impegno profuso a difesa dei diritti di noi giovani studenti, ma dato che ci siamo allora vorrei porle all’attenzione un problema se possibile ancora più grave della riduzione della borsa di studio per gli specializzandi in medicina. Si tratta di quelli che sono gli “specializzandi” nelle professioni NON MEDICHE, ovvero coloro che, laureati in biologia, chimica, biotecnologia, ecc… prendono la specializzazione post-laurea (dopo il 3+2) negli ospedali come i medici, ma che, anzichè lavorare in corsia, lavorano nei laboratori degli stessi ospedali. Ovviamente stiamo parlando di ragazzi che vivonon le stesse, identiche, condizioni dei più “fortunati” colleghi medici specializzandi medici. Bene, sa a quanto ammonta la loro borsa di studio per lavorare 5 anni in laboratorio all’interno di un ospedale??? Esattamente 0,00 €, e non ho sbagliato a scrivere.Per loro non c’è nessun compenso, ne borsa di studio. Credo che anche questa sia una stortura terribile della nostra Italia e una dimostrazione di come il nostro paese non investe sulla ricerca. Se potesse prendere a cuore anche la loro situazione credo che molti giovani, che oggi lavorano gratis solo per prendere un ulteriore titolo di studio, la ringrazierebbero infinitamente.
    Con profonda stima. Vincenzo M.

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