Era un po’ che volevo dire due parole sul libro di Ermete Realacci, che fa finta di parlare di green economy e invece parla di Italia. Si chiama Green Italy ed è uscito in questi giorni, ma siccome qualche mio collega lo ha già recensito molto meglio di me non mi metterò a raccontarlo per filo e per segno. Del libro dico solo due cose, perché poi vorrei parlare di Italia anch’io: la prima è che i proventi vanno tutti a Legambiente e alla fondazione Symbola, la seconda è che le emissioni di CO2 prodotte saranno compensate piantando alberi nel parco del Delta del Po. Premesso questo, dicevo, passiamo all’Italia, perché Ermete mi ha fatto scoprire molto più nazionalista di quanto pensassi: più andavo avanti con le pagine, più sentivo l’orgoglio di un Paese che non solo ce la può fare, ma che – quando vuole – ce la fa davvero. Tutte storie positive, poca teoria e tanta pratica, che andrebbero raccontate nelle scuole.

Nella prefazione di Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, c’è un passaggio che vorrei tatuarmi sulla coscia, perché mai come in questo periodo lo sento vero.

“Rimane purtroppo forte, dentro pezzi della classe dirigente nazionale, la vecchia Italia che si confronta con le nostalgie del passato che fu, dei tanti che a Sud e a Nord del Paese ancora cercano mercati protetti, degli orfani delle svalutazioni competitive e della spesa pubblica. La sfida è andare oltre il racconto dei tanti casi di successo, costruendo una nuova e duratura egemonia culturale, in grado di proporre alla società italiana una nuova via che sappia coniugare tradizione, saperi, innovazione, sostenibilità, regole, senso dello Stato e dell’etica pubblica. Dentro questa ancora lunga transizione sarà necessaria una forte coesione sociale. Occorrerà aiutare i tanti che dovranno acquisire nuove e inedite competenze, offrire ai giovani percorsi formativi adeguati al nuovo scenario, includere nei provessi sociali ed economici i tanti immigrati che, in un Paese con demografia calante, rappresentano una delle poche opportunità di crescita”.

È una ricetta di destra, di sinistra, di centro? Non lo so e non mi interessa, perché a mio parere è l’unica ricetta possibile. Ermete Realacci si diverte a scardinare i vecchi schemi, a mettere insieme il liberale Einaudi e il manifesto di Dave Bruno sulla sobrietà (“La sfida delle 100 cose”), a citare nella stessa pagina Bob Kennedy e Sarkozy (!) come esempi della necessità di andare oltre il Pil (che “considera positivi l’inquinamento dell’aria, la distruzione delle sequoie e la produzione di napalm e missili, ma non lo stato di salute delle famiglie, la qualità dell’educazione, la salubrità delle fabbriche, la bellezza e l’equità”), a fare il tifo per l’agricoltura biologica e la meccanica di precisione, a tirare fuori numeri che – da soli – sono un mezzo programma di governo:

“L’indice di competitività elaborato da Onu e Wto, il Trade performance index, colloca il nostro Paese al secondo posto, dietro la Germania, nella classifica dei dieci Paesi più competitivi nel commercio mondiale. Primo nel tessile, nell’abbigliamento e nel cuoio, pelletteria e calzature. Secondo nella meccanica non elettronica, in quella elettrica e negli elettrodomestici, nella chimica, nei prodotti manufatti di base (prodotti in metallo, marmi, piastrelle in ceramica), nell’occhialeria, nell’oreficeria e nei prodotti miscellanei. Terzo negli alimentari trasformati: vino, olio, pasta, conserve, prodotti da forno, carni lavorate”.

Ermete parla di un’Italia vincente, che naturalmente ha faticato per vincere e che spesso ha dovuto remare controcorrente, ma che nel mondo tutti ammirano. E mi colpisce molto, e mi stimola, questo suo approccio positivo, che forse al Centrosinistra finora è un po’ mancato, e che Ermete sintetizza in uno dei suoi cavalli di battaglia, la mitica ricetta delle Olimpiadi 2008:

“Alle Olimpiadi di Pechino erano bresciani molti dei fucili che hanno vinto medaglie, marchigiane le macchine elettriche, piemontesi le piste di atletica, lombarde le piscine, toscani molti degli scafi del canottaggio, e del Cnr la centrale di monitoraggio ambientale di Pechino, la più grande al mondo”.

In tutto questo, tra un piccolo miracolo italiano e l’altro, la politica fa una figura contrastante. Ottima in certe amministrazioni locali: dal comune di Torraca (Salerno), che converte a led tutta l’illuminazione pubblica, a quello di Cassinetta di Lugagnano (Milano), a consumo di suolo zero, passando per diversi esempi virtuosi. Pessima in alcune decisioni dei governi, che hanno deciso di rincorrere le economie emergenti “su campi da gioco che non sono i nostri, come qualcuno da destra ha provato a fare, indebolendo i diritti e le regole ambientali, o addirittura strizzando l’occhio all’illegalità, all’abusivismo e all’evasione fiscale”. Vabbe’, buona lettura.

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6 commenti to “Green Italy”

  1. Giuseppe Lanzi scrive:

    A parte il tatuaggio che vorresti fare quale novello Belen, mi pare che tu abbia colto bene il messaggio del libro di Realacci

  2. MANLIO scrive:

    Simpatico,Realacci.Ma quanto al CO2è una balla spaziale inventata dall’industria auto.Segnalo,ed è solo un piccolo esempio,che l’eruzione del vulcano islandese Vattelapescadottir ha inviato nell’atmosfersa emissioni centinaia di migliaia di volte quelle dell’intero parco auto mondiale.Ma nessuno ne parla,ovviamente.Sotto i capelli di Realacci si nasconde del buono,e ANCHE del lobbystico.Naturalmente,dove ci sono lobbies c’è il PD,mentre mescolare sarkozy e Bob Kenney significa mettere assieme la merda e l’Ovomaltina.Ma sarko finanzia il PD,oltre he speculare sui BTP e pagare pennivendoli nemici dell’Italia che ci screditano sulla nostra stessa stampa.Allora nominiamolo,dovesse offendersi,permaloso com’è.

  3. Sabino scrive:

    Pensiero, stile di vita ed azione, questi sono gli autori che personalmente leggo ed apprezzo.
    Realacci, forse, quando era presidente di Legambiente, difendeva l’ambiente TUTTO.
    Oggi, non è un caso che tutti i vertici di Legambiente, lo vedono come un “traditore”.
    Inceneritori, chiamati impropriamente/ingannevolmente termovalorizzatori e discariche, fanno parte del suo pensiero ed azione.
    Realacci, ,in qualità di “ambientaliste” del PD insieme a Stella Bianchi, pseudo responsabile ambiente del PD, non si sono mai espressi chiaramente contro le discariche nel parco del Vesuvio. Non sono mai venuti a vedere lo scempio che avviene nel parco del Vesuvio.
    A mio modesto parere, è molto più rispettoso nei confronti dei cittadini esprimere opinioni nette e chiare, senza se e senza ma, che scrivere libri sulla Green economy che tutti vorrebbero, ma in pochi, specialmente chi siede in parlamento legiferano.
    Sabino

  4. cicero tertio scrive:

    La mia banca mi ha recentemente inviato una comunicazione dicendomi che, sensibile ai temi ambientali (!!!), avrebbe d’ora in poi sostituito le comuinicazioni cartacce di rendicontazione con quelle elettroniche tramite e-mail.
    Qualcuno sa dirmi quanta CO2 è stata risparmiata ?
    Io invece so di quanto hanno risparmiato in francobolli.

  5. MANLIO scrive:

    @CICERO.La mia banca,quando le ho comunicato che mi ero rotto i coglioni di pagare 120 euro l’anno di “commissioni”,mi ha offerto un conto corrente online che costa praticamente zero.On line non lo uso,gli hackers per conto mio possono impiccarsi.Ma “la mia banca” ha piu’ filiali che formiche in un formicaio,poverina,sicchè uso il BANCOMAT per seguirel’andamento dei miei spiccioli.Dunque poteva farti 110 euro di sconto e non lo ha fatto.Cosi’ aiutano la gente,questi farabutti.

  6. MANLIO scrive:

    I dati sulla competitivita’ dell’Italia citati da Realacci erano gia’ stati menzionati in un bellissimo articolo di MARCO FORTIS sul SOLE 24 ORE.Fortis,che è una persona per bene illuminata da una vocazione positiva,sottolineava come la nostra industria abbia fatto miracoli che la stampa assevita ai nostri nemici fascisti in europa si guarda bene dal menzionare.Sappiate pero’ che l’energia verde non è tutta rose e fiori.Chi vuole torri da 150 metri nella valle del Chianti(gia’ proposte col ricatto dell’energia gratis al comune che la ospita) o al largo delle nostre spiagge delle Versilia?Chi vuole espiantare gli olivi delel Puglia per farci parchi elettrici,ovvero deserti fotovoltaici di ettari?Attenzione,al “Verde”.E attenzione ai bugiardi del CO2.La perversione della Scienza a scopo politico economico deve finire:il chimico prof BATTAGLIA,nomen omen,sta battagliando da anni sull’argomento:ogni anno cambia universita’,ed io vorrei sapere perchè.

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