Mi sembra che la madre di tutte le battaglie, quella sulla riforma del lavoro, stia rientrando in confini più umani: l’operazione ideologica di farci buttare il bambino con l’acqua sporca (penso al Vietnam annunciato da Di Pietro, e non solo) non riuscirà, perché si sta facendo strada – nel Pd innanzitutto, ma pian piano anche nell’opinione pubblica – la necessità indilazionabile di cambiare un sistema che fa acqua. Sull’articolo 18 stiamo parlando molto del sistema tedesco, che è una soluzione tutto sommato equa: purché si tenga presente che in Germania il grosso viene risolto con la conciliazione preventiva – che significa non arrivare nemmeno davanti al giudice – e purché si ricordi che il reintegro sul licenziamento per motivi economici, anche lì, è un esito fortemente minoritario (16%) rispetto all’indennizzo, assegnato nell’84% dei casi. Mi pare di aver capito che un pezzo del Pdl (Cazzola, per esempio, e non è uno qualunque) potrebbe anche starci, per cui forse la soluzione non è lontanissima. Per un attimo, allora, vorrei concentrarmi sul resto: un aspetto tecnico della riforma e uno politico.

Quello tecnico è spiegato molto bene da Tito Boeri, che in un commento su Repubblica di oggi individua il cuore del provvedimento: l’entrata nel lavoro, non l’uscita. Per una generazione intera – quella che dovrebbe pagare le pensioni dei propri genitori, e invece si ritrova spesso mantenuta da loro – il problema è l’anomalia del lavoro parasubordinato, dell’abuso di partite Iva, delle associazioni in partecipazioni e così via.

“La riforma deve anche permettere ai datori di lavoro di scegliere con cura i propri dipendenti e investire nella loro formazione. Questo significa che devono poterli assumere con contratti fin da subito a tempo indeterminato sapendo che, in caso di errore, questi lavoratori potranno essere licenziati con costi certi e relativamente contenuti nei primi anni della loro carriera in azienda, quando ancora non li conoscono a fondo. Si deve concentrare la riforma sulle nuove assunzioni anziché su chi ha già un contratto a tempo indeterminato. La protezione contro il rischio di licenziamento potrà così crescere gradualmente con l’anzianità aziendale. Servirà soprattutto nei settori ad alta intensità di lavoro qualificato, in cui inevitabilmente si concentrerà la creazione di lavoro nei prossimi anni, Dato che oggi i nuovi assunti non hanno quasi mai un contratto a tempo indeterminato (solo uno su dieci riesce in questo intento secondo i dati disponibili sulle comunicazioni obbligatorie), si può in questo modo offrire più tutele ai lavoratori proprio mentre si introduce maggiore flessibilità nel mercato del lavoro. È un sentiero verso la stabilità offerto a chi oggi non vedrebbe mai l’articolo 18”.

Questa è una cosa che il Pd va dicendo da tempo, e che forse non siamo stati abbastanza bravi a ricordare nelle ultime settimane. E qui vengo al secondo punto della vicenda, quello politico: come spiega Stefano Menichini su Europa di oggi, le diverse sensibilità presenti nel Partito democratico (parlo di eletti, ma anche di elettori) sono chiamate alla partita della vita. Chi l’ha detto che si perde?

“Sulla vicenda più difficile di tutte, la riforma del mercato del lavoro, quello che era stato annunciato, presentato e in parte gestito come un bagno di sangue per il Pd potrebbe trasformarsi nel suo opposto: una prova di forza ed equilibrio politico dalla quale uscire come il vero partito-perno del sistema, centrale per far passare le riforme, anche quelle più difficili. Tutto si giocherà sulla manovra parlamentare, appoggiata a una mobilitazione sociale non isterica: dalla Cei alla stessa Cgil, passando per Cisl e Uil e il mondo delle imprese minori, tutti coloro che hanno segnalato i problemi della riforma hanno però anche respinto le istanze di assoluta conservazione dell’esistente. È una ragionevolezza alla quale Monti e Fornero non possono voltare le spalle, e che il Pd può interpretare in maniera concreta lasciando ad altri – a Di Pietro, purtroppo a Vendola, alle varie schegge dell’antipolitica in competizione fra loro – la parte non simpatica e fine a se stessa degli urlatori. In questo modo di afferma e si costruisce, qui e adesso, il diritto a presentarsi domani agli elettori come una forza di governo giusta e responsabile”.

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5 commenti to “La partita della vita”

  1. cicero tertio scrive:

    Il TG odierno riferisce che i lavoratori tedeschi del pubblico impiego hanno raggiunto, dopo un periodo duro di scioperi un accordo sull’aumento salariale che sarà del 6,3% ottenendo quasi tutto quel che chiedevano cioè il 6,5%.
    Mentre qui si parla dell’art. 18 e si rende sempre più precario il posto di lavoro una simile rivendicazione salariale dei nostri impiegati statali sarebbe inconcepibile e lunare.
    Ma perchè la Crante Cermania ha potuto permettersi questo ingente esborso economico? Magari perchè il suo tasso di crescita è stato nel 2011 del attorno al 3% mentre noi abbiamo fatto lo 0,7 (ma quest’anno con le manovre recessive del governo andremo sotto zero decisamente), poi magari perchè il suo tasso medio di finanziamento del debito pubblico è di circa l’% contro il nostro 3,75 (dati del 2011 ma ora e per l’avvenire con l’aumento dello spread…)
    Così per il 2011 circa 2,75 punti di differenziale comportano (per ora) un maggiore esborso di 53 miliardi sul nostro debito . Che sonoo via… solo due finanziarie di quelle toste…
    Quindi, mentre qui si raschia la padella e si deve intervenire con l’art.18, là cola il grasso, come ben rappresentato all’Oktoberfest in un tripudio di wurstel e birra.
    Tutto ciò grazie all’Euro, moneta unica con tassi diversi, sì proprio una bella moneta unica, mi dite quale altra ha queste simpatiche caratteristiche? E grazie all’Europa di questo governo straniero che ci ritroviamo impostoci dai mercati, o meglio dai mercanti della Goldman Sachs & affini.

    Ma naturalmente di questo non si parla, l’art. 18 è terreno per soli scontri ideologici su chi sta più a sinistra, mentre, altra notizia di oggi, a Milano i soliti noti pacifici spaccavetrine si danno appuntamento per sfasciare quelle di qualche nostra banca, senza accorgersi che il Vero Potere ha altri recapiti e se la ride .

    (speriamo di essere preso in considerazione, questa volta…)

  2. uqbal scrive:

    Finché in Italia si ragiona come Cicero Tertio, e si ragiona davvero come Cicero, questo Paese non ha speranza.

  3. Jacopo scrive:

    se si parla di modello tedesco e di conciliazione preventiva fra azienda e lavoratore, bisogna tenere presente una cosina che invece nessuno di ce mai; nel sistema tedesco i rappresentanti dei lavoratori sono inseriti nell’organigramma sociatario: per la precisione, l’organo di vigilanza, quello che nel modello societario italiano si chiama collegio sindacale, in germania è composto, deve esserlo, per la metà da rappresentanti dei lavoratori; dopodichè, nel modello societario tedsco è questo stesso organo che elegge quello che, nel modello italiano, è il consiglio di amministrazione (mentre in italia entrambi sono scelti dall’assemblea dei soci); in pratica, sono (anche) i lavoratori, tramite i loro rappresentanti, a concorrere alla scelta del gestore della società, che poi comunque è sottoposto al controllo di quello stesso organo di vigilanza; per questo le conciliazioni preventive hanno questo successo, e per questo raramente si va dal giudice; tralascio ogni commento sulle fanfaluche di menichini, ma qualcosina sul pezzo di boeri sarebbe da dire; perchè da come la mette giù lui sembra che in italia sia impossibile licenziare; ora, a parte che è la situazione attuale a sbugiardarlo clamorosamente, sarebbe forse il caso di ricordargli che: se il lavoratore sbaglia può venire licenziato, se l’errore che commette è pesante; se non sa fare il suo mestiere è assolutamente pacifico che venga licenziato; se i motivi disciplinari sono gravi, (i casi tipici di scuola sono il furto, la distruzione di beni aziendali, le risse), anche qui viene licenziato); l’eventualità dei licenziamenti collettivi è, allo stato dei fatti, purtroppo ben più di un’eventualità. smettiamola di dire che per creare lavoro bisogna rendere più facili i licenziamenti, perchè è un’eresia, aggravata dal fatto che si cita spesso come esempio il modello tedesco che è quanto di più lontano possibile. senza contare che questa previsone per cui se manca una causa la conseguenza è diversa a seconda del tipo di causa che manca (disciplinare: possibile reintegro; economica: solo indennizzo) è abbastanza evidentemente incostituzionale poichè lesiva dell’aricolo 3 (principio di egualglianza) e del 24 (diritto di difesa). invece che a come licenziare, pensate a come crearlo, il lavoro; sempre che questi tecnici de noantri ne abbiano un’idea, cosa di cui ormai più di una persona dubita fortemente…

  4. cicero tertio scrive:

    @Uqbal
    sono molto lieto di essere stato preso in considerazione da te ma, se posso chiederti un altro sforzo, potresti articolare più esaurientemente il tuo concetto riguardo alla speranza che decadrebbe in questo Paese se altri seguissero il mio ragionamento ?

  5. marco scrive:

    se bersani i pugni li batteva prima, era meglio.

    non sono sicuro però che monti ceda sul reintegro, che mi sembra la deadline per il PD : in quel caso tutti i wishful thinking di menichini cadrebbero nel vuoto.
    io rimango sospeso come militante fino alla fine della vicenda.

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