Abbiamo appena scoperto una cosa importante, grazie a un giudice di pace: che chi è nato in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza dei propri genitori e addirittura dal loro status giuridico, non è espellibile. E per questo non può nemmeno essere rinchiuso in un Cie, come è invece capitato ai due fratelli Andrea e Senad, che hanno passato un mese in quello di Modena e che proprio in queste ore ne sono usciti. Due anni fa, ai tempi dell’inserimento di un tetto di stranieri nelle classi, l’allora ministro Gelmini aveva detto una cosa simile: che i ragazzi nati qui, in quanto padroni della lingua, non rientravano nel tetto (30%) di stranieri, ma nella quota (70%) di alunni italiani. Ci stiamo girando intorno, insomma, e per ora siamo arrivati a metà dell’opera: nascere e crescere qui – che tu abbia 6 anni o a 24, che i tuoi genitori siano immigrati regolari o no – non è un dettaglio per il nostro ordinamento. Manca ancora il pezzo più importante: se non è un dettaglio, che cos’è? Se vieni assimilato ai cittadini italiani in circostanze così importanti, cosa ti manca per essere italiano? La risposta è abbastanza facile: una legge sulla cittadinanza più in sintonia con il Paese reale, visto che quella scritta vent’anni fa fotografava un’Italia profondamente diversa da questa.

La storia di Andrea e Senad, dalla Gazzetta di Modena di qualche giorno fa:

“Dal 10 febbraio sono ‘ospiti’ del Cie: pur essendo nati e cresciuti a Sassuolo, pur avendo studiato lì e pur tifando neroverde, per lo Stato sono due clandestini di vaghe origini balcaniche. Sono meno di due apolidi: non hanno una patria, non sono registrati su nessun passaporto e quindi le autorità italiane, anche se volessero espellerli, non avrebbero un Paese estero al quale consegnarli. È come se non esistessero. (…) Così i due fratelli ora si rivolgono alla Corte Europea per i diritti dell’uomo e si appellano al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella lettera di denuncia, scritta con il loro avvocato, Luca Lugari, Andrea e Senad S., di 23 e 24 anni, raccontano la loro vicenda kafkiana esplosa dopo un controllo di documenti. Alla polizia risulta infatti che il permesso di soggiorno dei genitori è scaduto perché hanno perso il lavoro: sono due ambulanti senza più bancarella. E così i due figli vengono rinchiusi nel Cie di Modena dopo un provvedimento di espulsione notificato dal questore. Eppure loro sono sempre vissuti a Sassuolo. Ma i genitori non li hanno mai segnalati all’ambasciata bosniaca e non hanno fatto domanda per naturalizzarli bosniaci entro i 18 anni. Scrivono nella loro lettera alla Corte di Strasburgo e al Quirinale: ‘Siamo nati e sempre vissuti in Italia, sebbene i nostri genitori non abbiamo ottenuto il rinnovo del permesso di soggiorno perché attualmente disoccupati. Ci sentiamo profondamente italiani: abbiamo frequentato le scuole dell’obbligo in Italia, conosciamo usi e costumi italiani e tifiamo il Sassuolo Calcio. In questa specie di carcere ci chiamano ospiti, ma noi non siamo né ospiti né intrusi. L’assurdità della nostra vicenda è che non possiamo essere espulsi dall’Italia poiché il Paese dei nostri genitori, la Bosnia Erzegovina, non ci ha mai censiti né sa chi siamo. Così rimaniamo qua, al Cie, a spese del contribuente italiano in attesa di un provvedimento che non potrà mai essere eseguito’”.

Il commento di Carlo Giovanardi:

“È l’ennesima invasione di campo di un magistrato che invece di applicare la legge, se la inventa secondo le sue personali convinzioni.  Si tratta di due nomadi senza fissa dimora e privi di attività lavorativa, che hanno sempre dichiarato di essere bosniaci quando sono stati fermati dalle Forze dell’ordine, pregiudicati per furto, furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento aggravato, guida di veicoli senza patente, minaccia, definiti pericolosi per l’ordine pubblico dal primo giudice che aveva convalidato il trattenimento”.

Non conosco la storia personale di Andrea e Senad, che immagino abbiano già pagato per gli errori commessi in passato, ma una cosa la so: che ci sono diversi cittadini italiani con un curriculum simile al loro, ma che in un Cie non finiranno mai. Né perderanno la cittadinanza per un furto aggravato o una guida senza patente. Per essere italiano non è obbligatoria la fedina penale immacolata, così come per essere senatore – già sottosegretario, purtroppo – non è necessario il test di intelligenza.

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6 commenti to “Italiani a metà”

  1. massimo scrive:

    senza parole
    l’ultà cattolico Giovanardi deve aver perso qualche importante pagina del Vangelo mentre andava a catechismo

  2. MANLIO scrive:

    Hanno pagato per i loro crimini,e sono gia’ fuori?Furto,furto aggravato,resistenza,guida senza patente,minacce,questi due musicisti di antica cultura hanno tra i loro meriti,querl di non avre svaligiato la casa dell’infiltrato comunista nella magistrtura,nè la sede locale della comunita’ di SEgidio,nè la sede locale del PD.ma perchè mettere un limiTe alla Provvidenmza?Aspettiamo,che Andrea e Senad,nomi probabilmente falsi,vengano accolti a fucilate nel prossimo appartamento che svaligeranno.

  3. cicero tertio scrive:

    Sbagliano i due italianissimi patrioti a rivolgersi alddirittura alla Corte Europea per i diritti dell’uomo, ma forse sono stati mal consigliati dai loro avvocati d’ufficio gratuitamanete fornitigli dal campo nomade.
    Bastava rivolgersi al TAR per ottenere giustizia, come ad esempio ha fatto una società che installa le macchinette del videopoker a Verbania contro il sindaco che voleva limitare la frequentazione delle sale dei bar affollate la mattina, di ragazzi che marinano la scuola per giocare alle slot-machine. E così il sindaco di Verbania emette un’ordinanza per limitarne l’uso spegnendo le macchine da gioco la mattina. Una mossa che però non è piaciuta al Tar dietro, ricorso della ditta installatrice, che definisce l’ordinanza “illegittima” e multa il Comune con una sanzione salata di 1,3 milioni di euro. Il tutto sulla base di una legge vecchia, risalente al 1931 che dava solo disposizioni di ordine pubblico sulle bische e il gioco d’azzardo la cui competenza afferiva solo sallo Stato.
    Evidentemente le colpe del bieco regime fascista e del codice Rocco mietono ancora innocenti vittime, non si è ancora estirpata la loro malefica ed antidemocratica deriva.
    Il governo rimetta ora la questione comunque all’ Europa, nostra dea tutrice che sempre ci soccorre, per avere una nuova regolmentazione che definirà gli orari di apertura, così come ha sapientemente regolamentaTO in passato quale doveva essere la dimensione dei cetrioli.
    E a chi sgarra giù alneno 10 punti di spread.

  4. Unno scrive:

    Io direi che un po’ di colpa è anche dalla loro parte, perchè non si sono mai preoccupati di chiarire la loro situazione. Se sono stati arrestati più volte, nessuno gli ha mai imposto di registrarsi in qualche modo? Sono stati giudicati come apolidi?
    In ogni caso Giovanardi sempre inqualificabile. Al di là del caso personale di questi due, una legge per naturalizzare chi nasce sul suolo italiano mi sembrerebbe il minimo.

  5. MANLIO scrive:

    @UNNO. I have a dream:una legge per creare altri 100mila posti in carcere.La RID ha proposto la fabbricazione di navi carcere che in quantita’ di 20,posteggiate fuori dai principali porti,darebbero lavoro ai nosri cantieri,pieni di bravi lavoratori ora disperati,poi asilo a 40mila criminal.Andre e Senad rappresenteno,incarnano,simboleggiano,iconeggiano(neologismo) tutto cio’ che di odioso esiste nel mare magnum del crimine straniero.Venuti dall’estero apposta per delinquere,hanno angosciato con i loro sporchi delitti centinaia di famiglie:quelle che hanno aggredito,e quelle,allarmate,del circondario.Arrestati per resistenza,questi due farabutti DOC hanno offeso le forze dell’ordine(è questo il reato di resistenza).Hanno guidato senza patente,mettendo a repentaglio la vita i migliaia di innocenti,auto rubate(furto aggravato),hanno infierito sicuramente su innocenti e persone deboli(lesioni personali)hanno offerto agli infiltrati comunisti nella magistratura un altra opportunita’ di manifestare la loro insolenza ed il loro disprezzo per il Popolo la cui sicurezza dovrebbero garantire,ed infine hanno offerto a te la posibilita’ di far credere chi ti legge che esista un’opinione pubblica che difende questa dannata,maledetta feccia.

  6. cicero tertio scrive:

    @Unno e anche per gli alti che la pemsano come lui.
    Non ha alcun fondamento logico ritenere giusto naturalizzare automaticamente una persona per il solo fatto di essere nato in un determinato paese sia il nostro od un altro.
    Supponiamo uno che sia nato qui di passaggio e poi ad uno o due anni se ne vada altrove con i suoi genitori stranieri. Non avrebbe in seguito alcuna caratteristica nè legame per sentirsi ed essere definito italiano.
    Diverso il caso chi chi invece qui non sia solo nato ma anche venuto da piccolo ed abbia continuativamente qui vissuto e compiuto un percorso di integrazione ed assimilazione, abbia frequentato le scuole, abbia imparato la lingua ecc. per cui si senta legato olre ai luoghi agli usi costumi ed alla cultura .
    Non sempre comunque si deve dare per scontato che questo avvenga e secondo me bisognerebbe distinguere da caso a caso,
    e anche tenere conto che spesso non possa a lui essere negato il diritto di rimanere quando non abbia altro luogo in cui potersi rifare un’esistenza.
    Nel caso dei due di cui si parla qui, non credo che la loro etnia faccia a gara tra altre a volersi integrare e a condividere i nostri valori, il loro proclamarsi pronfodamente italiani mi lascia più di una perplessità. Forse credono che gli altri che si sentono profondamente italiani si comportino abitualmente come si son comportati loro? Per favore piantiamola con queste finzioni di buonismo. Se sono dei delinquenti fuori dalla balle, ci bastano e avanzano già i nostri !
    O si rivolgano piuttosto alla Corte europea per i diritti dei ladri.

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