Non entro nel merito delle proposte sul rapporto tra partiti e soldi pubblici, perché mi pare che ognuna contenga qualcosa di buono: io stesso ne ho firmate un paio, quella Castagnetti e quella Veltroni, e da anni ne aspetto la calendarizzazione. Solo il metodo mi piace poco: tutta questa parlantina improvvisa, dopo anni di silenzio da parte di molti; tutto questo zelo nel voler sottoporre i propri bilanci a un’autorità esterna, quando finora l’esempio lanciato dal Pd (dall’inizio!) con PricewaterhouseCoopers è rimasto un caso isolato; tutta questa fretta di far approvare il provvedimento in sede legislativa, ossia direttamente in Commissione, quando dal 2008 riempiamo l’Aula di mozioni per trovarci qualcosa di dignitoso da fare. L’idea della legislativa mi indispone, così come mi piace pochissimo l’idea di arrivare blindati al voto: questo è il tema della vita, nel senso che se non ne usciamo a testa alta non ne usciamo più, e vorrei che in Parlamento ci fosse una discussione seria, non la ratifica di un accordo tra leader.

Sono abbastanza critico sul tema, forse per la mia provenienza dalla società civile. E lo sono pur avendo sempre pensato che i soldi pubblici per l’attività politica siano sacrosanti: altrimenti, le prossime elezioni saranno una sfida tra miliardari o tra lobby che finanziano. A destra hanno le fidejussioni di Berlusconi, nel Terzo Polo potrebbe spuntare Montezemolo, a sinistra non so cosa salterebbe fuori ma non mi vengono idee meravigliose. Credo che il concetto di rimborso elettorale sia giusto, insomma, e che l’indignazione doverosa per gli episodi di questo triste periodo non debba farci buttare il bambino con l’acqua sporca: altrimenti, visto che il Pronto soccorso del San Camillo – pagato con le tasse di tutti – è una vergogna nazionale, dovremmo smettere di finanziarlo e darlo in gestione ai privati. Ma una cosa mi sono sempre chiesto: perché i partiti hanno avanzi di cassa e i militanti tirano fuori soldi dal portafoglio? Non sono, quelli ricevuti, dei fondi per l’attività politica? E l’attività politica non è anche tenere aperto un circolo, organizzare un evento a livello locale, stampare volantini nei piccoli Comuni e nei municipi delle grandi città? E perché, allora, quei soldi pubblici rimangono in un bacino artificiale, e non si apre un po’ la diga per farli arrivare lì dove ce ne è davvero bisogno, dove persone appassionate di politica dedicano tempo gratuitamente ai propri ideali e spesso si autotassano per questo? È giusto che un partito nazionale abbia un avanzo di cassa e che il circolo di un municipio romano (o napoletano, o milanese) non abbia i soldi per l’affitto di un teatro? È giusto che una fondazione di partito abbia degli immobili di pregio e i militanti non abbiano un seminterrato in cui riunirsi? La politica è un bene comune, e come tale va trattata: altrimenti, non c’è da meravigliarsi se gli italiani la considereranno nel migliore dei casi una perdita di tempo e nel peggiore un modo sporco per arricchirsi. Se non ripartiamo da qui, siamo morti davvero.

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5 commenti to “Bene comune”

  1. cicero tertio scrive:

    Nel 1993 con un referendum popolare gli italiani plebiscitariamente votarono al 90% contro il finanziamento pubblico dei partiti. E cosa fecero gli stessi con italica furbizia calpestando il volere del popolo? Inventarono l’artifizio del “rimborso elettorale” che negli anni ha moltiplicato per dieci la cifra che il referendum voleva abolire. Perchè nel frattempo con continui aggiustamenti e modifiche legislative si è arrivati a circa 2 miliardi di euro per la legislazione 2008-2013. Nel 2008 a fronte di spese effettive per 120 milioni i partiti ne incassano quasi 500
    Cosa dire di più?
    RESTITUITE I SOLDI !!! e rispettare il referendum !!!

  2. Lorenzo M. scrive:

    Domande (retoriche) le tue piu’ che legittime. Ma suonano molto da grande presa per il culo.
    Io, che non siedo in Parlamento e che nel partito non conto una cippa, mi posso permettere di chiedere una cosa del genere.
    Io, che non posso presentare nessuna proposta di legge, e pure quelle che spingo con la mia firma rimangono lettera morta in qualche cassetto.
    Tu no.
    Tu fai parte di un partito che ha tollerato tutto questo scempio per anni, bollando di “antipolitica” chi faceva notare l’immoralita’ di un “rimborso elettorale” slegato da ogni effettivo controllo.
    Siedi vicino a coloro che hanno fatto finta di niente per tutti questi anni, avvallando l’opera dei tanti Lusi presenti un po’ ovunque, e che hanno dato vita a fondazioni a loro uso e consumo, immuni ad ogni trasparenza, dai confini tanto grigi quanto incerti, di cui nulla e’ dato sapere.
    I rimborsi elettorali non si toccano, cosi’ come la Legge mancia, nonostante i sacrifici richiesti al Paese “normale”.
    Ridurre i costi della politica non se ne parla, “demagogia” si grida.
    Poi ci si meraviglia del consenso di cui gode ancora questo Governo: se l’alternativa e’ ridare il potere a questi osceni partiti e ai suoi indegni e ottusi rappresentanti, meglio Monti a vita.

  3. Pinuccio scrive:

    Oggi Avvenire online riporta la notizia che il Consiglio d’Europa boccia il finanziamento ai partiti in Italia: il contenuto di essa è un vero e proprio pugno nello stomaco che fa veramente molto male.
    Sono però d’accordissimo sulla proposta che viene avanzata e cioè che è urgente “avviare un processo di riforma dei partiti cominciando da una chiara definizione del loro status legale”.
    L’ha detto anche il Card. Bagnasco il quale facendo riferimento a questa particolare stagione che stiamo vivendo in Italia, ha affermato fra l’altro che “bisogna approfittarne per rinnovare i partiti, tutti i partiti: non hanno alternativa se vogliono tornare – com’è fisiologico – ad essere via ordinaria della politica ed essere pronti – quando sarà – a riassumere direttamente nelle loro mani la guida del Paese”.

    http://www.avvenire.it/Politic.....rtiti.aspx

  4. cicero tertio scrive:

    Ultime news (dal Messagero):
    “I maggiori partiti politici italiani battono un colpo. Dopo giorni di interviste sui giornali, vorticosi giri di telefonate tra Alfano, Bersani e Casini, discussioni informali e impegni formali presi ai più alti livelli istituzionali, la riforma per introdurre regole più stringenti sui bilanci dei partiti prende forma. Anche se però i tagli sono rinviati….

    Ecco il punto: la casta non molla il malloppo. Dopo aver elegantemente dribblato il referendum popolare del 1993 che aveva abolito il finanziamento pubblico dei partiti istituendo la nuova figura di “rimborso elettorale” la casta è riuscita a moltiplicare per 10 l’importo che allora il referndum doveva ablire. Ma di questa cifra, circa 2 miliardi per questa legislatura” ne sono stati spesi solo per circa un quarto.
    Allora che cavolo di rimborsi sono? Il rimborso deve essere una rifusione di spese effettivamente sostenute, in questo caso spese elettorali, a meno che non si considerino altre spese, come sta emergendo dalla cartella “family” della Lega o nascoste in altre cartelle non ancora emerse degli altri partiti.

    Comunque veramente lodevole quresto attivismo gattopardesco dei partiti di questi giorni per salvarsi i quattrini con qualche specchietto per allodole. Così come tutto è fermo sulle retribuzione dei parlamentari dopo che la apposita commissione ha gettato la spugna.
    Siete tutti incapaci di riformarvi, mentre i cittadini sono spremuti come limoni dal vostro manutengolo tecnico, attenti che i forconi sono più vicini di quel che pensate!

  5. cicero tertio scrive:

    Riprendo questo decalogo dal sito dell’ASCOM di Pordenone, richiamato oggi da Oscar Giannino nella sua trasmissione “Nove in punto” su RADIO24 come non sottoscriverlo in tutto !!

    IL NOSTRO NUOVO ALFABETO
    UNA CLASSE POLITICA CHE…

    A
    Ha contribuito ad un aumento della spesa pubblica in modo indiscriminato;

    B
    Ha disatteso la volontà popolare referendaria che aveva toccato gli interessi della “casta” e di coloro ad essa vicini

    C
    Ha percepito dei rimborsi elettorali in forza di una legge che ha annullato il referendum abrogativo sui finanziamenti ai partiti attraverso criteri molto “innovativi” (per esempio l’eliminazione di qualsiasi rendicontazione giustificativa);

    D
    Ha mantenuto tutti i privilegi per gli eletti e per coloro non più in carica dopo aver finto di averli ridotti: a tal proposito sono tragicomiche le scenette di rinuncia di qualche ex presidente della Camera;

    E
    Ha mantenuto in piedi tutti gli sprechi indiretti e cioè quelli legati alle Multiutility, alle Associazioni di comodo, agli enti creati ad hoc per sistemare qualche “trombato” eccetera;

    F
    Ha mantenuto e confermato incarichi e consulenze agli amici di partito;

    G
    Ha e sta sostenendo un Governo tecnico che ha “licenza di uccidere” solo la povera gente ed i piccoli imprenditori, strozzandoli, spremendoli e facendoli fallire.

    H
    Ha garantito una sopravvivenza agiata solo ai membri dei due rami del Parlamento assicurando loro una pensione ricca e certa a fronte di tutti quei milioni di persone che se la sono vista posticipare sine die;

    I
    Non può rinnovarsi perché rischierebbe di aumentare il numero di disoccupati (della politica);

    J
    Non vuole interrompere le dinastie (con l’unica eccezione per il “Trota” che è stato “pescato”;

    K
    Non può fare una legge elettorale seria perché i cittadini rischierebbero di poter scegliere i loro eletti;

    L
    Non può ridurre la pressione fiscale e la burocrazia perché dovrebbero licenziare i dipendenti pubblici e burocrati che non servono;

    M
    Non può e non vuole “liberalizzare” ciò che ridurrebbe realmente i costi dei propri cittadini (energia, assicurazioni, banche, enti, multiutility, ecc,); invece continua a sceneggiare furbe e finte liberalizzazioni che non portano nessun vantaggio;

    N
    Non può e non vuole fare una seria riforma della scuola e dell’università perché, anche in questo caso ridurrebbe le “dinastie” ma soprattutto perché rischierebbe di chiudere il “vivaio” di Ministri che tanto bene hanno amministrato l’Italia in questi anni e in questo particolare momento;

    O
    Non può e non vuole fare parte a tutto campo dell’Europa poiché rischierebbe di utilizzare a pieno i fondi strutturali (oggi ne usufruisce solo per il 9/10%) e soprattutto metterebbe gli italiani nella condizioni di capire che l’85% della nostra legislazione è frutto di direttive comunitarie. Ciò dimostra quanto si potrebbe limitare il funzionamento, e pertanto la spesa, del nostro Parlamento;

    P
    Non può e non vuole favorire la crescita ed i consumi nel nostro Paese perché la ricetta è talmente semplice ed elementare da non giustificare un Governo tecnico di Professori che invece ha solo aumentato le tasse;

    Q
    Non può e non vuole fare una riforma seria della giustizia e del sistema carcerario.

    A questo punto ci fermiamo prima di ultimare le lettere dell’alfabeto perchè non sarebbero sufficienti per l’elencazione di tutto ciò che non va.

    Voglio solo ricordare a quei pochi politici galantuomini di cui l’Italia ancora dispone che è giunta l’ora che si facciano sentire, prima che il declino del nostro Paese crei ulteriori e pericolose conseguenze.

    Noi professionisti, piccoli imprenditori, operai, semplici cittadini non ne possiamo più e ci batteremo con tutte le nostre forze per scongiurare il fallimento del nostro Paese e per evitare che si continui ad infangare l’Italia e gli italiani.

    La Giunta Esecutiva Confcommercio Imprese per l’Italia Pordenone

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